Home Politica estera DI DIRITTO E DI ROVESCIO L’OCCIDENTE È IN CONFUSIONE

DI DIRITTO E DI ROVESCIO L’OCCIDENTE È IN CONFUSIONE

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In questo periodo tragico, dove sono accesi vari focolai di guerra, ad ogni piè sospinto si invoca il diritto internazionale, il quale è inteso come l’insieme di regole giuridicamente vincolanti in vigore a livello internazionale.

Si dà per scontato che il loro essere in vigore le renda non solo attive, ma cogenti, ossia inconfutabili, incontrovertibili, inoppugnabili, irrecusabili.

Niente di più falso.

Il diritto internazionale nasce da accordi tra gli Stati ed è cogente quando gli accordi tra gli Stati non vengono meno o quando l’insieme degli Stati che hanno sottoscritto gli accordi è in grado di farli rispettare anche a chi non li vuole rispettare.

Il diritto internazionale non è tale in quanto derivato da un potere superiore divino, ma è un patto, un contratto che, come tale, può essere variato o, addirittura, cancellato.

Il diritto romano, ad esempio, per quanto abbia ispirato gran parte del diritto successivo in Occidente, è stato sostituito dal diritto barbarico, come quello del complesso delle leggi longobarde emanate tra il VII e il IX secolo.

Il diritto islamico non ha nulla a che fare con il diritto romano e con tutte le sue diramazioni.

Le norme che regolano i rapporti tra gli Stati sono il frutto di intese che, quando collidono con la realtà di rapporti lacerati, vengono meno.

Ne è un esempio preclaro l’Onu, le cui determinazioni, che nascono dal diritto internazionale, sono ormai carta straccia, non solo per la perdita verticale di autorità delle Nazioni Unite, ma anche perché quando la politica e la diplomazia si trasformano in guerra, il diritto lascia il posto ai brutali rapporti di forza.

Una delle grandi illusioni del periodo che ha seguito la fine dell’Unione Sovietica, con una Cina ancora non in grado di essere potenza militare, è stata quella Usa di essere l’unico grande Paese normativo del mondo, per cui il diritto internazionale coincideva con quello dell’impero americano.

La stessa illusione ha riguardato l’intero Occidente, che ha pensato, e ancora pensa, di dichiarare questo o quello Stato fuori legge, come se al soggetto incriminato importasse qualcosa.

Gli esempi di inutilità del diritto internazionale quando prevalgono logiche di guerra, è quello del conflitto israelo-palestinese. Tutti gli appelli, i richiami dell’Onu, le incriminazioni alla Corte dell’Aja, e via discorrendo, sono pura propaganda, in quanto Israele ha deciso che deve combattere, combatte e non ascolta nessuno.

Non solo. Con le sue azioni Israele condiziona pesantemente la testa dell’impero americano, da troppo tempo obnubilata da una politica ondivaga, guerrafondaia e alla fine, inconcludente.

Il recente episodio del bombardamento del consolato iraniano in Siria non ha niente a che fare con il diritto internazionale, bellamente violato, e ha molto a che fare con il messaggio di forza che Tel Aviv lancia a Washington, dicendo che non può continuare a fare, come fa Joe Biden, il debole nei confronti dell’Iran e dei Fratelli Musulmani, in perfetta linea con le politiche del Clan Clinton, e che deve scegliere. Per dare stabilità al Medio Oriente Washington deve scegliere i Paesi sunniti, smetterla di fare l’occhiolino a Teheran e sostenere Israele. Se non è così, Tel Aviv bombarda e lo fa sempre più vicino alla testa dell’idra, dopo che questa ha scatenato i suoi vari tentacoli (Hamas, Hezbollah, Houty).

Bombardare un consolato in territorio siriano è contro il diritto internazionale? Pazienza. C’è chi protesta in nome del diritto? Pazienza. Il rapporto di forza implica che mentre gli Usa protestano per Gaza, mandano F35 e bombe a Israele perché non ne possono fare a meno.

I rapporti di forza, oggi, sono questi e non c’è diritto che tenga.

Veniamo all’Ucraina. Gli ucraini hanno dato del terrorista a Putin e la Corte internazionale ha emesso un mandato di cattura per Putin. Lo zar vince le elezioni. Il patriarca Kirill dice che l’Occidente è Satana. La Russia dice che Kiev ha pagato i terroristi che hanno fatto la strage di Mosca e che l’Ucraina è uno Stato di terroristi. Non solo, emette mandati di cattura per uno dei capi dell’intelligence di Kiev.

Gli ucraini che fanno? Consegnano il ricercato? No. Mandano Putin a quel paese.

Il tutto in barba al diritto internazionale.

Se un giorno la Cina invaderà Formosa, lo farà in base al diritto internazionale? E se gli Usa metteranno le loro navi nel Mar Cinese a difesa di Tai Pei lo faranno in base allo stesso diritto internazionale? E chi stabilirà chi ha ragione? L’Onu, che conta come il due di coppe?

Gli esempi potrebbero continuare.

Durante la Guerra Fredda, in un periodo arrivato dopo due guerre mondiali, dove del diritto internazionale se ne sono fatti un baffo tutti quanti, il diritto ha funzionato perché le due potenze, fino a quel momento le uniche con capacità di comando, avevano deciso che certe regole andavano bene.

Finita la Guerra Fredda, l’illusione Usa di essere l’unico regolatore del mondo si è infranta, e sempre di più si infrange, contro la realtà multipolare, attualmente entrata nel caos e, pertanto, in un mondo dove alle regole è sostituita la guerra ibrida, con le sue regole, che non sono quella del diritto internazionale.

Per riaffermare un qualsiasi diritto internazionale, che non sia semplicemente oggetto di studio e di dibattito nei convegni dei legulei, è necessario che gli Stati trovino un nuovo equilibrio stabile, che consenta di stabilire nuove regole, nuovi trattati, un nuovo diritto internazionale che sia cogente, in quanto condiviso e rispettato.

Tutto questo è possibile se si ammette che, dopo trent’anni di errori: delocalizzazione, globalizzazione, poca attenzione alle materie prime e a quelle energetiche, presunzione culturale nello stesso tempo nel quale si disprezzano le proprie radici e la propria storia, l’Occidente e, in primo luogo, la testa dell’Impero, capiscono che si deve entrare nella logica di trattare, di sedersi ad un tavolo diplomatico per affermare la propria identità, riconoscendo quella degli altri.

La pace di Vestfalia, che pose fine alla guerra dei trent’anni, comprendeva un complesso di trattati che furono sottoscritti nell’ottobre 1648 nelle due città di Münster e Osnabrück, in Vestfalia. La pace segnò il definitivo crollo del progetto politico e religioso asburgico e la fine delle guerre di religione.

E’ ora di una nuova Vestfalia.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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