Nel mese di giugno 2025, il debito pubblico italiano ha toccato un nuovo record storico, superando la soglia dei 3.070 miliardi di euro. Un aumento di 18 miliardi in un solo mese, rispetto a maggio. Eppure, a differenza di quanto avvenne appena 30 giorni fa, nessun telegiornale lo ha detto, nessun quotidiano lo ha titolato in prima pagina, nessun talk show ha aperto un dibattito.
Quando a maggio 2025 il debito pubblico era sceso di circa 10 miliardi, il coro fu unanime: trionfalismo istituzionale, servizi entusiasti nei TG, dichiarazioni politiche a catena. Pareva l’inizio di un’inversione di tendenza. Oggi invece, con il debito che risale e supera ogni record, si assiste a un imbarazzante silenzio bipartisan.
I numeri parlano. I media no.
La fonte è ufficiale: Banca d’Italia. A giugno il debito ha raggiunto 3.070,7 miliardi di euro, il massimo di sempre. In un solo anno, il debito è cresciuto di oltre 117 miliardi di euro. E il rapporto debito/PIL – uno degli indicatori più osservati a livello internazionale – è salito al 137,9 %, con previsioni al rialzo verso il 139 % entro fine 2025.
Questo trend dovrebbe preoccupare l’opinione pubblica, innescare dibattiti economici seri, portare i governi e i partiti a spiegare le scelte compiute. E invece: il vuoto.
Perché questo silenzio?
La risposta è scomoda: il debito fa notizia solo quando cala, perché consente narrazioni utili. Quando invece sale – come sta avvenendo ora, costantemente – si tende a ignorarlo. Il risultato è una grave disinformazione strutturale.
I cittadini italiani sono così tenuti all’oscuro di una dinamica che avrà ripercussioni concrete: più debito significa più interessi da pagare, meno risorse per servizi pubblici, più vincoli nei conti pubblici, maggiore vulnerabilità ai mercati e maggiore dipendenza dalle politiche BCE.
Ma nessuno lo spiega. Nessuno pone la questione nel dibattito politico. È come se la realtà economica fosse diventata una variabile opzionale, manipolabile a piacere a seconda del momento e dell’opportunità.
Un sistema mediatico complice
Quando i numeri vanno nella “giusta direzione”, i media si precipitano a rilanciarli con titoli roboanti: “Il debito scende, segnale positivo!”, “L’Italia convince Bruxelles”, “La politica del rigore funziona”. Ma quando i dati diventano scomodi, complessi, o politicamente rischiosi, cala il sipario.
Il problema è che questa narrazione selettiva mina la fiducia del cittadino, lo rende meno informato, e lo priva degli strumenti per valutare le scelte pubbliche. L’opinione pubblica viene di fatto trattata come una platea da gestire, non da coinvolgere.
Conclusione: svegliarsi è un dovere
Non si può restare indifferenti. Un debito che supera i 3.070 miliardi, in un contesto di crescita fragile, inflazione instabile e stretta monetaria in atto, è un rischio sistemico per il Paese. E il fatto che la stampa nazionale e i media mainstream abbiano scelto il silenzio, quando avrebbero dovuto suonare l’allarme, è ancora più grave del debito stesso.




