
Non ne sentoreteparlare granché, eh sì perchè è un documento asciutto di 85 pagine dove vengono elencate con la freddezza di un esame autoptico, gli stupri, le mutilazioni, le umiliazioni compiute dai terroristi di Hamas il 7 ottobre: prove, testimonianze, incroci forensi, analisi giuridiche raccolte in 20 mesi di lavoro meticoloso. È il documento più completo mai prodotto sulla violenza sessuale usata come arma di guerra contro Israele.
Una pietra tombale sul negazionismo occidentale che sfila sotto i vessilli ProPal.
Hanno legato donne agli alberi e le hanno giustiziate. Hanno infilato oggetti metallici nei corpi, mutilato genitali, rasato donne e uomini per cancellare la loro identità sessuale. Hanno usato la parola “sabaya” – la stessa che usava l’ISIS per le yazide – per vantarsi delle prede da stuprare e da sgozzare con comodo.
Lo dice il report delle Nazioni Unite. Lo dice la Corte Penale Internazionale. Lo dice il Dinah Project.
Il prossimo che si avventura in un temerario “…ma non ci sono prove” merita l’assoluta ignominia
Ignorare il Dinah Report significa essere complici della menzogna, del relativismo, dell’antisemismo peloso.
La cosa che più stupisce è che ad Hamas, questo report non fa paura, al contrario, è la ufficializzazione della sua spietata ferocia nell’abbattere Satana, come appellava carinamente Khomeini lo Stato Israeliano. Una sorta di riconoscimento agli occhi dei fanatici della Jihad.
È piuttosto l’accademia rarefatta e militante con il suo doppiopesismo a temere questo rapporto. E per questa ragione non ne parla, è roba vecchia in fondo… quasi 2 anni suvvia… ancora li a parlare del 7 Ottobre.
Il giornalismo militante, a sostegno del BIAS con la Kefiah, l’ONU e l’ignobile bizantinismo di Gutierrez, femministe di lunga data che si ammutoliscono quando a essere stuprate sono le israeliane.
Perché se accettiamo che il 7 ottobre è stato anche uno stupro di massa, allora non è più solo “resistenza di un popolo oppresso”.
È qui che la favoletta bella del colonizzato finisce.
Per gli uomini, le donne e i bambini massacrati a Re’im, a Kfar Aza, al Nova Festival si può voltare pagina… “in fondo questi ebrei se la sono cercata nooo?”.
Chi fino ad oggi ha giocato con la verità non potrà tergiversare oltre. Il DINAH REPORT segna il “limen” tra coloro che ritengono plausibile il ricorso agli stupri di guerra e alla soppressione dei neonati e coloro che ritengono criminale e aberrante tale condotta
Qui trovate il libro ”A Quest of Justice”





