
Un ferroviere sta facendo l’esame per la promozione a capo stazione. L’esaminatore gli prospetta un caso: un treno viaggia in direzione contraria ad altro fermo in stazione sullo stesso binario. Cosa fare? L’esaminando risponde proponendo una serie di soluzioni: tutte bocciate perché: i semafori non funzionano; il telefono è guasto; lo scambio di emergenza è già stato superato; il manovratore si è distratto e non ha visto osentito. All’ultima risposta: “prendo una lanterna e corro verso il treno in arrivo per segnalare pericolo” l’esaminatore ripropone: “troppo tardi, il treno è troppo vicino. Dunque lei che fa?”. Risposta finale “Chiamo mia moglie” Sconcerto nell’esaminatore: “Per fare ché?” E l’esaminando con un sorriso: “Le dico: vieni alla finestra Carmelina, e guardiamoci assieme questo botto”. E’ una vecchia barzelletta. Non fa ridere, ma è paragonabile al “lupus et agnus” ovvero al “rana rupta et bos” e altre delle “Fabulae” di Fedro: dovrebbe far riflettere.
Il ricorso alla decretazione d’urgenza è un vulnus alla democrazia, praticato da ormai almeno 30 anni ed il Governo Meloni è ad un passo dal record dei governi Draghi e Conte II. E’ un aumento di potere dell’esecutivo rispetto al potere – quello fondamentale della democrazia, perché l’unico posseduto da eletti dal popolo – legislativo. L’equilibrio tra poteri è un fatto costituzionale: garante in prima istanza è il Presidente della Repubblica. Tocca a lui, prima di ogni altro, esprimere un parere di costituzionalità di norme e di procedure, decretazione d’urgenza compresa.
Sono anni che sostengo la inaccettabilità del continuo ricorso alla decretazione. Quando poi si va avanti con leggi approvate con voto di fiducia – il Governo Meloni a livello di Draghi e Conte II; l’Italia al primo posto nel mondo, un numero quasi tre volte quello del secondo in graduatoria – si chiarisce che il Parlamento non conta assolutamente niente: emiciclo di rappresentazioni a parte. Ed ho sempre aggiunto che l’esondazione della Magistratura (il terzo potere) rispetto agli altri due ha del tutto ucciso la modalità democratica in Italia.
Infine mi sono sempre domandato quando il Presidente della Repubblica, interrompendo la fila delle sue esternazioni (che mi viene da paragonare a “operette morali”, ma senza la leopardiana componente di ironia), si fosse deciso a intervenire.
Ho annotato i ritardi che si stavano assommando. E le reazioni “democratiche”. Meglio dare del fascista al Governo che non riflettere sulla deriva antidemocratica presa da tutti i tre poteri: più facile e meno impegnativo. E soprattutto funzionale al disordine che non è subìto ma voluto. E poi la teoria del nemico unico….
Sul decreto sicurezza la Cassazione ha ora fatto sentire la sua voce. La contestazione riguarda forma, contenuto e procedure: l’accusa è di incostituzionalità. Mattarella qualcosa dovrà pur dire.
Sinceramente, chiamerò qualche amico per accompagnarmi alla finestra a vedere il botto. Ma temo che resterò deluso: l’unica cosa di cui avrò certezza e che la bravura nel fare fumo è da Oscar. Anzi no, da Nobel.





