Home editoriali DRONI, TROMBONI, BUFFONI

DRONI, TROMBONI, BUFFONI

0

Nei giorni scorsi 19 droni Gerbera russi hanno superato i confini della Polonia, mettendo in moto una risposta polacca e Nato che ne ha abbattuti solo 6, mentre gli altri, esaurita la benzina, sono finiti a terra nei campi e uno si è schiantato sul tetto di una casa.

Benzina

Gerbera finito in un campo polacco dopo aver esaurita la benzina

Ovviamente sono subito scattate le più varie ipotesi, con tutta una serie di notizie ingigantite, perfettamente funzionali ai criteri della guerra psicologica.

Per capire cosa sia davvero avvenuto, è necessario fare quattro conti con la realtà. Cosa che faccio grazie a varie fonti e, principalmente, grazie alla sempre precisa analisi di Mirko Campochiari su Parabellum.

Già ieri su questo giornale, Paolo Falconio e il colonnello Giorgio Orio Stirpe avevano chiarito che i droni erano senza carico esplosivo.

A che servono dei droni disarmati inviati sul territorio polacco? La risposta, già data dai due collaboratori del giornale è: testare.

Testare cosa? In primo luogo l’effettiva capacità Nato di reagire. In secondo luogo la solidità politica della Nato.

La risposta militare contro i droni è stata condotta con F35, F16 e con l’italiano Gulfstream G550 CAEW (Conform Airborne Early Warning). Questo velivolo, equipaggiato con il sistema radar israeliano IAI EL/W-2085, è impiegato dall’Aeronautica Militare Italiana per svolgere funzioni di sorveglianza aerea, comando, controllo e comunicazioni (C3), fungendo da centro di comando volante e di integrazione tattica.

Prima considerazione. Se con l’impiego congiunto di questi mezzi sono stati abbattuti 6 droni su 19, significa che ne è stato eliminato il 30 per cento. Se invece di 19 droni disarmati fossero in futuro inviati 500 droni armati, la Nato ne abbatterebbe il 30 per cento, mentre oltre 300 arriverebbero sugli obiettivi.

Se ne deduce che la capacità della Nato è ben debole. Conseguentemente, tromboni e buffoni del rearm europe, comandanti di “Volonterosi”, strateghi della propaganda bellica, sono stati sbugiardati da aerei di compensato, tenuti assieme letteralmente con lo scotch. Guerra ibrida psicologica, rivolta all’opinione pubblica, ma anche test importante della abissale differenza tra il dichiarato Nato e l’effettivo.

Vediamo cosa sono i droni arrivati in Polonia.

I primi detriti raccolti hanno confermato che si trattava di droni Gerbera bianchi in dotazione all’esercito russo. I Gerbera sono considerati la versione più economica e semplificata degli Shahed 136, conosciuti in Russia come Geran-2. Sono progettati per missioni kamikaze, ricognizione e trasmissione di segnali, al fine di estendere, tra le altre cose, il raggio operativo di altri droni. Non si tratta dunque di macchine all’avanguardia, ma sono utili per saggiare le capacità di reazione delle difese Nato.

Il drone Gerbera, utilizzato per la prima volta dalle forze russe nel luglio 2024, durante l’invasione russa dell’Ucraina, inizialmente era stato concepito come un diversivo per distrarre le difese aeree ucraine, data la sua somiglianza visiva con il più letale Shahed-136.

IMG 4669

I primi resoconti sul Gerbera, basati su materiale non confermato proveniente da un account social russo, suggerivano che il drone fosse stato sviluppato dall’azienda russa Gastello Design Bureau. Nel frattempo, l’intelligence militare ucraina sostiene che il vero creatore del drone sia l’azienda cinese Skywalker Technology.

Il Gerbera è realizzato con materiali poco costosi; è costituito da un telaio interno in compensato rivestito da un corpo in polistirolo espanso. Il velivolo ha un design alare a forma di delta troncato simile a quello dello Shahed-136, ma è leggermente più piccolo. Come lo Shahed-136, il Gerbera è alimentato da un motore a combustione interna. Secondo la maggior parte delle fonti, ha un’autonomia di circa 300 km, sebbene fonti ucraine affermino che potrebbe arrivare fino a 600 km. La maggior parte dei veicoli di questo tipo non è dotata di carica esplosiva.

Motore

Il motore del Gerbera

La scoperta dell’attento Mirko Campochiari è che i droni inviati in Polonia, a differenza di tutti quelli rinvenuti fino ad ora, avevano un doppio serbatoio, evidentemente per allungarne il percorso. Inoltre quasi tutti i droni inviati in Polonia sono partiti dalla base russa di Shatalovo.

IMG 4666

I droni non abbattuti sono finiti a terra per esaurimento benzina.

IMG 4667

Inoltre, sempre l’attento Mirko Campochiari ha notato che i droni arrivati in Polonia avevano le sigle di quelli normalmente consegnati dalla Russia alla Bielorussia. In ogni caso le tracce dicono che sono stati lanciati dalla Russia in territorio russo. L’ipotesi è che questo giochetto potrebbe servire ad un palleggio di responsabilità a fini di distrazione.

Contemporaneamente all’attacco di droni russi disarmati si sono svolte le manovre Zapat 2025 in Bielorussia, la qual cosa ha allarmato i polacchi che hanno inviato 40 mila uomini sui confini.

La conclusione alla quale si può arrivare è che i droni erano russi, inviati dalla Russia, dotati di doppio serbatoio per arrivare in Polonia, disarmati e che hanno messo allo scoperto due importanti questioni.

La prima è che l’intervento Nato, assai costoso, ha neutralizzato solo il 30% di droni di compensato, mostrando, pertanto, al di là delle roboanti dichiarazioni dei tromboni, dei Volonterosi e dei buffoni, che i dispositivi militari europei sono inadatti a contrastare qualsiasi cosa.

La seconda è che la risposta politica europea è inconsistente. L’attivazione dell’articolo 4 ha il solo significato di una consultazione. I commenti europei, più o meno altisonanti, sono stati di condanna e nulla più.

Gli Usa, come al solito, hanno fatto spallucce.

Test riuscito? Evidentemente si. Fatto dai russi? Evidentemente si.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui