
Diverso non è il contrario di normale. Ovvio? Non mi sembra, almeno negli atteggiamenti di tanti.
Tu diverso non comporta necessariamente che tu sia mio nemico. Diverso non significa essere estraneo.
La diversità fa la società. Una società che fosse tutta omologata, senza diversità, sarebbe di una tristezza infinita: ma forse non sarebbe neanche una società. Persino in un gregge, c’è la pecora che va per conto suo.
Il diverso non lo si sopporta: si accetta. Meglio: si deve avere tranquilla consapevolezza che esiste. Se la pensa diversamente da me, può piacermi o meno quello che pensa, quello che fa, quello che dice; dovrei prenderne atto, dialogare se lo ritengo necessario: capire i perché di una diversità è arricchimento straordinario. Ma non dovrei giudicare per condannare: solo verificare la mia convinzione: “io non farei come lui”. Ricordando che i dubbi sono il sale dello spirito.
Per me questi sono il fondamento della libertà. Di questi tempi li pratichiamo poco. L’eutanasia dell’occidente è in questo: si è sfilacciata e poi strumentalizzata e poi negata la vera libertà.
Il limite è uno solo: società è vivere assieme. Su questo, e solo per questo, sono accettabili regole che dicono cosa è sì e cosa è no. Vietare qualcosa non è funzione del contrastare un’idea, una modalità, una prospettiva diversa: è funzione dell’assicurare che ogni libertà – inalienabile – non contrasti con altrui libertà. Può sembrare labile questo confine: ma se ci riflettiamo non è così.
Ho vissuto, per mia fortuna, ai tempi di uomini di grande livello che erano diversi ed hanno saputo coniugare quelle loro diversità.
Sono stati i tempi di una libertà che oggi neanche riusciamo a sognare.





