
di Achille Nobiloni
Ora è senz’altro vero che “conoscere il passato aiuta a capire il presente e preparare l’avvenire” (Einaudi? Tucidide? Ma anche basta con i discorsi infarciti di citazioni!) però è pur vero che il mondo non è più quello di una volta e la velocità con cui è cambiato e continua a cambiare, così come la portata di tale cambiamento, sono tali da far sì che non si possa continuare giudicare tutto con gli occhi rivolti unicamente al passato.
Eppure tanto nell’invasione russa dell’Ucraina quanto nella polemica seguita alle dichiarazioni della presidente Meloni sul Manifesto di Ventotene, sono stati tantissimi quelli che si sono tuffati a piè pari nella retorica della “storia che si ripete” tanto che uno degli argomenti più ricorrenti in oltre tre anni di dibattito è stato “l’accordo di Monaco del 1938!” e, esempio questo recentissimo, le infelici dichiarazioni di Meloni sul Manifesto di Ventotene, che sono state ingigantite da centinaia di repliche tutte indignate in parlamento, in televisione, sui social, sui giornali (il Corriere della Sera ha dedicato loro addirittura le prime cinque pagine nell’edizione di giovedì 20) e tutte rivolte al passato trascurando il presente (l’Europa di oggi) e il futuro (l’Europa che vorremmo).
● Il Manifesto di Ventotene
Sarebbe stato forse sufficiente replicare in modo unitario e sintetico che ciò che era innovativo ed è importante in quel documento è l’idea di “una Europa libera e unita” mentre alcune affermazioni circa le modalità per il raggiungimento quell’obiettivo risentono ovviamente della situazione di allora: mentre l’Europa era divisa dall’inizio della seconda guerra mondiale larga parte degli italiani, se non addirittura la maggioranza, era ancora favorevole al fascismo, regime dittatoriale che imponeva censura e repressione, e gli autori stessi di quel documento erano detenuti in un carcere di sicurezza e quindi estrapolare dal loro testo alcune frasi facendole oggi apparire ambigue è stato niente altro che una strumentalizzazione politica per distrarre l’opinione pubblica italiana ed estera dalle ambasce del governo in vista del Consiglio europeo e magari offrirgli anche un mezzo alibi per l’occasione.
Sbaglierò di certo ma ho l’mpressione che a Meloni la manovra sia riuscita benissimo: i suoi oppositori, anziché limitarsi a parlare della sostanza e del contesto storico in cui è nato il Manifesto, sono caduti nella trappola e sull’assunto che fatalmente “la storia si ripete” hanno dato vita a un polverone di botta e risposte sul fascismo e l’antifascismo che a conti fatti rischia di aver paradossalmente portato a Meloni più consenso di quanto volessero togliergliene.
In quanto al Manifesto di Ventotene in sé ho il timore che la radicalizzazione di questo scontro non gli abbia giovato affatto e chi prima lo conosceva solo di nome oggi possa guardarlo con lo stesso atteggiamento di chi dice: “Io non sono razzista ma…”.
● L’invasione dell’Ucraina
E che dire dell’invasione dell’Ucraina con tutto quel che è accaduto prima (“dati, causa e pretesto”… ops: citazione), quel che c’è ora (prevedibile e previsto fin dall’inizio) e quel che potrà avvenire un domani (in Ucraina e in tutta Europa a seconda delle scelte importanti sul futuro del mondo)?
Ripartiamo sempre dall’accordo di Monaco del 1938?
Ma lo vogliamo dire che:
● quell’accordo risale ormai a 87 anni fa;
● dopo di esso il mondo è cambiato profondamente e non è più quello quello di allora;
● quell’accordo fu firmato uno/due anni prima della seconda guerra mondiale che (sempre la seconda guerra mondiale) qualche cosetta avrà pur insegnato a tutti;
● quando fu firmato l’accordo in questione la bomba atomica ancora non era stata inventata, l’assetto geopolitico del mondo era assai diverso e le guerre si combattevano in tutt’altro modo rispetto a oggi;
● con la seconda guerra mondiale assetti e rapporti di forza sono totalmente cambiati;
● dopo la seconda guerra mondiale abbiamo avuto oltre quarant’anni di guerra fredda basata sulla deterrenza militare (o meglio… nucleare) verso la quale sarebbe totalmente folle tornare e invece è proprio quello che in molti vogliono fare;
● oggi le guerre (quelle dalle quali l’Umanità possa ancora sperare di uscire viva) non si combattono più con la forza delle armi tradizionali ma con quella della ricerca, delle innovazioni tecnologiche, degli accordi industriali e commerciali e tuttalpiù con l’intelligence, i satelliti, lo spionaggio o ancor più semplicemente bucando un gasdotto in mezzo al mare.
Lo vogliamo dire che a rigor di logica il Manifesto di Ventotene “per un’Europa libera e unita” su cui ci si sta accapigliando da due/tre giorni come tifosi a una partita di calcio dovrebbe considerarsi superato ed essere sostituito da un Manifesto “per un Mondo globale di collaborazione e pacifica convivenza” e invece i più colti di noi, quelli che hanno studiato tanto e letto tanti libri e con la foga di non dimenticarne alcuno corrono magari il rischio di perdere di vista l’attualità, stando con gli occhi sempre puntati sul passato, magari proprio su Monaco 1938, bramano il ripristino di una bella e duratura guerra fredda nuovamente basata sulla deterrenza militare all’interno della quale condurre non so bene quale tipo di vita rinchiusi nelle rispettive zone d’influenza sempre col dito sul grilletto?
Certamente pensare a un futuro di pace mondiale è pura immaginazione ma come diceva Enrico Mattei (non uno storico ma un uomo lungimirante e pratico… e per questo mi permetto di indulgere ancora in una citazione): “Il futuro appartiene a chi lo sa immaginare”.
Se però tutto quel che oggi ci riesce di immaginare è una pace armata basata sulla deterrenza militare il futuro che ci aspetta (nel mio caso quello che aspetta i miei figli) è un futuro che certamente non mi piace!
A me già non piace il presente, in cui se provi a fare di questi discorsi: vieni trattato con sussiego, ti si dice che dovresti prenderti la briga di leggere qualche buon libro di storia o che il riarmo ci serve perché abbiamo i sommergibili russi fin quasi davanti al delta del Po, figurarsi quanto mi possa piacere un futuro a guardarsi in cagnesco dietro chissà quale nuova cortina, di ferro o d’acciaio che sia.
Tra l’altro, che io sappia, i sommergibili non sono mezzi da sbarco ma oggi come oggi trasportano missili equipaggiati con testate nucleari e contro quelle temo che sia l’Italia sia la UE possano assai poco… anche se la von der Leyen decidesse di vestirsi in mimetica e maglietta verde come Zelensky e le venisse garantito un terzo mandato!





