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CRAXI E LA LOTTA ALL’INFLAZIONE

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di Gianvito Caldararo
di Gianvito Caldararo
In Italia l’inflazione galoppava ad un ritmo molto sostenuto ed uno degli elementi che influiva in modo significativo era il perverso meccanismo della scala mobile. Come ricorda molto bene Fabio Martini, nel suo libro ” Controvento” – La vera storia di Craxi – “dopo anni di recessione per l’Italia, anche per la favorevole congiuntura internazionale, vi era la possibilità di crescita per l’economia italiana, che però è notevolmente appesantita dal carico dell’inflazione, parametro fuori quadro rispetto agli altri Paesi europei”.
Giuliano Amato, sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, racconta ad Antonio Funiciello nel libro “Il metodo Machiavelli”: Quando arrivai a palazzo Chigi ero consapevole che dovessimo liberarci della scala mobile. Me ne ero convinto negli anni di lavoro alla Cgil, perchè oltre ad essere uno strumento economico superato, nuoceva soprattutto ai sindacati, perchè divorava lo spazio tutto lo spazio e la capacità di contrattazione coi datori di lavoro”.
Lo stesso Amato, ricorda che in un apposito Consiglio dei ministri, Craxi affida a De Michelis, che lui aveva voluto al ministero del Lavoro, la questione della scala mobile. L’obiettivo è realizzare il taglio della scala mobile entro il febbraio, ultima data utile per evitare che scattino i punti per i due mesi successivi.
L’ipotesi di lavoro è quella contenuta nello studio preparato da Ezio Tarantelli, vicino alla Cisl. Il mandato che Craxi affida a De Michelis, che Martini descrive nel suo citato libro, “è chiaro: Dobbiamo abbattere l’inflazione , ma dobbiamo farlo in accordo con tutto il sindacato, in modo da consentire al PCI di uscire dalla logica della contrapposizione”. In tale direzione si susseguono incontri e contatti informali con Lama, con Giorgio Napolitano, con Sergio Garavini, nei quali il tormentone di De Michelis – su mandato di Craxi – è sempre lo stesso: “Noi andremo avanti comunque, ma puntiamo a un accordo con la Cgil e col Pci, anche perchè la riduzione dell’inflazione conviene a tutti e in particolare ai lavoratori”.
De Michelis, in un incontro con Carlo De Benedetti, Eugenio Scalfari e Giovanni Spadolini, ha rilevato che in coro ripetono tutti la stessa cosa, cioè di “non insistere, perchè così si sfascia tutto”.  Craxi è costantemente informato, ma è deciso ad andare avanti e così decide di incontrarsi a quattr’occhi con Luciano Lama. Durante l’incontro, come descritto da Fabio Martini nel suo libro, Craxi dice a Lama: “Senti, pur di avere la tua firma, sono pronto a dimezzare i punti della scala mobile”. E la risposta di Lama è sincera: “Il problema non è dei due punti in più o in meno. So che questo provvedimento può essere utile, ma è Berlinguer che ha voluto questa linea”.
Alla posizione di Berlinguer, giunge la notizia fatta presente da Sapdolini che anche la Confindustria non ci sta. Invece,  il presidente di Confindustria Vittorio Merloni approda a Palazzo Chigi e riferisce a Craxi che è prevalso il si all’accordo, dopo una forte e vivace discussione. Il risultato è stato di 7 a favore e  5 contrari. Tra i contrari c’erano De Benedetti e Romiti, mentre è stato decisivo il si di Gianni Agnelli.
Di fronte a tale situazione, Craxi decide per l’approvazione del provvedimento e di andare avanti sino in fondo, nel mentre il Pci scenderà in piazza e avvierà una pesante campagna per l’avvio di un referendum popolare. Saranno giornate infuocate, con Craxi preso di mira in ogni direzione, dove prevarranno accuse tipo: “Craxi vogliamo la tua testa”, Bettino sei sulla buona pista, anche Benito era socialista”, nel mentre in Parlamento il Pci faceva un tenace ostruzionismo alla conversione del decreto, passato alla storia come il “Decreto di San Valentino”.
La storia successiva è nota. Ci sarà il referendum e il decreto avrà la legittimazione del popolo e così il governo Craxi conseguirà l’obiettivo di abbassare significativamente l’inflazione e assicurerà all’Italia una poderosa crescita, con una media oltre quella degli altri Paesi europei. E con il governo Craxi, l’Italia conoscerà la nuova classe dei piccoli imprenditori e del famoso Made in Italy. L’esperienza del Governo Craxi è stata contrassegnata dalla lotta l’inflazione, dallo sviluppo economico sostenuto, da una autorevole politica estera, dalla salvaguardia della sovranità nazionale e dall’Italia che diviene la quinta potenza mondiale. 

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  • Redazione

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