Home Opinioni COSA RESTERA’ DI QUEGLI ANNI ’80, L’UNITA’ SINDACALE CGIL-CISL-UIL

COSA RESTERA’ DI QUEGLI ANNI ’80, L’UNITA’ SINDACALE CGIL-CISL-UIL

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di Alberto Frau

Sin dai primi anni Settanta, dopo anni di divisioni e scontri ideologici, CGIL, CISL e UIL sono unite da un patto storico: la nascita della «Federazione unitaria». Un progetto ambizioso, che unisce il mondo della rappresentanza dei lavoratori sotto un’unica regia sindacale e, soprattutto, autonoma dai partiti. L’intento è quello di coordinare strategie e lotte sindacali al fine di esprimere una voce comune. E per un decennio, quel patto regge: le grandi battaglie – dai rinnovi contrattuali, all’autunno caldo – parlano anche il linguaggio di quella federazione: una sorta di «unità sindacale dal basso».

A ben vedere, la CGIL, sindacato ideologicamente socialista e maggiormente rappresentativo, è caratterizzato da due forti componenti politiche interne: una legata al PCI e l’altra al PSI. La CISL, di ispirazione cattolica e riformista, è collaterale al partito della DC. La UIL, frutto delle scissioni generate dalla CGIL unitaria nel secondo dopoguerra, trova invece un solido riferimento politico nel PSDI, nel PRI e nelle componenti moderate del PSI.

Il resto è storia.

Gi anni Ottanta porteranno con sé un altro spirito. Crescerà l’individualismo, avanzeranno nuove logiche economiche e l’unità sindacale comincerà a scricchiolare. L’ascesa del neoliberismo e l’indebolimento delle grandi ideologie metteranno così alla prova la tenuta dell’unità sindacale.

Il colpo decisivo arriverà nel 1984 con il cosiddetto «Decreto di San Valentino», voluto dal governo Craxi, che metterà mano alla scala mobile (il meccanismo automatico di adeguamento dei salari all’inflazione). Una riforma che spaccherà il mondo sindacale e segnerà la fine di ogni illusione unitaria. Il PCI guidato da Enrico Berlinguer, infatti, lancerà un referendum abrogativo e la CGIL, guidata da Luciano Lama, lo sosterrà con forza. La CISL, guidata da Pierre Carniti e la UIL, da Giorgio Benvenuto, invece, si dissoceranno apertamente schierandosi con il governo a guida «Pentapartito». In particolare, Carniti e Benvenuto difenderanno la necessità della riforma, chiedendo alla CGIL di uscire dalla trincea e costruire una nuova rappresentanza dei lavoratori più vicina alla modernizzazione proposta dal governo di centrosinistra.

Ma la spaccatura sarà insanabile, il referendum perso e il decreto non abrogato. Alcuni accuseranno il PCI di aver imposto la linea alla CGIL; altri vedranno in Lama il colpevole in quanto diviso tra coerenza sindacale e fedeltà politica. Di fatto, la Federazione non reggerà e da quel momento in poi il concetto di sindacato italiano sarà pluralista, diviso e spesso in competizione interna.

Guardando oggi a quella stagione viene naturale chiedersi: cosa resta di quella esperienza? Forse la consapevolezza che l’unità non è mai un dato acquisito ma una conquista da costruire giorno per giorno ma, soprattutto, che le scelte – anche quando difficili – definiscono sempre l’identità di un’organizzazione.

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  • Redazione

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