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Costantino Trump, in hoc signo vinces

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Costantino e Trump

Il Board of Peace rottama l’ONU ed estende gli Accordi di Abramo

Verdi di rabbia e rossi di ira i commenti dei progressisti sul varo del Board of Peace spopolano sui social.

Alcuni, come al solito, scrivono idiozie senza senso, del tipo che lui si intascherà i soldi, altri, che hanno capito, sputano veleno perché il nuovo organismo internazionale sta mandando in rottamazione l’ONU.

Trump lo ha detto a modo suo: “Penso che le Nazioni Unite abbiano un grande potenziale, davvero un grande potenziale. Il Board of Peace vigilerà e si assicurerà che funzionino correttamente”.  E ha aggiunto che se l’ONU avesse bisogno di aiuto “finanziario”, il Board è pronto a intervenire.

ONU commissariato, ossia reso dichiaratamente quello che è: inutile e, nelle sue varie diramazioni, come l’OMS dannoso, quando non pericoloso.

Ogni stagione ha le sue istituzioni e ogni periodo storico è diverso dagli altri, ma la storia, per quanto non si ripeta mai nello stesso modo, è maestra di vita.

Uno sguardo alla storia, anche dal punto di vista simbolico, è importante, in questo momento di svolta.

I simboli contano e vanno letti per capire dove si sta andando a parare.

L’imperatore romano Costantino, prima della battaglia di Ponte Milvio nel 312 d.C., dice di aver visto in cielo il simbolo cristiano della croce come garanzia di vittoria. Vero o non vero, questo è.

Costantino

Nel gennaio – febbraio 313 Costantino (Augusto d’Occidente) e Licinio (Augusto d’Oriente) si incontrano a Mediolanum (l’antica Milano, allora capitale imperiale d’Occidente), in occasione del matrimonio tra Licinio e Costanza (sorella di Costantino). I due emettono l’editto di Milano che rende legale il cristianesimo.

Due note storiche non fanno male.

Costantinopoli, oggi Istambul, esisteva come antica colonia greca chiamata Bisanzio, fondata intorno al 667 a.C. in una posizione strategica sul Bosforo, tra Europa e Asia, controllando rotte commerciali e marittime cruciali. Dal 330 al 395 fu la capitale dell’Impero romano unito sotto Costantino e i suoi successori.

Dopo la divisione definitiva dell’Impero romano (395), Costantinopoli divenne capitale dell’Impero romano d’Oriente (noto come Impero bizantino), rimanendo per oltre un millennio (1453) uno dei centri più ricchi, colti e potenti del mondo medievale e sede del Patriarcato di Costantinopoli.

Nel 476 d.C. l’esercito romano in Italia era composto quasi interamente da mercenari germanici (Eruli, Sciri, Rugi e altri) e il generale germanico Odoacre depose l’ultimo imperatore d’Occidente, Romolo Augusto, un ragazzo di circa 14-16 anni.

Nel frattempo il figlio di Costanzo Cloro, ben supportato dalla madre Elena, aveva messo in atto una strategia che aveva attivato, al posto del potere militare ormai in disfacimento, un potere ideologico che è servito da collante dell’Impero romano d’Occidente per secoli: il cristianesimo imperiale.

Il mondo romano, che già sentiva la decadenza era impregnato di cultura stoica che ben si associava al cristianesimo. Costantino seppe usare questo sostrato culturale, sempre più presente, trasformandolo nel collante dell’Impero d’Occidente, affidato al primo Papa imperiale, Silvestro I, dopo aver stabilito i canoni del cattolicesimo al Concilio di Nicea (325).

Nicea

Il Concilio di Nicea, presieduto dallo stesso Costantino, stabilì i canoni del cattolicesimo romano utilizzando le idee del vescovo di Lione Ireneo (nato a Smirne 130-140) e autore dell’opera Adversus haereses (Contro le eresie), in 5 libri, scritta intorno al 180 in greco (ci è pervenuta soprattutto in traduzione latina antica).

Adversus haereses è una confutazione sistematica dello gnosticismo.

Costantino scelse tra i vari cristianesimi quello più popolare e più facilmente utilizzabile come collante ideologico dell’Impero d’Occidente, ormai in disfacimento economico e militare.

Fatto questo breve ripassino di storia imperiale, veniamo al nostro attuale Impero Americano.

Cambiamo gli orientamenti.

