Un’occasione per riflettere sui grandi temi che attraversano il nostro tempo
L’ultimo saggio di Michele Gelardi, già docente di diritto penale alla Sapienza di Roma, oggi opinionista del quotidiano “L’Identità”, dal titolo “Diritto e libertà”, delinea un percorso di teoria generale del diritto e dottrina politica.
Il saggio si struttura su un’articolazione che parte dall’ordinamento sociale, passando per quello giuridico e chiudendo su quello politico, con un’interessante appendice sulla dimensione burocratica che invera e interpreta le dinamiche amministrative, interfaccia di quelle politiche e di potere.
Il volume si configura come un vero e proprio trattato, che delinea lo stato e il percorso della vicenda umana nella sua dimensione prima naturale, poi sociale, civile e politica, affrontando tutti gli aspetti di un contesto che va facendosi civico: dalla lingua alla cultura, al mercato, all’economia, alla
psicoantropologia, affacciandosi anche all’orizzonte della scoperta dei neuroni/specchio, del rapporto osservatore/osservato e controllore/controllato, della simpateticità, dell’empatia, della resilienza; in
ultima analisi, di tutte quelle categorie neuropsicosociologiche che fanno l’ermeneutica sociale contemporanea.
Tale impianto, poi, esamina il tipo di regime politico a cavallo tra liberalismo e socialismo, spontaneità e pianificazione, natura e cultura, evidenziando espresse simpatie e convincimenti in direzione del liberalismo in quanto epifania dell’ordine naturale dell’uomo e delle cose.
Tale prospettiva pone al centro l’individuo come soggetto di libertà, dignità, e valore, incardinato sulla dimensione cristiano/istituzionale.
Quest’ultima è il portato, adeguatamente e presentemente rilanciato dalla Dottrina Sociale della Chiesa, che diventa così per Gelardi il terreno su cui poggia tutto l’impianto del liberalismo istituzionale e irradia, di una nuova luce, l’attuale debolezza e fragilità umana, resa tale e particolarmente esplosiva in una società che misconosce, bistratta e nega quei valori eterni, universali e necessari, non negoziabili, che sono il vero, unico, imprescindibile radicamento dell’essere umano nel mondo.
L’autore parte chiedendosi: “se la convivenza umana si possa sviluppare pacificamente per libera scelta dei consociati, oppure solo mediante coercizione autoritaria”.
Spunto inevitabile per avviare al percorso del diritto naturale che postula un ordine spontaneo.
E questo assunto dell’ordine spontaneo conduce il nostro a pensare che l’ordine dell’esistenza umana prescinde dal programma dell’uomo “per cui” miliardi di uomini credono nell’esistenza di una mente ordinatrice divina, al di fuori di un controllo umano centralizzato.
È questo per Gelardi il “miracolo della storia umana”, che concilia ogni giorno la libertà con l’ordine, che, anzi, “fa nascere l’ordine dalla libertà”, donde il profondo convincimento del nostro che siamo di fronte alla massima espressione dell’uomo e della sua libertà.
Non si conosce, ne ammette, altro regime politico, che non sia quello del liberalismo, che rispetta e manifesta questo schema come inveramento unico e solo della esistenza e presenza dell’uomo nella Storia.
Il regime naturalmente contrapposto, quello del socialismo, non rispondendo a queste caratteristiche, non si attaglia a una autentica dimensione ed essenza umana libera, pretendendo di pianificare e
organizzare quello che, già di per sé, è un sistema organizzato sua sponte.
Così come “ogni tentativo di imporre un ordine centralizzato, pianificato dalla mente umana, si risolve in un restringimento della libertà umana, contrasta con l’ordine spontaneo e conduce a esiti nefasti”.
Se si ammette, dunque, una sorta di mente ordinatrice sovrumana e potremmo dire metafisica, paradossalmente a garanzia dello stesso ordine naturale, si respinge, invece, proprio perciò, una mente centralizzata umana, causa di danno e detrimento del singolo individuo, la cui libertà verrebbe oltremodo conculcata.
In sostanza, l’originalità e novità della lettura e teorizzazione del nostro, consisterebbe nell’agganciare il liberalismo, per tradizione e costituzione laicissimo, a una rinnovata Dottrina Sociale della Chiesa, che, in ultima analisi, non è altro che la proposta di una rinnovata centralità della persona umana, in una società che ne ha smarrito il senso e il significato e il profilo.





