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ECOFOLLIA DELL’UNIONE EUROPEA PER FAVORIRE LA FINANZA

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L’ecofollia finisce sempre in un posto che si chiama finanza.

Martedì a Bruxelles si sono riuniti al Consiglio ambiente i ministri degli Stati membri dell’UE per cercare un accordo per la modifica della legge europea Climate law che prevede emissioni zero di carbonio entro il 2050.

Come al solito non c’è lo straccio di unione degli Stati membri dell’Unione, ma, guarda caso, uno straccio di accordo c’è sull’utilizzo dei credi internazionali, che sono un regalo alla finanza e la licenza di inquinare a pagamento. In buona sostanza una grande menzogna per favorire i mercati finanziari.

Come al solito all’avanguardia del trucchetto c’è l’ideologia ecofolle dei socialisti, che ha avuto il suo guru nel socialista olandese Timmermans, oggi seguito dalla socialista iberica Teresa Ribera.

La socialista spagnola Teresa Ribera, funzionaria (è questo lo status dei commissari) dell’Unione Europea ha esternato la solita tiritera ecofolle dell’Unione Europea: “Ritardare l’azione per il clima o abbassare la nostra ambizione al di sotto della traiettoria richiesta è un invito a sprecare denaro e perdere opportunità di investimento. Un segno di debolezza e incoerenza, con enormi costi economici e umani”.

La funzionaria iberica è il vicepresidente della Commissione europea (un insieme di funzionari) guidata dalla funzionaria Ursula von der Leyen, ed è responsabile della transizione energetica.

Per capire l’ecofollia della Commissione è necessario fare i conti con i crediti CO2

I crediti CO₂ (o crediti di carbonio) sono strumenti finanziari utilizzati per compensare le emissioni di gas serra, in particolare l’anidride carbonica (CO₂), attraverso progetti che riducono o assorbono queste emissioni altrove.

Come funzionano? Un progetto riduce le emissioni. Esempi: piantare alberi (assorbimento CO₂), installare pannelli solari o eolici (energia rinnovabile), migliorare l’efficienza energetica, catturare metano da discariche e via discorrendo. Organismi deputati (esempio: Verra, Gold Standard) misurano e certificano quante tonnellate di CO₂ sono state evitate o assorbite. A seguito della certificazione viene emesso un credito. Ogni credito = 1 tonnellata di CO₂ equivalente (tCO₂e) non emessa o assorbita.

Chi emette CO₂ può acquistare i crediti per compensare le proprie emissioni.

Detto più semplicemente: chi inquina può andare avanti a inquinare se compra i certificati disponibili sul mercato.

Ci sono due tipi di crediti: i volontari, venduti sul mercato libero e quelli obbligatori, usati in sistemi come l’EU ETS (mercato europeo delle emissioni).

Ecco un esempio pratico che ha molto a che fare con la prossima Cop 30 che si tiene dal 10 al 21 novembre in Brasile: un’azienda emette 1000 tonnellate di CO₂ all’anno. Compra 1000 crediti CO₂ da un progetto di riforestazione in Amazzonia e ottiene la dichiarazione di “Emissioni compensate” (carbon neutral).

In sintesi, 1 credito CO₂ = 1 tonnellata di CO₂ evitata o assorbita, certificata e verificabile serve a bilanciare le emissioni, ma non le elimina alla fonte.

Quali sono le piattaforme di compravendita dei crediti? Eccole:

Mercato e boroker

Prezzi medi

La grande ecofollia si chiama mercato finanziario dei crediti CO2.

Del resto che l’ecofollia sia una follia ideologizzata, ma funzionale alla finanza, lo dice persino Bill Gates, che si è recentemente convertito con il suo messaggio: “Tre dure verità sul clima” inviato alla Cop30.

Nel 2021, ossia quattro anni fa, Bill Gates scriveva il libro How to avoid a climate disaster (Come evitare un disastro climatico), in cui ci avvertiva che «per evitare una catastrofe climatica dobbiamo azzerare le emissioni», perché «gli argomenti che dimostrano la necessità di arrivare a zero emissioni erano, e sono, inoppugnabili».

