
di Paolo Raffone
Prendiamo atto senza indugi che gli Stati europei già sconfitti e occupati nel Ventesimo secolo furono inquadrati fino al 1991 nelle organizzazioni giuridico-economiche e politico-militari dei due vincitori reali. Prendiamo altresì atto che l’abbaglio unipolare, facilitato dalla auto dissoluzione di uno dei due vincitori, ha fatto credere agli europei di vivere un eterno “momento Delors” e quindi di poter diventare un soggetto più integrato, capace persino di espandersi. Gli europei non compresero che l’afflato europeista e atlantista non era altro che la declinazione degli interessi dell’unico vincitore rimasto in piedi. Infrantosi l’abbaglio unipolare tra il 2001 e il 2008, cioè con il ritorno al reale tanto strategico che economico, il “momento Delors” degli europei è stato travolto. Gli europei scoprirono la bugia della politica che deriva da una moneta, peraltro ancillare di quella d’oltre atlantico, ma, per mancanza d’idee proprie, hanno insistito nell’esaltare sia uno sconveniente e anacronistico atlantismo bellicista sia la mondializzazione commerciale e regolatoria. Un gioco ipocrita, illusorio quanto le ombre cinesi, che tra il 2014 ed oggi ha riportato la guerra sul suolo europeo oltre ad aver falciato il residuo futuro di crescita e prosperità promesso dagli europeisti. L’inconsistente gioco autolesionista è finito, come è stato giustamente scritto su queste pagine, il 17 febbraio 2025 quando le regole del gioco sono state riscritte dai due vincitori, non a Parigi ma a Riyad. Il re è nudo. I due costrutti che inquadravano gli europei, l’organizzazione giuridico-economica nota come UE e l’organizzazione politico-militare nota come NATO, esistono ormai solo sulla carta.
Invece di continuare a vivere di insulse illusioni e degli abbagli di ex potenze (Francia, Regno unito, Germania), oppure credere alle ricette oracolari di un anziano alto burocrate, l’urgenza e la gravità della situazione impongono di compiere scelte rapide e radicali. Ne va della sopravvivenza stessa dell’essere noi stessi, salvaguardando la tradizione di nazioni europee.
Primo. Le logiche del nemico necessario e del corollario bellicista vanno cassate. Senza la tutela di un potente “ombrello” – fatto confermato dalle ultime dichiarazioni del nostro ex alleato – gli europei hanno pochissime possibilità e capacità militari. Resteranno degli eserciti nazionali, migliorabili tecnologicamente e possibilmente collaborativi tra loro, ma la capacità di intervento o proiezione in teatri che coinvolgono grandi paesi o potenze resterà molto limitata, non necessaria, e non utile alla tutela dei rispettivi interessi nazionali. Nell’immediato poco o nulla si può fare in questo ambito.
Secondo. Le logiche della logorrea regolatoria europea sono state un grave errore tattico e strategico – fatto confermato dalla “semplificazione”, cioè la rottamazione pilotata del castello regolatorio avviato dalla Commissione europea di Ursula II – che gli europei hanno subito senza aver alcuna possibilità e capacità effettiva di imporle a livello mondiale. Un’autoflagellazione che li ha sostanzialmente e spiritualmente indeboliti. La “potenza delle carte” non c’è più ma se ne deve accelerare la dismissione, soprattutto del mantra pietra miliare della “Concorrenza”, per facilitare la ripresa di un dinamismo economico, industriale, bancario e finanziario utile per rafforzare ed espandere il mercato interno e per sostenersi nella competizione esterna. Ne discende che la distorsione dei pericolosi strumenti di debito comune non va ripetuta, in nessun ambito. D’altra parte, il mondo che si profila dopo il 20 gennaio 2025 non è regolatorio, non è neokeynesiano ma turbo neoliberista.
Terzo. Le logiche del protezionismo demografico sono insostenibili considerata l’età mediana degli europei. Le nazioni europee hanno bisogno urgente di invertire la curva demografica, e quindi produttiva e contributiva. Pena l’inesorabile declino economico e la fine dello stato sociale. La regolamentazione europea in questa materia ha dimostrato la sua inutilità ma ha confermato la dannosità. Ogni nazione è in grado da sola di sapere di quale capitale umano ha bisogno e in quale quantità. Attuato un piano nazionale concreto in tal senso, la lotta all’immigrazione clandestina ha senso. Tertium non datur. Se una nazione sbaglia i suoi calcoli ne paga le conseguenze.
Questi sono obiettivi (solo alcuni) che le nazioni europee possono raggiungere rapidamente senza bisogno dei costrutti sovra ordinati giuridico-economici e politico-militari.





