di Marco Sarli
Il professor Marcello De Cecco, keynesiano doc, soleva parlare del dollar standard, il vero sistema uscito dagli accordi “veri” di Bretton Woods dato che il gold standard si basava in realtà sul fallace assunto che nessuna nazione avrebbe mai chiesto agli Stati Uniti d’America la conversione di dollari in oro all’improbabile, già ab initio, di 35 dollari per oncia.
Come tutti sappiamo il generale francese Charles De Gaulle osò nella cruciale estate del 1971 cambiare un miliardo di dollari in oro, richiesta che costrinse il presidente statunitense Richard Nixon a dichiarare, il 15 agosto a mercati finanziari ovviamente chiusi, la fine di un sistema che per tacito assenso dei paesi del mondo intero nessuno aveva mai neanche pensato di applicare.
I due conflitti mondiali nell’arco di un trentennio non portarono bene alle tesi sostenute da John Maynard Keynes, la mia unica stella polare nel firmamento della teoria economica, giudicato un pensatore ai suoi tempi un po’ originale solo perché partiva dalla realtà per costruire le sue teorie (con particolare riferimento alla Teoria Generale), non percorrendo il percorso inverso come erano soliti fare gli economisti classici e quelli neoclassici, non considerando questi ultimi, che con le teorie del banditore di Walras e quelle dei suoi epigoni hanno fatto danni enormi, pagati da centinaia di milioni di persone nel mondo, a partire dal 1929 fino all’alquanto rivoluzionario New Deal delle teorie dell’economista di Cambridge.
Con un debito pubblico che ha superato abbondantemente i 30 mila miliardi di dollari e un indebitamento privato al di sopra dei 17 trilioni sempre della valuta verde, Janet Yellen ed il Presidente Biden insorgono contro la decisione dell’agenzia Fitch di declassare questo abnorme indebitamento (che il Congresso ha appena autorizzato un rilevante sfondamento con orizzonte temporale addirittura biennale), di appena un gradino (dalla storica tripla A ad AA+). Un debito in larga misura detenuto da investitori non residenti e con la sola Repubblica Popolare Cinese che detiene Treasury Bons per poco meno di mille miliardi di dollari.
Come soleva dire il Grande Timoniere cinese, “la confusione è grande sotto il Cielo, la situazione è eccellente”.