Bisanzio è negli Usa e Roma è a Bruxelles.

Bruxelles si è votata al globalismo e ne ha adottato tutte le idiozie economiche, finanziarie e ideologiche: green, woke, climate change, gender, transumanesimo, malthusianesimo, eugenetica.

Dietro le quinte si muovono la finanza ebraica e le logiche neo coloniali monarchiche.

Il combinato disposto delle idiozie globaliste ha ridotto il Vecchio Continente ad uno zombie.

In Vaticano regna Francesco, il Papa del globalismo.

A Bisanzio Usa qualcuno, che non è difficile immaginare chi sia, arma un fucile che spara a Donald Trump, nel tentativo di impedirne l’elezione a presidente dell’Impero americano.

Per puro caso (qualcuno dice per miracolo) il proiettile, indirizzato al cervello, sfiora solo l’orecchio. A evitare l’omicidio lo spostamento della testa per guardare il gobbo che suggerisce le parole del comizio.

Tutto questo alla vigilia della Convention repubblicana che, con Trump morto, avrebbe nominato necessariamente un candidato debole. Non è andata così. Trump sopravvive all’attentato e nomina suo vice J.D Vance, l’uomo di Maga.

In seguito Trump vince le elezioni e nomina uno staff di collaboratori che si sta dimostrando compatto.

Muore Papa Francesco e con il feretro esposto in Vaticano, Trump arriva e chiede, nella basilica, di attrezzare un “ufficio” perché deve parlare con Zelensky. Macron cerca di intrufolarsi, ma il pupillo dei Rothschild viene mandato via. Segnale preciso allo scudo rosso.

Il Conclave elegge un Papa Usa, il quale come primo viaggio all’estero va a Istambul, ossia a Costantinopoli, e a Nicea. Altro segnale interessante.

A Monaco arriva J.D.Vance, esponente di Maga, il quale dice ai leader europei che hanno dimenticato la democrazia e si sono messi su un terreno non condivisibile per gli Usa, che hanno abbandonato il globalismo con tutte le sue porcherie allegate.

Pochi giorni fa è la volta di Marco Rubio, radici piemontesi e sivigliane, uomo vicino al deep state USA, il quale dice che il globalismo è finito e che se gli europei vogliono stare con gli Usa devono cambiare radicalmente.

Nel frattempo gli ultimi rimasugli dell’Impero inglese crollano miseramente negli Epstein file, con tanto di principe arrestato, mentre il campione del woke, tale Macron da Parigi, diventa una barzelletta universale.

Il Vecchio Continente è arrivato direttamente a Romolo Augusto e l’Impero Bisanzio – USA dice che è necessario ritrovare pienamente il collante cristiano (cattolico, protestante, ortodosso) per salvare il salvabile. Gli anglicani, causa corona in decadenza, sono arrivati alla frutta con la nomina di un vescovo donna e all’estero sono stati abbandonati.

Trump, con l’editto di Milano (ops, pardon) con l’editto di Bisanzio – USA dice che il 17 maggio sarà la giornata nella quale dedica gli Stati Uniti d’America a Dio.

Macron ha dedicato le Olimpiadi al gender a l’Ultima Cena alle drag queen.

Il messaggio è chiaro. Gli Usa hanno voltato pagina. L’Impero ha voltato pagina. Rubio lo comunica agli europei dicendo senza mezzi termini che se vogliono seguire Bisanzio-Usa devono cambiare radicalmente, altrimenti tanti saluti. Stiano pure con Odoacre.

E qui si arriva anche alla questione del Bord of Peace che è la vera svolta internazionale che cancella l’ONU.

L’Onu, come è ormai visibile a chi abbia un minimo di cervello, è un ente inutile, preda di veti e contro veti, che produce baracconi a loro volta inutili e, a volte, come per quanto riguarda l’Oms, pericolosi per l’incolumità di ognuno di noi.

Costantino Trump, papale papale, dichiara: “Quello che stiamo facendo è molto semplice, pace. Si chiama Consiglio della Pace e si basa su una parola facile da dire, ma difficile da produrre: pace. Quasi tutti hanno accettato l’invito nel Board of Peace e quelli che non l’hanno fatto, lo faranno”.

Giovedi a Washington, all’inaugurazione del Board of Peace, hanno partecipato una cinquantina di Paesi, tra i quali i Paesi membri fondatori (o aderenti al board con status pieno, che hanno firmato la charter e partecipano attivamente). Gli altri come osservatori (tra cui l’Unione Europea e vari Paesi europei/asiatici).

