
Siamo piombati nella Rdt e nelle mani della Stasi? A ben guardare si.
Sembra di assistere al film ”Le vite degli altri”, che racconta della Germania Est comunista dei primi anni 80, dove il famigerato servizio segreto denominato Stasi controlla tutto e tutti.
E invece siamo nella Bella Italia, dove è possibile che funzionari corrotti passino a giornalisti senza scrupoli notizie sulle vite private di cittadini da sbattere sulle colonne dei giornali, in una sorta di giustizialismo mediatico degno di una fogna totalitaria.
La gravità dei fatti in corso di accertamento in questi giorni è estrema, in quanto, e lo certificano le inchieste nei tribunali, esiste un mercato parallelo di informazioni riservate.
Il punto è capire se si tratti di iniziative di singoli o se dietro ci siano logiche più ampie, ossia una regia politica, forse non solo italiana.
Lo vuole chiarire subito il Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Giovanni Melillo, che su propria richiesta è stato sentito ieri dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali sulla vicenda di dossieraggio su cui indaga la Procura di Perugia, guidata da Raffaele Cantone, che come il collega sarà sentito oggi dalla stessa commissione.
Parlando davanti ai senatori e deputati, Melillo ha rimarcato la necessità di fare chiarezza sulla vicenda, rivendicando però anche la correttezza dell’ufficio da lui diretto.
Da parte “nostra”, ha scandito il Procuratore nazionale antimafia ed antiterrorismo, c’è “un sincero spirito di collaborazione istituzionale che riteniamo doveroso”.
“Le condotte attribuite al sottotenente Striano – ha scandito il Procuratore nazionale antimafia ed antiterrorismo – mi paiono difficilmente compatibili con la logica di deviazione individuale: è una valutazione mia personale”, ma “non mi pare insomma l’iniziativa di un singolo ufficiale, ipoteticamente infedele”. Anche perché i tribunali sono “discretamente affollati di procedimenti per accessi abusivi” e ciò dimostra che c’è “un mercato parallelo di informazioni riservate” e si tratta di capire se “è regolato da casualità, frutto magari solo della debolezza dei sistemi digitali che le contengono, o se ci sono – ha concluso Melillo – logiche più sofisticate e ampie”.
Poiché due più due fa ancora quattro, basta vedere dove finiscono le notizie, su quali giornali e guardare bene le proprietà e i proprietari e i loro rapporti non solo italiani, ma internazionali e si può anche sospettare che dietro le quinte ci siano manine straniere o, comunque, sovranazionali.
Il bubbone è scoppiato. Ora spetta alle indagini fare chiarezza.
Aspettiamo parole di rassicurazione dal Capo dello Stato.





