
di Giavito Caldararo
Davigo è stato uno dei magistrati di punta del periodo di “Mani pulite”. Uno dei paladini del bene, con la virtù di esprimersi con efficaci aforismi, rispetto ad un italiano claudicante di Antonio Di Pietro e al linguaggio argomentato e aulico di Gherardo Colombo. Quando fu avviata la complessa e furiosa indagine di “Tangentopoli”, disse: “L’Italia va Rivoltata come un calzino”. Era il tempo di quando l’inchiesta di “Mani pulite” era in pieno e vorticoso svolgimento.
Della classe politica non aveva una grande considerazione, al punto che durante l’indagine sulla Metropolitana di Milano, disse: “Non esistono politici innocenti ma colpevoli su cui non sono state raccolte le prove”. Anzi, la frase più caustica e pungente fu quella di “gli innocenti sarebbero colpevoli che l’hanno fatta franca”. In quel periodo il suo pensiero giuridico dominante era quello che “si è colpevoli anche senza aspettare i tre gradi di giudizio”. Eppure, l’articolo 27 della Costituzione, al secondo comma – recita: “L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”. Piercamillo Davigo, invece, non ha mai considerato la “presunzione d’innocenza” che pure discende dalla Costituzione e dallo Stato di diritto, ma è rimasto legato alla sua “presunzione di colpevolezza”.
Quando veniva affrontato lo spinoso argomento dell’arresto come strumento di pressione, lui, così efficace nella sintesi e nella frase ad effetto, sosteneva: “Nessuno viene messo dentro per farlo parlare, viene messo fuori se parla, che è una cosa diversa”. E a tal proposito, la giustizia milanese è stata quella che si è resa protagonista del caso di Giulia Ligresti, arrestata e che pur di uscire dal carcere è costretta ad ammettere reati mai commessi. Infatti, sarà assolta con formula ampia, perché infondati, dai reati di falso in bilancio e aggiotaggio, con alle spalle sei anni d’inferno. La Ligresti , dopo l’assoluzione e sei anni di calvario, dirà: “troppo spesso, in nome della giustizia, si commette la più grande delle ingiustizie: togliere la libertà a un innocente”.
Chissà se la coppia Davigo-Travaglio, la più nota del giustizialismo, starà meditando di cominciare a coltivare per il futuro, come faro e guida, il sacro dubbio. Per noi garantisti l’ex magistrato Davigo non è colpevole ma un presunto innocente. La cosa strana è Travaglio, che dopo la sentenza a carico di Davigo, tuona, come sottolinea il presidente delle Camere penali, l’avv. Gian Domenico Caiazza, “che questo è il mondo alla rovescia”, cioè del Davigo condannato. E la condanna in primo grado di Davigo, per uno scherzo del destino, avveniva nel giorno in cui in Senato della Repubblica si commemorava la figura di Silvio Berlusconi, sul quale indagò proprio Davigo, la mente più raffinata del famoso pool di “Mani Pulite”.
Chissà se oggi il buon Davigo, ha cambiato pensiero oppure è ancora convinto che condannato o assolto è la stessa cosa, perchè per lui chi è assolto è uno che l’ha fatta franca. Chissà se ha maturato l’idea di come è aberrante il suo pensiero giuridico. Per uno scherzo del destino la sua condanna a 15 mesi di reclusione, pena sospesa, è più pesante di quella inflitta all’ex magistrato Luca Palamara.
Ed è sempre l’avv. Caiazza, che invita Davigo a “smettere i panni del moralizzatore dalle colonne del Fatto Quotidiano e dai salotti di La7 “. Perché, come diceva il vecchio leader del socialismo italiano, Pietro Nenni : a fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro che ti epura”. Ed è lo stesso Gian Domenico Caiazza, che sottolinea che “è la sorte dei populisti, sin dai tempi della rivoluzione francese, quando la stessa ghigliottina usata dai Giacobini, fu usata sul loro leader, Maximilien de Robespierre”.





