
di Vito Schepisi
Interpreti: Putin nel ruolo della vittima; Prigozhin nel ruolo dello chef-macellaio che minaccia con i suoi mercenari della Wagner d’occupare le cucine del Cremlino; Biden nel ruolo d’Alice nel paese della meraviglie; l’Europa come la convitata di pietra.
Ciò che è iniziato in Ucraina, prima nel 2014 con l’occupazione della Crimea e successivamente nel febbraio dello scorso anno, con l’attacco militare della Russia di Putin all’Ucraina, pareva difficilmente spiegabile fino a qualche giorno fa.
Nessuno ha mai creduto all’azione russa contro le presunte derive naziste dell’Ucraina, mentre più credibile era apparso il tentativo nel 2014 del movimento interno filoeuropeo d’orientare e condurre l’Ucraina, ex stato dell’Unione Sovietica, in Europa.
L’allargamento del fronte orientale europeo non avrebbe solo privato la Russia del controllo del percorso del gasdotto russo (porta il gas nel cuore dell’Europa); non avrebbe solo consentito all’Unione Europea di giovarsi di uno dei granai più importanti del mondo, né d’avere il controllo della centrale nucleare di Zaporizhzhia (tra le più grandi), ma avrebbe anche consentito la riduzione del controllo dei confini del territorio russo.
Se Putin, infatti, nutriva l’ancestrale inimicizia della vecchia URSS verso gli USA, è comprensibile che abbia visto con sospetto l’allargamento dei confini europei fin a ridosso del territorio russo. L’attacco all’Ucraina era già partito nel 2014 con l’attacco e l’annessione unilaterale della Crimea.
In molti, però, si sono posti alcune domande:
1) se Putin e compagni abbiano ben ponderato i rischi;
2) se le sanzioni e l’isolamento internazionale valga la guerra portata all’Ucraina;
3) se sia stata messa nel conto l’indignazione internazionale, la resistenza Ucraina e persino la prevedibile disponibilità dei paesi d’aria occidentale a sostenere la resistenza degli Ucraini.
L’obiettivo russo non s’è imitato al solo Donbass, ma al pieno controllo del Mar d’Azov e ad imprimere la condizione d’una autonomia condizionata a tutta l’Ucraina.
Il nazionalismo russo è molto spiccato, ed è ancora viva la massiccia propaganda sovietica del nazismo quale male assoluto, per poter esser stata sventolata abilmente da Putin per popolarizzare l’aggressione.
Sono anche rilevanti, però, i disagi della popolazione e l’impatto sulle famiglie per le decine di migliaia di ragazzi di leva mandati a giocarsi la vita sul fronte ucraino.
La guerra nei tempi moderni è una follia, ed il protrarsi alimenta pericoli d’estrema gravità.
Senza la certezza della rapidità dell’azione militare, senza che sia visibile e reale l’interesse strategico finale ed il vantaggio socio-economico dell’impresa, la guerra è ancora più folle.
Sarebbe, infatti, del tutto incomprensibile muovere una guerra senza una seria valutazione sul successivo controllo del territorio, e senza prender atto dell’ostilità delle popolazioni.
Anche in Ucraina il sentimento nazionale è molto avvertito, come la sua resistenza l’ha reso evidente.
Perché allora questa follia?
Perché allora mettersi mezzo mondo contro?
Più trascorre il tempo, e più si consolida la preoccupazione che questa guerra non potrà finire con un tavolo di pace in cui ciascuno resti soddisfatto d’una pace raggiunta.
Non potrà mai finire con il riconoscimento internazionale dell’annessione di territori alla Russia.
In campo non c’è solo Zelensky, perché con lui, oltre agli USA che non ci stanno, e se si rassegnassero, perderebbero la faccia, c’è anche tutta l’Europa.
Perché, allora, Putin s’è lasciato andare al peggior errore della sua vita?
Poteva essere un portavoce di pace e l’uomo del cambiamento sociale della Russia, finirà, invece, con l’essere l’uomo su cui pende la condanna internazionale per gli orrori ed i crimini di guerra nell’aggressione in Ucraina.
Comunque andrà l’impresa bellica sarà un disastro per la Russia e per Putin.
Anche i suoi amici oligarchi avevano tutto da perdere e niente da guadagnare.
C’è da scommettere che molti lo stanno già maledicendo.
Perché, allora?
Forse qualche spiegazione la si può trarre dall’ambigua deriva di questa misera impresa: le truppe mercenarie che fanno rotta verso Mosca, per poi fermarsi a 200 Km dalla meta.
Una messinscena per celare la sua sconfitta?
O un atto studiato a tavolino per dar modo a Putin di liberarsi di alcuni generali?
Putin appare ora come un uomo solo e circondato da insidie, ma sembra che in Russia, nonostante le apparenze, lo fosse anche prima.
la guerra in Ucraina era così come una bombola d’ossigeno per Putin?
Lo Zar del Cremlino sapeva di doversi ben presto trovare dinanzi a cambiamenti radicali, avvertiva il vacillare del suo potere, e la guerra all’Ucraina doveva servire a riprendere il controllo della situazione?
Evocando il pericolo “nazista”, Putin mirava a chiamare a raccolta il popolo russo da decenni bombardato dalla retorica sovietica contro Hitler ed il Nazismo.
Le aperture di Putin verso la democrazia ed il pluralismo si sono indebolite? Fino a fermarsi? Fino a far marcia indietro?
L’epilogo ora non è ancora ben chiaro, ma è certo che nel prossimo domani tutto non sarà più come prima.





