Home Opinioni CONTE CONTRO MELONI SUL SALARIO MINIMO

CONTE CONTRO MELONI SUL SALARIO MINIMO

0

di Gianvito Caldararo
Il leader del M5S accusa la Meloni di affossare il salario minimo con la complicità del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro), l’organo ausiliare previsto dall’articolo 99 della Costituzione. E’ proprio il caso di chiedersi: cosa faceva il M5S quando si svolgeva il referendum abrogativo sulla riforma costituzionale del governo Renzi?
Era l’anno 2016 e il M5S  con il duo Di Battista – Di Maio, si scagliava ferocemente contro tale riforma costituzionale, che prevedeva, tra l’altro, la soppressione proprio del CNEL. Il Di Battista, arrivava a dire: “Mi dovrei vergognare a difendere la Costituzione del boom economico e approvata a suffragio universale nel 1948? Un Di Battista, tanto sprovveduto da aver fatto in una sola frase tre grossolani errori.
Primo. La Costituzione non è approvata a suffragio universale, ma dall’Assemblea Costituente.
Secondo. La Costituzione non è approvata nel 1948, bensì il 22 dicembre del 1947. Al 1 gennaio 1948 è l’entrata in vigore della Costituzione.
Terzo. La riforma di Renzi non prevedeva alcun grave  sconvolgimento dell’impianto del testo della Costituzione. Di Maio, invece, dichiarava: “La riforma di Renzi è una truffa”.
Quindi, oggi di che si lamenta l’on. Conte, se il suo M5S ha  contribuito sciaguratamente a mantenere in vita il CNEL?  E’ proprio il caso di dire: “Chi è causa del suo mal pianga se stesso”. La Meloni , rinviando il tutto al CNEL, non ha fatto altro che rispettare la Costituzione e tenuto presente il Regolamento della Camera dei Deputati. Infatti, l’articolo 99 della Costituzione individua il CNEL, quale organo ausiliare di consulenza delle Camere e del Governo. Come pure la parte terza, capo XXXIV  – articolo n° 146 del vigente regolamento della Camera dei Deputati, stabilisce che: “Assemblea e Commissioni, sia in sede legislativa che referente, possono chiedere che il Presidente della Camera inviti il CNEL ad esprimere il parere sull’oggetto della discussione. Ed è proprio quello che ha messo in atto la maggioranza del governo Meloni.
Quindi, il povero Conte utilizza un’arma spuntata contro il Governo. Se fosse passata la riforma Renzi, oggi il governo sarebbe stato costretto ad evitare il rinvio e la chiamata in causa del CNEL e ad affrontare il dibattito in Assemblea. E su questo aspetto appare molto più sensata, legittima e penetrante  la battaglia condotta dal PD sul salario minimo, quando accusa la maggioranza di “fuggire dalla realtà del Paese che reclama giustizia  ed equità , mentre il governo risponde con condoni, mancette corporative e tagli ai diritti universali, come scuola e sanità pubblica”. Ed è lo stesso PD che accusa la destra che non ha avuto il coraggio di affrontare il dibattito in Parlamento a viso aperto, alla luce del sole, preferendo rifugiarsi nell’ennesimo rinvio.
Il PD assicura che  “proseguirà la battaglia per quei 3 milioni e mezzo di lavoratrici e lavoratori che non possono aspettare la pavidità del governo”. Rispetto a Conte e al suo M5S, il PD è molto più legittimato a sostenere tale battaglia, perchè nel 2014 e 2016 con Renzi ha avuto il coraggio di approvare una riforma costituzionale che prevedeva, tra l’altro, la soppressione del CNEL. Ma la problematica del salario minimo vede anche la divisione nelle stesse forze sindacali. Il CNEL boccia il salario minimo, un argomento che Brunetta, presidente del CNEL, offre a sostegno del governo Meloni.    

Autore

  • Redazione

    Nuovo Giornale Nazionale è una testata Online totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione LIBERCOM.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui