di Gianvito Caldararo
E’ il titolo di un saggio premiato nel decennale della Rivoluzione, cioè della “marcia su Roma “, scritto dal prof. Ernesto Bignami e dedicato “A. S.E. Benito Mussolini”. Per meglio intendere questo movimento individua due periodi: “un periodo negativo, polemico, di reazione contro il vecchio mondo politico parlamentare, che aveva reso possibile il famigerato quadriennio 1918-22 con l’anarchia all’interno e la liquidazione della Vittoria all’estero; un periodo positivo, ricostruttivo, architettonico, di rinnovazione della coscienza nazionale in ispecie ed umana in genere”.
E le tappe significative che il prof. Ernesto Bignami individua, sono le seguenti:
– 3 aprile 1926, creazione della Corporazione, massimo organo della Rivoluzione (marcia su Roma);
– 21 aprile del 1927, emanazione della Carta del lavoro, massima espressione del credo politico sociale fascista;
– 11 febbraio 1929, stipulazione dei Patti del Laterano, con cui il Fascismo si innesta definitivamente nella grande tradizione nazionale dell’ortodossia religiosa;
– 9 maggio 1936, proclamazione dell’Impero, con cui il Fascismo afferma definitivamente la propri potenza nel mondo.
Il secondo periodo è quello che Renzo De Felice individua il periodo di vasto consenso di cui godeva il fascismo e Mussolini negli anni trenta.
Molti protestarono quando De Felice, parlò di questo vasto consenso di cui godeva il fascismo. Oggi, invece, che il fascismo è crollato e in Italia si è instaurata la democrazia, capita che ci si chieda “Ma perchè siamo ancora fascisti?”, come recita il titolo del libro di Francesco Filippi (editore Bollati Boringhieri).
Il 2022, anno del centenario della marcia su Roma, si parla ancora della rivoluzione delle camicie nere. Dopo ottant’anni di martellante pedagogia antifascista non sembrano aver dato i frutti sperati, malgrado le ricorrenti scomuniche del “male assoluto”. Attorno a Mussolini e alla sua Rivoluzione, si è sviluppata quella che lo storico Adriano Romualdi, con formula efficace, ha chiamato “Mitologia delle tenebre”. Valerio Benedetti, una delle teste ideologiche fondamentali di Casa Pound, in un agile volumetto dal titolo “Mussolini Il Rivoluzionario”, scrive che “in uno dei suoi numerosi incontri a Palazzo Venezia con Yvon De Begnac, Benito Mussolini confidò al suo biografo ufficiale: oltre il 2000 si parlerà della mia rivoluzione, degli uomini di cultura che mi furono maestri, o che decisero di farsi miei discepoli. Noi siamo stati fondatori di una religione, della religione della socialità, ben diversa, e ben più totale, di quella della libertà”.
Pare proprio che Mussolini è stato buon profeta, se nel 1999 Romano Misserville, uomo di destra ed ex fascista senza pentimenti, è nominato sottosegretario di Stato alla difesa nel Governo D’Alema. In una intervista al quotidiano La Repubblica, accostava la figura di D’Alema a quella di Giorgio Almirante e non nascondeva il proposito di portare nel suo ufficio un dipinto ad olio raffigurante Mussolini. A seguito delle polemiche sarà costretto a dimettersi. Il sindaco di Predappio, comune dove nacque ed è sepolto Mussolini, esponente del PD, personaggio post-ideologico, sangue romagnolo e mascella volitiva, propose un museo del fascismo, che non deve celebrare, nè rappresentare il fascismo, ma per farlo conoscere in modo completo. E per farlo, affermava Giorgio Frassineti, sindaco di Predappio, “deve sapere cosa è stato il fascismo, come è nato e come è caduto: occorre raccontarlo senza paure”.
L’obiettivo del sindaco era quello di dire “basta con la Predappio del turismo in camicia nera”. Nel 2022, invece, assisteremo alla elezione a presidente del Senato, del sen. Ignazio Benito Maria La Russa, esponente di Fratelli d’Italia, che non nasconde la sua simpatia per il duce, del quale espone orgogliosamente nel soggiorno di casa il busto.
Infine, abbiamo oggi un governo guidato da Giorgia Meloni, che non si è formata alla scuola del MSI (Movimento Sociale Italiano), ma che intreccia rapporti politici con diversi movimenti, come Casa Pound. Inoltre, alcuni hanno ricordato “il suo estremismo sovranista”, leggendo i suoi interventi in ben tre convegni di ultraconservatori, a Wanshington il 3 marzo 2019, a Roma il 3 febbraio 2020 e a Orlando il 27 febbario del 2022, nei quali Giorgia Meloni, afferma: “siamo coerenti con i valori di sempre”. Domanda: e quali sono questi valori di sempre? Sono, forse, quelli che ardono nella fiamma tricolore?
Lo si comprenderà dalle riforme istituzionali che realizzerà, dalla sua azione di governo, oggi un pò confusa e contradditoria, e dalle stabili relazioni internazionali che instaurerà.




