
di Angelo Ciccarella
Le pratiche d’accesso scandurriane che descrivo su questo spazio virtuale, non puoi capirle senza farne esperienza, e le parole scritte contano fino ad un certo punto. Lo ripeto: prima di fare e vedere bisogna credere. È l’atteggiamento necessario per riuscire.
Su suggerimento di mio zio, lessi “Arcipelago Gulag” di Solženicyn, libro che quando uscì in Occidente fu bandito dai comunisti nostrani. Vi si narra, tra l’altro, di alcuni prigionieri che hanno esperienze trasformative molto profonde. L’arresto, la prigione, in breve, la mancanza di libertà, costituiscono un’esperienza significativa di tutta una vita. Quando siamo di fronte ad eventi estranianti, forti, la vita si concentra e diventa intensa come mai prima. O sprofondiamo o ci eleviamo. Ora, non auguro a nessuno di perdere la propria libertà per giungere a certi stati di coscienza e sconsiglio vivamente coadiuvanti chimici per ottenere chissà quali presunti risultati. Mi dico e vi dico: smettiamo di correre continuamente dietro a fantasticherie frustranti e così si estingueranno pure le fonti della paura, della rabbia, dell’avidità. Fermiamoci esistenzialmente – ma anche per pochi minuti al giorno e attendiamo che i pensieri ci lascino fino a che subentri una corrente, una potenza inesausta – e faremo l’esperienza dell’armonia nascosta della Creazione, quell’equilibrio cosmico in cui conosceremo l’attimo presente.
Una mia semplice esperienza potrebbe servirvi a valutare certi accadimenti speciali, presenti ma inascoltati della vita di ognuno. Era l’estate del 1971, appena finita la scuola e prima di incontrare Scandurra, fui spinto a fare una passeggiata nel bosco vicino al mio quartiere. Mi inoltrai per sentieri poco battuti, come nella poesia di Robert Frost, e tale semplice atto diventò cruciale per certe mie scelte future. Immerso tra gli alberi e incurante di serpi e cinghiali, mantenevo un’acuta concentrazione su tutto ciò che mi circondava e questo mi produceva una fiamma di calore nella testa e, curioso, mi accorsi che potevo aumentarla o diminuirla a mia scelta. Risultato? Non provavo stanchezza – camminai per chilometri fino alle pendici dei monti Cimini – perché quando la mia attenzione calava, un’altra esplosione di concentrazione riaccendeva la fiamma.
Tutto mi pareva più interessante, cespugli sassi tronchi fiori apparivano più vividi, più colorati. Stavo vivendo un più alto livello di consapevolezza e la realtà diventava improvvisamente più vera e anche il tempo sembrava scorrere diversamente. Provavo felicità e la mia consueta svogliatezza e vaghezza di intenti, scomparvero definitivamente. Compresi in seguito che la Creazione è sempre e soltanto un continuum, senza inizio e senza fine; il nostro tempo è insomma una consuetudine locale, e non Universale. Oggi, quando cala la densità psichica, accendo la fiamma e tutto trascolora. Non ho bisogno di fughe dalla realtà, ma scendo ai centri della terra per percepirla estremamente luminosa e totalizzante. Ho iniziato così a potenziare la mia coscienza. Scandurra, poi, ha reso sistematico e funzionale il mio fuoco alchemico, energia inestinguibile che custodisco come tesoro prezioso.
“La strada non presa” di Robert Frost
Due strade divergevano in un bosco d’autunno
e dispiaciuto di non poterle percorrere entrambe,
essendo un solo viaggiatore, a lungo indugiai
fissandone una, più lontano che potevo
fin dove si perdeva tra i cespugli.
Poi presi l’altra, che era buona ugualmente
e aveva forse l’aspetto migliore
perché era erbosa e meno calpestata
sebbene il passaggio le avesse rese quasi uguali.
Ed entrambe quella mattina erano ricoperte di foglie
che nessun passo aveva annerito
oh, mi riservai la prima per un altro giorno
anche se, sapendo che una strada conduce verso un’altra,
dubitavo che sarei mai tornato indietro.
Lo racconterò con un sospiro
da qualche parte tra molti anni:
due strade divergevano in un bosco ed io –
io presi la meno battuta,
e questo ha fatto tutta la differenza.