I membri attuali del Board of Peace sono: Stati Uniti, Albania, Argentina, Armenia, Azerbaijan, Bielorussia, Bahrain, Bulgaria, Cambogia, Kosovo, Egitto, El Salvador, Ungheria, Indonesia, Israele, Giordania, Kazakhstan, Kosovo, Kuwait, Mongolia, Marocco, Pakistan, Paraguay, Qatar, Arabia Saudita, Monaco, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Uzbekistan, Vietnam.

Si aggiungono gli Osservatori: Italia, Repubblica, Ceca, Romania, Grecia, Cipro, Messico, Commissione Europea.

Trump ha annunciato che una serie di Paesi si è impegnata a versare complessivamente oltre sette miliardi di dollari, ai quali si aggiungono i 10 degli Usa, raggiungendo un pacchetto che rappresenta oltre il 50 per cento dei trenta miliardi necessari per concludere il piano di ristrutturazione di Gaza.

I Paesi che hanno offerto fondi per la ricostruzione di Gaza sono al momento Kazakhstan, Azerbaigian, Emirati Arabi, Morocco, Bahrain, Qatar, Saudi Arabia, Uzbekistan e Kuwait e Stati Uniti.

I Paesi che hanno offerto soldati per la forza di stabilizzazione internazionale (Isf) a Gaza sono Indonesia, Marocco, Kazakhstan, Kosovo e Albania, i quali invieranno le loro truppe sotto il comando del generale statunitense Jeffers, mentre il vice sarà affidato all’Indonesia.

Per chi non abbia ancora capito o non voglia capire, il Board of Peace, da un certo lato, è l’estensione degli Accordi di Abramo in altra forma. Prendere atto.

Sicuramente per chi sta dalla parte di Hamas la notizia è fonte di verde rabbia e di rossa ira.

Come si può ben vedere, inoltre, il Board of Peace si pone come la nuova aggregazione che sostituisce l’ormai inutile Onu, baraccone costoso.

L’avvio del Board of Peace è uno dei passi fondamentali che Bisanzio-Usa compie per chiudere la partita del globalismo, ma anche per chiudere definitivamente la fase del secondo dopoguerra.

Il passo di costituzione del Board of Peace è decisivo anche per quanto riguarda la questione dell’Iran, riguardo alla quale Trump, dopo aver detto che punta ad un “accordo significativo”, ha anche detto che “scopriremo cosa succede con l’Iran tra circa 10 giorni”.

La realtà è che negli ultimi giorni la crisi tra Stati Uniti e Iran ha cambiato passo e l’ipotesi di uno strike “a breve” è una delle opzioni operative sul tavolo.

Le posizioni tra Washington e Teheran sembrano del resto incompatibili.

Washington insiste sulla cancellazione del programma nucleare iraniano e sullo stop ai missili balistici. Teheran rivendica il diritto all’arricchimento e considera il programma missilistico parte integrante della deterrenza nazionale.

Le esercitazioni e le chiusure temporanee di aree dello Stretto da parte dell’Iran hanno una funzione politica. Netanyahu spinge su obiettivi più ambiziosi (missili, infrastrutture, rete di proxy).

Gli Accordi di Abramo in altra forma e la fine di un mondo globalista neo coloniale non prevedono che ci sia una spina irritativa nel Medio Oriente, che è area strategica per quello che è uno dei due punti essenziali del futuro: l’energia.

Concludo con una nota di costume.

Un branco di idioti scrive che Donald Trump sta accumulando miliardi con il Board of Peace per metterseli in tasca. Sono dei poveretti di bassa lega senza cervello.

Non mi interessa sapere se Trump sia santo o diavolo. Mi interessa affermare, conoscendo le vicende della storia, che quando uno è scampato all’omicidio politico, è diventato Imperatore, è pieno di soldi da molto tempo, aspira a qualcosa di più importante che riempirsi le scarselle. Solo dei morti di fame e dei poveri di cervello possono irosamente propalare queste notizie.

Trump, arrivato alla sua età, probabilmente, ha l’ambizione di passare alla storia, non di costruire quattro miserabili condomini in più. Ma dirlo a dei poveri idioti è davvero impresa immane, soprattutto se i poveri idioti sono manovrati dalla cupola del globalismo che sa di dover morire.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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