La storia è sempre maestra di vita?
Crediamo che le società nel passato si siano evolute fino a un punto oltre il quale hanno incontrato i limiti dello sviluppo. Questi limiti non superati, hanno portato al crollo di Imperi che hanno segnato la storia dell’umanità.
La storia dell’Impero romano ci insegna che l’avidità delle persone e l’egoismo contribuiscono alla fine di società fiorenti che avevano raggiunto standard di vita elevati nel passato.
Le cause della caduta dell’Impero romano sono state molteplici tra le quali crisi economiche, finanziarie e forti pressioni dovute alle migrazioni di popolazioni del Nord ed Est Europa.
Ai tempi della Repubblica Romana l’attività economica consisteva nell’agricoltura, allevamento e l’attività industriale erano ridotti, nei mercati si praticava il baratto e alcune volte si pagava ancora in sale.
I prezzi erano scritti sia in valuta sia in beni e nella Roma antica lo scambio di valuta in cambio di beni e servizi erano ancora ridotta e la vera ricchezza per i Romani era costituita da immobili e bestiame.
I soldi erano necessari e pagare in monete era indispensabile e pratico e il valore della valuta era definito e stabile perché era più facile capire il valore di un prestito.
Il settore finanziario esisteva ed era fondamentale e allora cosa ruppe questo sistema?
La prima crisi finanziaria fu causata nel 79 a.C. durante il periodo in cui governava Mario Silla. Quest’ultimo era un generale influente e la società romana era spaccata tra gli optimates (fazione aristocratica) e i populares (fazione votata dalla plebe).
Silla apparteneva alla fazione degli optimates ed era un generale che si schierava con questa fazione conservatrice che acquisì un potere assoluto per varare leggi e mettere a morte chiunque senza processo.
Silla uccise molti cittadini romani in pochi anni e tra questi cittadini vi erano molte famiglie ricche e fu proprio a causa di questi eventi che iniziò la prima crisi finanziaria.
Le ville rimasero senza padrone e furono offerte a prezzi ribassati facendo crollare il loro valore così come il prezzo dei terreni e crollando il valore degli immobili crollò anche il valore dei prestiti sulla base dei quali erano stati dati in garanzia questi beni. Vi ricorda nulla?
Non vi ricorda la famosa crisi del 2008 causata in America dai mutui subprime che fece crollare il sistema finanziario internazionale?
Nel 2008 in quel periodo il PIL dell’Italia crollò così come i fatturati di moltissime multinazionali che non si ripresero più pienamente e per questo motivo furono svendute con una forte riduzione degli organici causando la perdita di migliaia di posti di lavoro.
Ritornando al racconto della prima crisi di 2.000 anni fa, nell’Antica Roma chi prestava soldi cominciò a chiedere tassi d’interesse più alti ed era meno propenso a prolungare le scadenze per il rimborso e questi eventi con le loro ripercussioni riecheggiarono nei decenni successivi.
Crasso, uno dei politici più influenti della Roma antica, apparteneva a una delle famiglie più ricche e riuscì a sfruttare la situazione per ottenere immensi guadagni comprando a prezzi stracciati terreni e case.
Dopo il Dittatore Silla, Roma entrò in una lunga fase di guerre civili che terminarono con la fine della Repubblica e la nascita dell’Impero.
Il primo imperatore fu Ottaviano Augusto che riportò l’ordine dopo le guerre civili e Il Senato della Repubblica divenne a lui subordinato. Ai tempi di Ottaviano il valore degli immobili e terreni era ancora molto basso e quest’ultimo varò una serie di riforme che consentirono a Roma di avere un lungo periodo di sviluppo dopo il quale a un certo punto la situazione economica peggiorò.
Nei fori Romani avvenivano le transazioni più importanti e l’imperatore Tiberio comprese che la crisi era molto grave e quindi si decise a prendere 100 milioni di Sesterzi pari a venticinque milioni di denari facendoli avere ad alcuni creditori da lui selezionati che cominciarono a prestare soldi a tassi quasi a zero.
