di Vito Sibilio
parte seconda
Anche sul piano per allontanare la Gregori da casa vale la pena di fare qualche annotazione. A Mirella non si permise di lasciare il ragazzo che ufficialmente aveva, evidentemente perché se la sua fosse sembrata una fuga d’amore, non avrebbe potuto essere utilizzata per scopi politici e ricattatori. Il giorno prima della sparizione lei stessa avrebbe portato nel Bar Italia sotto casa, appartenente alla famiglia della fedelissima amica Sonia De Vito, gli abiti con cui sarebbe cambiata il 7 maggio alle 15.45 circa. Considerando che alcuni avventori la videro la Gregori entrare e uscire dal bagno del bar con abiti diversi il giorno della sua scomparsa, la precisazione è senz’altro autentica. Gli abiti sarebbero stati selezionati per le etichette che avevano un significato in codice, il che implica che vennero forniti alla Gregori da coloro che l’avevano adescata, altrimenti a casa avrebbero individuato i capi mancanti in tempi brevi. La Gregori, al momento della consegna degli abiti, disse a Sonia De Vito che aveva ricevuto una offerta di lavoro. Se le disse quale, non sappiamo. Che le confidasse la sua infatuazione per lo straniero, è altamente probabile. Siccome doveva sembrare un sequestro, alla vigilia della sparizione di Mirella, il 6 maggio 1983, durante l’inaugurazione del bar dei Gregori, vi entrarono due ceffi, di cui uno biondo, che marcatamente cercarono l’attenzione della ragazza e vennero messi alla porta. Ne derivò un litigio tra lei e il fidanzatino, tanto che Mirella lasciò il locale. I due balordi dovevano far capire a Mirella che lei veniva minacciata per far pressione sul padre, in quanto emissari degli usurai, così da darle un ulteriore motivazione a collaborare. Ma era necessario tutto questo a meno di ventiquattro ore dalla sparizione concordata? Credo di no. I due ceffi probabilmente entrarono nel bar senza che la Gregori ne capisse le ragioni, dovendo creare i presupposti di uno o più depistaggi. In ogni caso l’essenziale è il fatto che Mirella Gregori sia stata irretita da un ragazzo, probabilmente straniero. Non è nemmeno da escludere che fosse anche lui uno dei due ceffi entrati nel bar. Le altre presenze misteriose nel bar, nella scuola e sotto casa, di cui ho parlato da queste colonne in precedenza, rientrerebbero in questa messa in scena.
La sparizione avvenne il 7 maggio 1983, alle 15.30, quando il condominio di Via Nomentana 91 non aveva il portiere ed era temporaneamente chiuso. In origine doveva citofonare il ragazzo svizzero, ma poi, stando al racconto, a farlo fu l’amica di Mirella, Sonia De Vito. Questa cosa era stata ipotizzata anche da Ferdinando Imposimato. La ragazza finse di riconoscere un amico di scuola, pronunziando il suo nome, disse ai genitori che andava con amici a Porta Pia, finì di mangiare velocemente, scese e stette, senza ombra di dubbi, almeno un quarto d’ora nel bar dell’amica, compreso il tempo del cambio di abiti nel bagno. Il superteste della Pista del Ganglio afferma di aver filmato tutto da una vettura, con la quale scortò discretamente la Gregori che si avviò a Porta Pia, come aveva detto ai genitori. I vestiti dismessi furono dati alla tedesca che aveva avvicinato la Gregori col finto prete e che, travestita, accompagnava il superteste nella macchina. Dal canto mio continuo a pensare che Sonia non abbia citofonato. Infatti, se avesse avuto un ruolo tanto attivo, avrebbe avuto diritto di contestare la versione che le fu detto di riferire sull’allontanamento dell’amica, ossia che si fosse recata a suonare la chitarra a Villa Torlonia, una versione che doveva essere concertata come la citofonata. La Gregori infatti non sapeva suonare la chitarra. Era una cosa inverosimile che poteva accettare di dire solo se Mirella, di punto in bianco, o chi per lei, gliel’avessero imposta. In quanto ai filmini, il cineamatore sostiene di averli distrutti, quando la faccenda prese una brutta piega, nonostante fossero stati fatti per tenere tutti legati al segreto. In sintesi, rimane certo solo che Mirella Gregori si allontanò spontaneamente, con l’aiuto dell’amica sotto casa. Ed è probabile che non fosse sola ma accompagnata, come dissero alcuni testimoni, anche se forse in modo molto discreto. Dal rapporto SISDE sulla De Vito spiata nel suo bar, si evince anche che la ragazza conosceva chi prese Mirella e che, al mancato ritorno dell’amica, si era resa conto della sua pericolosità e che lei stessa avrebbe potuto essere scelta e portata via. Questa cosa fa capire che la De Vito conosceva chi aveva offerto un lavoro a Mirella, anche se l’ha sempre negato.
