
di Alberto Frau
28 luglio 1981. Enrico Berlinguer, segretario del Partito Comunista Italiano (PCI) dal 1972, rilascia al quotidiano “La Repubblica” l’intervista in cui descrive per la prima volta in modo esplicito la “questione morale” evidenziando, in modo deciso e articolato, il tema della corruzione e della degenerazione morale nella politica italiana. Secondo il segretario del PCI: “I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela. Non sono più organizzatori del popolo e dello Stato” e, in tal senso, questo fenomeno mina le fondamenta della democrazia italiana.
Berlinguer è in quel momento all’apice della sua notorietà e guida il PCI con una visione pragmatica e riformista incentrata sulla cosiddetta “terza via”. A ben vedere, sotto la sua leadership il PCI sta ponendo le basi dell’“eurocomunismo” distanziandosi dall’influenza sovietica (superando il socialismo dispotico e la socialdemocrazia inconcludente) e adattandosi al mutato contesto politico e sociale dell’Italia e dell’Europa occidentale. In tale prospettiva, uno degli aspetti più rilevanti del suo programma è il “compromesso storico”: l’alleanza tra il PCI e la Democrazia Cristiana (DC) volta a garantire la stabilità politica e prevenire derive autoritarie nel nostro Paese.
Il resto è storia.
Berlinguer (isolato nella politica italiana dalla Dc anti-morotea e dal PSI di Craxi) non riuscirà a portare il PCI al governo. Morirà l’11 giugno del 1984, a seguito di un ictus che lo colpirà giorni prima nel corso di un comizio elettorale, comunque concluso (sic). Al suo funerale, che si terrà a Roma e diverrà un evento di grande impatto politico e sociale, parteciperanno una folla immensa di cittadini e rappresentanti di differenti forze politiche e ideologie.
La morte di Berlinguer segnerà la fine di un’era del PCI che, nel 1991, si scinderà dando vita al Partito Democratico della Sinistra (PDS) e al Partito della Rifondazione Comunista (PRC).
La “terza via” non sarà mai percepita in Italia (e da alcuni esponenti della sinistra) come un comunismo riformato, compatibile con le istituzioni democratiche e capace di integrarsi nel quadro politico europeo. Al contrario, la proposta di Berlinguer verrà ritenuta un tradimento dei principi fondamentali del comunismo e dell’identità rivoluzionaria del partito.
Nonostante le buone intenzioni, il compromesso storico non sarà mai effettivamente realizzato e sarà visto da molte persone come un’opportunità persa per creare una maggiore stabilità politica in Italia.
Della riforma etica della politica – incentrata su valori come l’onestà, la trasparenza e il servizio pubblico e caratterizzata dall’idea che i politici debbano essere esempi di integrità – vi è ancora bisogno.
Ancora oggi Berlinguer rimane, a detta di molti, una figura moderna e rivoluzionaria che lascia un ricordo indelebile in milioni di italiani.