Ora, quattro anni dopo, Bill Gates, mandando una secchiata di acqua gelata sui bollenti spiriti della funzionaria Ribera e di tutti quelli come le, dice: «C’è una visione apocalittica del cambiamento climatico che recita più o meno così: “Tra pochi decenni, un cambiamento climatico catastrofico decimerà la civiltà. Le prove sono ovunque: basta guardare le ondate di calore e le tempeste causate dall’aumento delle temperature globali. Nulla è più importante che limitare l’aumento della temperatura”. Fortunatamente per tutti noi, questa visione è sbagliata».

Quello che era giusto quattro anni fa è sbagliato oggi? Prendiamone atto? Prenderne atto, per l’Unione Europea significa smettere di essere al servizio della finanza.

È sbagliata, spiega Gates, anche perché «le proiezioni sulle emissioni sono diminuite e, con le giuste politiche e investimenti, l’innovazione ci consentirà di ridurle ulteriormente». I governi e le organizzazioni internazionali devono prenderne atto, perché «le prospettive apocalittiche, purtroppo, stanno inducendo gran parte della comunità climatica a concentrarsi troppo sugli obiettivi di emissione a breve termine, distogliendo risorse dalle azioni più efficaci che dovremmo intraprendere per migliorare la vita in un mondo che si sta riscaldando».

Il centro della questione è costituito dai miliardi di dollari e di euro che escono dalle tasche dei contribuenti occidentali per finanziare la più grande riconversione industriale della storia. «Invito tutti quelli che parteciperanno alla Cop30 a chiedersi: come possiamo garantire che la spesa per gli aiuti abbia il massimo impatto possibile sulle persone più vulnerabili? I fondi destinati al clima vengono spesi per le cose giuste? Credo che la risposta siano». Esistono altre emergenze e oggi «i problemi più grandi sono la povertà e le malattie, proprio come lo sono sempre stati».

«Il cambiamento climatico è un problema serio, ma non sarà la fine dell’umanità».

Commenta il Wall Street Journal: «E questa sarebbe una verità scomoda? Vuoi dire che l’umanità non è condannata? Le uniche persone per cui questo è un “messaggio difficile” sono i fanatici del clima, quelli che restano convinti che l’aumento delle temperature rappresenti un’emergenza assoluta e totalizzante. Dicono queste cose per intimidire i politici e spingerli a concedere miliardi di dollari in sussidi verdi, insieme ad altri poteri per rimodellare l’economia e la società moderne».

Commento di Trump: «Io (noi!) abbiamo appena vinto la guerra alla bufala del cambiamento climatico. Bill Gates ha finalmente ammesso di essersi sbagliato completamente sulla questione. Ci è voluto coraggio per farlo, e per questo gliene siamo tutti grati. MAGA!!!».

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Accompagnati dal Bill Gates arriviamo al solito appuntamento fuffa, che quest’anno si tiene in Brasile: la Cop30, la trentesima Conferenza delle Nazioni unite sui cambiamenti climatici, che si svolge a Belém, Amazzonia, in Brasile, dove si farà il punto sui progressi degli impegni presi con l’accordo di Parigi del 2015.

Cop30 che, a dire il vero, parte male. Sarebbero infatti meno di 60 i leader mondiali ad aver confermato la loro presenza al vertice. Si tratta di una netta diminuzione rispetto al 2024, quando furono 75.

Al vertice dei leader che si tiene tra oggi e domani a Belém, non partecipa il presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni. Al suo posto a Belém ci sarà il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.

Presenti, invece, Emmanuel Macron, Friedrich Merz e Keir Starmer, assieme al principe William, in rappresentanza di Re Carlo III.

Presente anche l’Unione europea, che sarà rappresentata dalla funzionaria e presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen.

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Non ci sarà Donald Trump. Il presidente degli Stati Uniti, dopo aver ritirato il Paese dagli accordi di Parigi per la seconda volta, non si presenterà alla Cop30. La Casa Bianca ha fatto sapere che alla Conferenza di Belém non sarà inviato nessun membro di alto rango dell’amministrazione.

Assente anche Xi Jinping. La Cina invierà comunque una delegazione, che sarà guidata dal vicepremier Din Xuexiang.

A fare gli onori di casa sarà il presidente del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva, il cui Paese ospita l’evento globale per le discussioni e i negoziati sui cambiamenti climatici.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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