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Dal Marocco a Cipro il Mediterraneo torna al centro del comando global

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Mediterraneo

Quale sarà il futuro del Mediterraneo?

Da settimane osserviamo il ridisegno delle rotte globali come uno dei fenomeni più rilevanti di questa fase storica.

Quello che fino a poco tempo fa appariva come un semplice effetto collaterale delle tensioni in Medio Oriente sta assumendo, giorno dopo giorno, i contorni di una trasformazione strutturale e il primo segnale arriva dal Marocco.

Il porto di Tanger Med si prepara a ricevere un volume crescente di traffico marittimo, in conseguenza della deviazione di numerose compagnie lungo la rotta del Capo di Buona Speranza.

La vulnerabilità del Mar Rosso e l’incertezza legata ai passaggi più esposti stanno riportando il Mediterraneo occidentale e il Nord Africa al centro della geografia dei flussi. Ma non è soltanto una questione logistica, quando il traffico si sposta, si sposta anche il baricentro del potere.

Tanger Med non rappresenta solo un’infrastruttura portuale, ma un punto di connessione strategica tra Atlantico, Mediterraneo, Africa ed Europa. Il suo rafforzamento racconta il ritorno di una centralità mediterranea che per anni era rimasta parzialmente subordinata alla linearità delle grandi rotte asiatiche.

Ma il Mediterraneo non torna centrale solo per effetto delle deviazioni commerciali, sta tornando centrale anche grazie a Cipro.

L’isola riacquista una funzione strategica che va ben oltre la sua dimensione geografica. Situata al crocevia tra Europa, Levante e Nord Africa, Cipro torna a essere uno spazio di proiezione politica, militare e logistica essenziale nel Mediterraneo orientale.

Le basi britanniche di Akrotiri e Dhekelia, insieme alla nuova attenzione per il quadrante levantino, rendono ancora più evidente il ruolo dell’isola nella stabilità regionale e nel controllo delle direttrici tra Asia, Europa e Africa.

La ridefinizione di una geografia strategica.

Il Mediterraneo, che per un periodo è stato percepito come periferico rispetto ai grandi flussi globali, torna a essere una cerniera di potenza. E mentre il Mediterraneo ritrova centralità, sullo sfondo emerge già un nuovo possibile punto di criticità globale, lo Stretto di Malacca.

Dopo Hormuz e il Mar Rosso, è questo il passaggio che rischia di trasformarsi nel prossimo nodo sensibile della geopolitica mondiale. Connette l’Oceano Indiano al Pacifico ed è essenziale per i flussi energetici e commerciali diretti verso la Cina e l’Asia orientale.

Per Pechino rappresenta un vero collo di bottiglia strategico, tanto da essere definito “la maledizione di Malacca”.

La crescente attenzione internazionale verso questo stretto conferma che il sistema globale è entrato in una fase in cui i check points non sono più semplici passaggi geografici, ma strumenti di pressione, controllo e vulnerabilità.

Quindi, il Marocco consolida il proprio ruolo di snodo, Cipro riafferma il valore delle isole come piattaforme di comando e Malacca si profila come possibile nuova fragilità sistemica, le rotte cambiano, ma soprattutto come vediamo cambia la mappa del potere.

Il Mediterraneo al centro del ridisegno per l’Europa può tradursi in una maggiore centralità dei porti mediterranei, nel rafforzamento delle infrastrutture logistiche e intermodali e nella possibilità di recuperare peso strategico all’interno delle catene globali, però attenzione perché esiste anche il rovescio della medaglia.

Se l’Europa non sarà in grado di controllare la sicurezza marittima, l’energia e i mercati finanziari, rischierà di restare soltanto il terminale passivo di una crisi decisa altrove.

Il Mediterraneo sta riacquistando potere, ma la vera domanda è se questo potere diventerà finalmente europeo oppure resterà semplicemente uno spazio attraversato dai flussi globali.

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