
NATUFIO INCONTRA PSYCHOVORE
Natufio è sempre stato un tipo tranquillo, quasi flemmatico. Altezza media, fisico magro di quelli che anche se si spaccano di palestra non mettono su un etto di massa. Carnagione leggermente olivastra, capelli scuri ondulati, sopracciglia folte, occhi pazienti ma sempre un po’ stanchi, come se ogni tanto preferisse restarsene chiuso in camera a leggere, piuttosto che mettersi in mostra.
Di suo, avrebbe tirato avanti a riso integrale, minestrone tiepido, qualche yogurt, un piatto di spaghetti la domenica — quella roba semplice che lo fa stare bene, che non lo gonfia, che lo aiuta a evacuare almeno ogni due o tre giorni. E per lui va bene così.
Poi però nella sua vita spunta Psychovore. Lo incrocia in palestra, uno di quelli col cranio rasato a zero, voce roca e t-shirt nera col logo di un martello runico. Psychovore parla solo a spintoni di spalla e pacche sulle scapole, spara sentenze su tutto, ogni frase comincia con “Bro!”.
“Bro! Ma cosa fai? Ancora sti carboidrati di merda? Sei un uomo o una pianta d’appartamento? Devi diventare un superuomo. Altro che pasta. Devi mangiare grasso, fegato crudo, latte intero — pure se non lo reggi frega niente — latte è forza ariana, bro! Fregatene dei medici. I deboli non contano. Devi forgiare l’acciaio dentro di te.”
Natufio ascolta, di primo impatto ride. Poi, lentamente, qualcosa gli gratta dentro. Si lascia suggestionare: pensa a quando lo prendevano in giro perché era magro, alle spalle strette, alle gambe secche. Quasi si convince di avere dentro un guerriero nordico che aspetta solo un chilo di bacon per risvegliarsi.
Psychovore gli stampa in mano una dieta da incubo: bacon, costolette, fegato, strutto, uova crude, latte intero a litri. Gli infila in testa pure la religione del no fap: “Bro! Se ti tocchi sei beta, se resisti diventi una bestia. Aspetta sette giorni, testosterone al massimo, poi spacchi tutto. E niente pizza, quella merda da schiavi!”
All’inizio Natufio si sente fiero, tipo nuovo adepto di una setta maschia. Si tatua una runa sul polso, attacca in camera un poster di Gesù culturista, con scritto in oro JESUS IS KING. A fianco un calendario, con le crocette per ogni giorno no fap, come se fosse la quaresima dell’Alpha Bro.
Dopo tre giorni la faccia gli si riempie di puntini rossi. Il collo pizzica. Lo stomaco lo stringe in una morsa di crampi. Non caga. Non caga un tubo per una settimana. Suda di notte. L’alito sa di macello rancido. Si sveglia con i brividi, poi a colazione si spara un altro litro di latte intero — lo stesso che lo manda a spruzzo ogni volta, ma “è la forza ariana, bro!” ripete a se stesso mentre lo ingoia.
A letto, la sera, sogna un piatto di spaghetti fumanti. Non dice niente a nessuno. Ma quando sente pronunciare la parola “pizza” sbotta in scatti isterici. L’altro giorno in palestra gli è scappato di rovesciare una bottiglietta d’acqua addosso a un ragazzo che mangiava un tramezzino. Gli gira la testa, ha capogiri. Ma non molla: “Sto forgiando l’uomo nuovo. Lo sto facendo bene.”
Intanto Psychovore, l’esaltato, se la ride e continua a urlare “Bro! Sei quasi pronto! Ancora un po’ di grasso, ancora un po’ di fegato, e stiamo a cavallo!”.
Ma dentro Natufio c’è un colon pigro, stanco, messo a tappo come un tombino incrostato, che se potesse parlare gli direbbe: “Ehi, fenomeno. Apri gli occhi. Non sei quel superuomo da poster. Sei uno che ha bisogno di spaghetti e minestrone ogni tanto, e non di fegato rancido.”
Ma per adesso resta lì, con la runa tatuata, i brufoli che grattano, e il sogno di diventare invincibile mentre la pancia si gonfia di bacon non digerito.
Domani, forse, la farà.
BEAKER INCONTRA VEGANRIELLO
Beaker è uno di quelli che se lo vedi in spogliatoio pensi subito: questo è il Chad del meme. Spalle larghe, trapezio a piramide, braccia vene a vista, torace scolpito anche quando fa la fila per un caffè. Capelli biondo scuro lisci, mascella che potresti usarla come incudine, sorriso smagliante e dentatura da pubblicità di dentifricio.
Ma il vero segreto di Beaker è sotto l’ombelico: un intestino supersonico. Mangia un chilo di bistecca alle due di notte e alle dieci del mattino saluta già tutto nel water, profumando di rosa.