Tiberio in questi casi si comportò come una banca centrale prestando soldi ai prestatori e in questo ci ricorda molto la politica monetaria di Mario Draghi e il suo quantitative easing.
Nell’economia romana arrivò una grande liquidità a basso costo e l’imperatore puntò sulla concorrenza di mercato scommettendo sull’abbattimento dei tassi i quali scesero dal 10% al 4%.
In questo modo Tiberio usando i sesterzi di Roma per evitare il collasso del sistema economico romano rese evidente il fatto che l’Impero per funzionare aveva bisogno di molta liquidità.
Sarà purtroppo la liquidità a mettere in crisi l’economia romana nel momento in cui le monete diventarono sempre più importanti nell’Impero romano a causa dell’enorme esigenza di avere liquidità per pagare di più l’esercito per mantenere la sicurezza in un territorio molto vasto e a causa di questo si venne a creare la necessità di trovare molta liquidità per sostenere la burocrazia, le spese militari e le opere pubbliche.
I metalli per coniare le monete d’argento e oro non erano infiniti e quindi si decise di ridurre la quantità di metalli preziosi nelle monete.
I denari in origine erano in argento puro, ma poi furono mischiati con altri metalli con l’obiettivo di ottenere più moneta svalutando la medesima facendo perdere valore al denario d’argento.
Coloro che prestavano denaro sapevano che le monete contenevano meno metallo prezioso e quindi tennero per loro il denaro con più valore dando via quello con meno valore.
Ai tempi di Nerone la quantità di argento nel denario è ridotta di nascosto. Dopo molti anni la quantità d’argento nelle monete diminuì sempre di più con l’intento di coniare più monete e pagare meglio l’esercito, la burocrazia e le opere pubbliche.
Finché l’Impero si estendeva, si potevano ricompensare i soldati con i terreni conquistati ma nel 117 Dc l’Impero smise di espandersi e si ebbe bisogno di più monete con una percentuale di argento più basso, ma quando i cittadini romani si resero conto di questa forte riduzione di metallo prezioso nelle monete, si creò una situazione in cui per acquistare beni occorrevano sempre più denari facendo innalzare i prezzi.
Gli stipendi rimasero fissi mentre i prezzi dei beni aumentavano creando molto malcontento tra la popolazione che accettava malvolentieri le monete con poco metallo prezioso.
Negli anni successivi l’Imperatore Traiano varò una legge che peggiorò la situazione finanziaria mentre i creditori diventavano sempre più rigidi nel chiedere la restituzione dei prestiti attendendo che i debitori andassero in bancarotta per prendere i loro beni a prezzi quasi azzerati dopo aver alzato i tassi d’interessi.
Con Diocleziano nel IV secolo fu emanato un Editto che pose un limite ai prezzi dei beni imponendo l’obbligo ad accettare denari in pagamento.
Il valore della moneta non era dato dalla quantità di metallo prezioso con cui è fatta ma dalla garanzia costituita dalla quantità di beni che si poteva acquistare con essa e non serviva l’obbligo ma occorreva la fiducia, quindi piuttosto che accettare denario con poco argento, si chiudevano i negozi favorendo la diffusione di un mercato illegale nel quale si usava il baratto pur di non usare le monete. Diocleziano di fronte a questa situazione ritenne opportuno ritirare il suo Editto.
I successivi imperatori cercarono di aumentare l’argento nelle monete, però le miniere scarseggiavano e quindi l’inflazione si alzò nuovamente causando delle nuove crisi finanziarie che mise in ginocchio Roma con nuove guerre civili.
Abbiamo potuto notare nel corso dei secoli che si sono susseguite varie crisi che hanno messo in difficoltà imperi, con il crollo delle istituzioni e con una grande sofferenza dei più deboli e dei più poveri.
Crisi, speculazioni, desiderio di possedere sempre più beni e di non condividere nulla con il prossimo erano presenti 2.000 anni fa come oggi nella società contemporanea e tutto questo non avrà mai fine come in un loop perenne.
Dalla caduta degli imperi passati giunge fino a noi il monito che quanto accaduto si potrebbe ripetere ma come sempre rimarrà inascoltato.





