Home Politica estera ELEZIONI USA E IL PROVINCIALISMO DELLA PARTITOCRAZIA ITALICA

ELEZIONI USA E IL PROVINCIALISMO DELLA PARTITOCRAZIA ITALICA

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di Giuseppe Augieri
 
Mezzo miliardo di dollari in un mese: è il “bottino” conquistato da Kamala Harris da quando ha preso le redini della campagna elettorale lo scorso 21 luglio, diventando la candidata democratica alla presidenza. Testa a testa con Trump, che è sugli stessi livelli, e per il quale Musk stanzia 45 milioni al mese. Non è vero che, come per il passato, il grosso del finanziamento delle campagne elettorali viene da “piccole “ somme di privati cittadini (non oltre 200 dollari): questa campagna elettorale è finanziata soprattutto da magnati e da grandi gruppi. Ed è sfacciatamente visibile.
Le pressioni dei grandi gruppi industriali, ancor più di quelli della grande finanza, si faranno sentire. La politica economica USA sarà “appaltata”: stavolta più alla luce del sole che nel passato. Le promesse sul welfare, che agita Kamala nei suoi comizi, e quelli di “America first” di Trump sono coperte oscuranti, nella loro pretesa certezza, di politiche che sono un vero e proprio rebus. Tuttavia con annunci in filigrana. L’America cammina sul filo della recessione ed il suo percorso sulle montagne russe non sminuisce nessun timore (ne sono convinti gli economisti di grandi banche tra le quali Citigroup, Deutsche Bank e JPMorgan Chase ). Alla base vi sono alcuni dati che sarebbe opportuno conoscere.
A fine 2023 il debito pubblico nazionale USA è ammontato a circa 34. 000 miliardi di dollari, quota pari a quasi il 129% del PIL. Di esso, il 30% è nelle mani di Paesi stranieri, oltre 1.200 miliardi sono detenuti dalla Cina. Il mutevole panorama geopolitico, la polarizzazione della politica statunitense, i danni al rating di credito americano o un preoccupante accumulo di debito, potrebbero sminuire il fascino degli asset USA. Che non possono permettersi questo disamoramento.
I mercati nei quali la produzione USA viene esportata hanno “resistito” alla svalutazione del dollaro, mantenendo una loro competitività e innalzando così il livello del disavanzo commerciale USA al pericoloso livello attuale. Dopo l’esplosione dei mercati del BRICS allargato, la situazioni è evoluta in peggio per gli USA. E’ una situazione che va affrontata prima che diventi insostenibile.
Il vantaggio di avere il dollaro come moneta di riferimento nelle transazioni commerciali in tutto il mondo e nella quotazione delle materie prime consiste nell’avere una maggiore libertà di usare gli strumenti di politica monetaria per la stabilizzazione interna: questo vantaggio, storico per gli USA, è in via di esaurimento, non solo per la presenza dell’Euro che erode, ma solo minimamente, la supremazia del dollaro, ma soprattutto per i tentativi, sinora riusciti solo in parte, dei paesi del BRICS di proporre al mondo una moneta di riferimento alternativa al dollaro. Le contromisure? Da manuale del perfetto speculatore finanziario.
Tutto è dunque in movimento. Il panta rei USA, in ogni caso, influenzerà ancora per molto l’intero mondo. Ma l’obiettivo non è solo – e forse non è più tanto – risanare il proprio bilancio e dare spazio ai bisogni della propria popolazione, quanto mantenere il più possibile – o il più a lungo possibile – le condizioni politiche ed economiche (quelle militari avrebbero un discorso a parte da fare: molto antipatico, inevitabilmente) che hanno consentito all’economia americana di primeggiare e di far pagare gran parte di questo sforzo a tutti.
Il messaggio a tutto il resto del mondo, Europa per prima, è assolutamente chiaro. Se c’è qualcuno che pensa che chi tira fuori dalle sue tasche i miliardi di dollari per finanziare le campagne elettorali non sarà tra quelli che detteranno con forza questo messaggio, questo qualcuno mi piacerebbe conoscerlo. Adoro gli ingenui, ma il confine con gli sprovveduti è labile e pericoloso da superare. Da noi, sembra che abbondino quelli che guardano alle elezioni USA solo in termini di schieramenti.
Oltre a fare il tifo per Kamala, sarebbe opportuno dedicare un pensiero anche al resto. O è troppo anche questo?

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  • Redazione

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