Assorbe proteine come una macchina, la creatina per lui è doping naturale: dieci ripetizioni di curl e mette su un chilo di massa pulita. Suda acqua di sorgente, alito neutro. Se si alimenta come sa lui — carne, burro buono, un mazzo di broccoli — è un carro armato lucido.
Poi un giorno, tra una sessione di squat e una di panca piana, incontra Veganriello. Lo becca nello spogliatoio, con quell’espressione serafica da santone di quartiere. Si avvicina, occhi lucidi, voce flautata.
Beaker ride: “Oh, chi è sto tizio coi braccialetti di legno?” Ma Veganriello non molla: inizia a sussurrare mantra da incubo, uno dietro l’altro.
“Fratello Beaker… non vedi? Sei schiavo delle passioni basse… il sangue, la carne, l’ego maschio che divora. Devi scioglierti, smettere di dominare. Diventa fluido, abbraccia il non-binario spirituale… spezza la catena specista… la Madre Terra Gimbutiana ti accoglie nella sua chiesa di compassione, Che Guevara e Madre Teresa ti salvano l’anima… abbandona la bistecca e fai entrare il tempeh sacro, il seitan fraterno, la soia solidale… La tua aura brillerà, fratello. Non sarai più un oppressore muscolare. Sarai un figlio del Cosmo, vegan free, gender fluid, antispecista…”
Beaker, che di solito ragiona col bicipite più che col cervello, una sera ci casca. Si dice: “Boh, magari hanno ragione. Magari mangiando bresaola crepo male di centomila cancri e mi reincarnerò in un opossum .” E come un ebete firma col sangue la sua condanna. Taglia la carne rossa. Addio uova, addio burro. Dentro: frullatoni di soia, tempeh, ceci frullati, latte di avena. Tofu col kimchi biodinamico. Tè fermentati che “purificano l’aura”. Nella cameretta strappa il poster di Schwarzenegger e ci mette una gigantografia di Che Guevara in versione non-binario, con Madre Teresa sullo sfondo che benedice un campo di soia.
Beaker in palestra non lo riconosci più: gonfio, pallido, occhi infossati. Fa dieci ripetizioni di curl e perde due etti di massa. Suda metano di piselli. Va al cesso sei volte al giorno: scariche acquose, flautolenze di soia rancida. L’alito? Da mensa scolastica dopo due settimane di sciopero. Ogni sera, davanti allo specchio, prova a convincersi: “Sto detoxificando. Sto elevando la mia vibrazione.” Intanto sogna costate marmorizzate, braciole, uno spiedo. Si sveglia madido di sudore di seitan rancido, deboluccio, con le scapole che urlano: “Ridacci il burro!”.
E Veganriello, intanto, se ne va in giro leggero, spargendo mantra su mantra a chiunque abbia ancora un intestino felice.
Così finisce Beaker: da Chad a Homoveg, un colabrodo intestinale dalle flatulenze atomiche, travestito da figlio del Cosmo. Con il water come confessionale e il frullato di soia come sacro calice.
Domani forse la farà di nuovo. A spruzzo.
COMMENTO FINALE E SERIO
La verità, se uno si ferma a guardarla senza le fette di salame (o di tofu) sugli occhi, è che tra gli esseri umani esiste una varietà enorme, con buona pace di tutti gli scoppiati esaltati che fanno della dieta o del modo di vivere una religione da evangelizzare. È figlio di quella mentalità evangelica esclusivista, vecchia come il mondo, che non tollera la diversità e l’individualità: la solita ossessione di avere l’unica verità in tasca da sbatterti in faccia.
In realtà è semplice: ci sono persone che per struttura ossea, morfologia, metabolismo, tolleranza enzimatica e assetto ormonale sono più portate a un certo tipo di alimentazione e di attività — e con quella stanno bene. Altri, con caratteristiche opposte, se la replicano pari pari, finiscono a cagare a spruzzo o gonfiarsi come mongolfiere. Un tipo con caratteristiche da Beaker, intestino rapido, super responder sulle proteine, stomaco che digerisce ferro e midollo, può reggere carne, grassi animali e vivere da lupo di steppa. Uno con assetto alla Natufio, colon lento, struttura gracile, enzimi limitati, se ci prova rischia di intasarsi come un tombino in novembre.
Per questo sentire cosa il corpo ti chiede, con un minimo di onestà, è cento volte più saggio di farsi fare il lavaggio del cervello da un idiota esaltato su YouTube o dal Bro di palestra in overdose di rune e no-fap. Certo, se uno passa da una dieta che non è sua a una più adatta, all’inizio si sentirà miracolato, e se non è accorto penserà di aver trovato il graal per tutti — ma non funziona così.
Imporre una religione già di suo è da deficienti, imporre una dieta ancora di più.





