Si intensificano gli sforzi di mediazione
Mentre il conflitto armato tra l’alleanza USA – Israele e l’Iran si protrae per la quinta settimana, Cina e Pakistan hanno lanciato congiuntamente un’iniziativa di pace globale in cinque punti.
L’obiettivo è porre fine alle ostilità e ristabilire la stabilità nella regione del Golfo e del Medio Oriente.
L’annuncio è stato fatto il 31 marzo, dopo colloqui ad alto livello a Pechino tra il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi e il Vice Primo Ministro e Ministro degli Esteri pakistano, il Senatore Mohammad Ishaq Dar.
Questa iniziativa congiunta rappresenta il più importante sforzo diplomatico coordinato emerso dall’inizio del conflitto, scoppiato il 28 febbraio con gli attacchi militari congiunti USA – Israele sul territorio iraniano.
L’iniziativa Cina – Pakistan delinea un percorso strutturato verso la de-escalation, affrontando sia le immediate preoccupazioni umanitarie sia gli obiettivi di stabilità a lungo termine:
I. Cessazione immediata delle ostilità
Le due nazioni chiedono la cessazione immediata delle ostilità e invitano tutte le parti coinvolte a impedire che il conflitto si estenda ulteriormente. La proposta prevede l’accesso illimitato degli aiuti umanitari a tutte le zone colpite dalla guerra, a dimostrazione della crescente preoccupazione internazionale per le vittime civili.
II. Avvio dei colloqui di pace
L’iniziativa sottolinea che “il dialogo e la diplomazia sono l’unica via percorribile per risolvere i conflitti”. Invita quindi all’avvio immediato dei negoziati di pace. In particolare, richiede a tutte le parti coinvolte di impegnarsi a risolvere pacificamente le controversie e di astenersi dall’uso o dalla minaccia della forza durante i colloqui.
Inoltre, ribadisce l’importanza di salvaguardare la sovranità e l’integrità territoriale dell’Iran e degli Stati del Golfo.
III. Protezione degli obiettivi non militari
La proposta chiede a tutte le parti di interrompere immediatamente gli attacchi contro i civili e le infrastrutture non militari. In particolare, sottolinea l’importanza di rispettare il diritto internazionale umanitario e di proteggere le infrastrutture critiche, come centrali energetiche, impianti di desalinizzazione, reti elettriche e infrastrutture nucleari pacifiche, tra cui le centrali nucleari.
IV. Sicurezza delle rotte marittime
Con lo Stretto di Hormuz, cruciale per l’approvvigionamento energetico globale, di fatto inaccessibile, l’iniziativa sollecita tutte le parti coinvolte a garantire la sicurezza delle navi e degli equipaggi bloccati, a consentire il transito sicuro delle navi civili e commerciali e a ripristinare al più presto la normale navigazione attraverso lo stretto.
L’Iran ha mantenuto il controllo de facto della via d’acqua, autorizzando il passaggio solo alle navi provenienti da quelli che Teheran considera “Paesi amici”.
V. Primato della Carta delle Nazioni Unite
L’ultimo punto sottolinea l’importanza di rafforzare il multilateralismo e ribadire il ruolo fondamentale della Carta delle Nazioni Unite nella costruzione di un quadro di pace globale che assicuri una stabilità regionale duratura.
L’iniziativa congiunta posiziona il Pakistan come mediatore emergente nel conflitto, un ruolo che sembra aver ottenuto l’approvazione di Washington, con il presidente Donald Trump che ha recentemente suggerito che l’intervento militare statunitense in Iran potrebbe concludersi entro “due o tre settimane”.
Pechino ha dato il suo pieno sostegno diplomatico agli sforzi di Islamabad, con la portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, che ha affermato che gli sforzi di mediazione “dovrebbero essere accolti con favore da tutti”.
Per la Cina, la posta in gioco è elevata. Essendo il più grande importatore mondiale di petrolio greggio, Pechino si trova ad affrontare significative vulnerabilità economiche derivanti da un conflitto prolungato.