Stando alla Pista del Ganglio, la Gregori andò davvero a Porta Pia. Qui si sarebbe fatta fotografare dal superteste presso il Monumento al Bersagliere mentre Renato De Pedis era di passaggio su una BMW verde. Lo scopo di questa strana foto sarebbe stato far credere che la ragazza era stata rapita dalla Banda della Magliana la quale voleva arrivare tramite lei a Marcinkus per ucciderlo, anche se in un modo poco chiaro. Subito dopo Mirella sarebbe stata fotografata anche con un Lupo Grigio, per convincere Agca che il sequestro era stato fatto invece per liberare lui. La Gregori non avrebbe capito le ragioni di queste fotografie né avrebbe capito con chi posava. Tuttavia le foto non le ha mai viste nessuno. Personalmente dubito anche che la Gregori sia andata davvero a Porta Pia. Non ha molto senso che Mirella andasse realmente laddove aveva detto ai genitori e che all’amica dicesse di raccontare, in caso di interrogatorio, che era andata a Villa Torlonia appena riaperta per suonare la chitarra, cosa che non sapeva fare. I genitori si sarebbero subito recati a Porta Pia e fosre avrebbero trovato tracce. Certo, la Sonia De Vito, torchiata dagli inquirenti, ammise che Mirella era andata a Porta Pia per una proposta di lavoro, ma potrebbe benissimo aver ripreso quanto raccontato da Mirella ai genitori per evitare l’accusa di reticenza. Mi sembra molto più sensato che la Gregori, suggerita alla De Vito la versione depistante, per prudenza non dicesse la sua vera destinazione. Anche perché entrambe sapevano che lei sarebbe stata via a lungo, come dimostra il fatto che, stando a questo resoconto, la De Vito consegnò alla Ulrike gli abiti dell’amica, che invece avrebbe trattenuto se avesse atteso un rapido ritorno. Un cambio di abiti che, evidentemente, per Mirella implicava un miglioramento del look, ma che le era stato suggerito solo per renderla meno rintracciabile. Questo a sua volta implica che non era prevista una stretta reclusione, ma anzi forse persino una certa libertà di movimento.
Dopo la sparizione, Mirella Gregori si sarebbe recata dal suo ragazzo svizzero, in Via Santa Teresa numero 23, interno 13, in un appartamento messo a disposizione da un altro giovane. Da quel momento avrebbe avuto un nome in codice: Rosy, come il diminutivo di Rossitza, la moglie di Serghei Ivanov Antonov, il bulgaro complice di Ali Agca di cui si voleva ottenere la liberazione dalle carceri italiane. In Santa Teresa Mirella avrebbe vissuto per mesi, distando da casa sua solo dieci minuti di cammino. In effetti il nome Rosy era nell’agenda del superteste ma l’inquilino dell’epoca di Via Santa Teresa 23 negò risolutamente di aver mai ospitato la Gregori. Tuttavia molti sono concordi nell’affermare che la ragazza andava cercata a non più di tre chilometri da casa. Una ragazza che deve diventare un ostaggio importante, anche se non lo sa e perciò va via a piedi, non può girare troppo, per non correre il rischio di essere vista. Poi, che sia andata proprio al 23 di Via Santa Teresa o proprio all’interno 13, è altro discorso, mentre che Mirella sia stata sempre là, è tutto da dimostrare. Dopo tutto, stando alla Pista del Ganglio, Mirella Gregori sembra sia andata abbastanza in giro. Sarebbe stata fotografata presso la casa dell’avvocato Thomas Macioce, assistente di Marcinkus, per far ricadere eventualmente su di lui la colpa della sua sparizione, magari per le voci che spargeva sul suo conto. Sarebbe stata filmata a Castel Porziano, in una macabra simulazione di esecuzione, che però la ragazza sapeva che era finta, per far credere al Presidente della Repubblica che, se non avesse fatto gli appelli per Agca, sarebbe stata uccisa. Infine, altre foto, della Gregori e della Orlandi, evidentemente fatte alla bisogna, sarebbero state inserite in uno schedario di 15000 diapositive di minorenni, a sua volta presumibilmente allestito appositamente in Via dell’Erba per compromettere gli ecclesiastici vaticani che vi lavoravano. Come giudicare queste rivelazioni, visto che nessuna di queste foto né tantomeno il materiale pornografico sono stati mai trovati? A me sembra inverosimile questa moltiplicazione dell’uso dell’immagine della Gregori, tanto quanto il numero delle diapositive, anche se fossero state messe per incastrare gli ecclesiastici. Non a caso nessuno di questi scandali scoppiò. Che però qualche prova delle pessime intenzioni dei sequestratori verso la Gregori fosse recapitata subito al Quirinale credo di averlo dimostrato nel precedente articolo su questo tema, come prova la lettera di Pertini alla signora Arzenton, prima ancora che il nome di Mirella fosse associata a quello della Orlandi, e come dimostra anche il fatto che il Presidente si sia piegato ad un appello per Mirella. Ma il filmino a Castel Porziano, in casa del Presidente, non so fino a che punto fosse fattibile. Tra l’altro, se la Gregori sapeva cosa stava facendo, non si sarà domandata cosa le sarebbe accaduto se il piano non fosse andato a buon fine? E come avrebbe reagito, se si fosse data l’unica risposta logica possibile? (continua)