Oltre alle immediate preoccupazioni energetiche, l’economia cinese, trainata dalle esportazioni, dipende dalla stabilità globale; le esportazioni del paese verso il Medio Oriente sono cresciute quasi il doppio rispetto alle esportazioni verso il resto del mondo lo scorso anno, con la regione che è diventata il mercato in più rapida crescita per i veicoli elettrici cinesi.
In questo contesto, la Repubblica Popolare Cinese adotta un approccio cauto, evitando il coinvolgimento in conflitti di vasta portata. La sua priorità assoluta, sia a livello nazionale che internazionale, è lo sviluppo economico.
Il conflitto ha avuto conseguenze devastanti, con un bilancio di oltre 1.300 vittime, tra cui l’allora Guida Suprema iraniana, l’Ayatollah Ali Khamenei. L’Iran ha risposto con attacchi di droni e missili contro Israele, Giordania, Iraq e i Paesi del Golfo che ospitano basi militari statunitensi, causando vittime, danni alle infrastrutture e perturbazioni nei mercati globali e nel traffico aereo. Il conflitto armato ha inoltre provocato la morte di almeno 13 militari statunitensi.
L’iniziativa diplomatica del Pakistan giunge in un momento in cui si parla di negoziati indiretti tra Stati Uniti e Iran, facilitati da Islamabad. Sebbene Teheran abbia pubblicamente negato di aver avviato colloqui formali con Washington, i media iraniani semi-ufficiali hanno riconosciuto che la Repubblica islamica ha presentato risposte a una proposta di pace statunitense in 15 punti tramite intermediari pakistani.
Nel fine settimana, il Pakistan ha ospitato i ministri degli esteri di Turchia, Egitto e Arabia Saudita. L’Arabia Saudita coordinerà le posizioni regionali.
Nonostante lo slancio diplomatico, permangono ostacoli significativi. La credibilità della Cina come mediatore neutrale è stata messa in discussione da alcuni analisti, dato l’allineamento di Pechino con la Russia .
Gli Stati Uniti mantengono un’estesa infrastruttura militare negli stati del Golfo, mentre l’unica base regionale cinese – un hub logistico a Gibuti – offre limitate capacità di proiezione di potenza.
Ciononostante, i funzionari cinesi rimangono ottimisti sulle prospettive dell’iniziativa. “La situazione in Medio Oriente è al centro dell’attenzione di tutte le parti”, ha dichiarato Mao Ning ai giornalisti a Pechino. “Continua a essere tesa, il che non è nell’interesse di nessuna delle parti”.
L’iniziativa Cina – Pakistan rappresenta il quadro diplomatico più dettagliato proposto dall’inizio del conflitto. La sua enfasi sugli immediati aiuti umanitari, sulla protezione delle infrastrutture critiche e sul ripristino della navigazione marittima affronta urgenti preoccupazioni globali, offrendo al contempo un percorso strutturato verso i negoziati.
Resta da vedere se le parti in guerra accetteranno questo invito al tavolo delle trattative. Con il conflitto che entra nel suo secondo mese, i mercati energetici globali sempre più instabili e i costi umanitari in aumento, la possibilità di una soluzione diplomatica si fa sempre più remota.
Cina e Pakistan si sono offerti come mediatori in un conflitto che potrebbe avere conseguenze catastrofiche, ritagliandosi così un nuovo ruolo a livello diplomatico.


Carlo Marino, Ph.D., Journalist Stampa Estera. Direttore Scientifico della Collana di linguistica, Storia e Antropologia Eurasiatica - De Frede Editore Napoli. Il Faro di Roma, Sala Stampa Santa Sede. Correspondent of European News Agency. Reporters.de. AgoraVox.fr, Nuovo Giornale Nazionale, Eurasiaticanews.eu, La Maschera di Tespi, De Regimine Litterarum. Scrittore.


