Suggerisco questa piccola meditazione: Vercingetorige o Diviziaco?
L’azione in atto in Iran sta suscitando, come era prevedibile, le più svariate reazioni e tra queste, si evidenzia quella dei Paesi europei che, sia pure con qualche ritardo di riflessi, li vede marciare, come al solito, in ordine sparso, ad ulteriore dimostrazione, se ce ne fosse ancora il bisogno, che l’Unione Europea non esiste.
La posizione della Francia ridicolizza l’opposizione italiana che, ormai decisamente ridotta al varietà, ha accusato Giorgia Meloni di non contare nulla perché non è stata avvisata.
Il ministro Crosetto ha risposto: “Ci hanno avvisato quando hanno avvisato gli altri”. La Francia si duole di non essere stata «né informata né coinvolta» nell’attacco militare, ha detto Macron, star di riferimento dei progressisti italiani, aprendo la riunione straordinaria del Consiglio di difesa convocata all’Eliseo.
Poi, giusto per esserci, Macron manda la portaerei Charles de Gaulle e il suo gruppo aeronavale dal mar Baltico (dove controllava le foche) al Mediterraneo orientale. C’è da sperare che arrivi in tempo.
Downing street, con Starmer mette a disposizione le basi e ammette che i caccia del Regno Unito sono coinvolti «nella difesa degli alleati» del Golfo.
L’Alto Commissario per la Politica Estera dell’Unione Europea certifica che il regime iraniano ha ucciso migliaia di persone: «I suoi programmi missilistici balistici e nucleari, insieme al sostegno ai gruppi terroristici, rappresentano una seria minaccia per la sicurezza globale» e ricorda che l’Ue ha adottato forti sanzioni contro l’Iran, confermando che la missione navale Aspides rimane in stato di massima allerta nel Mar Rosso «ed è pronta a contribuire a mantenere aperto il corridoio marittimo».
Von der Leyen ha convocato per oggi (tempismo da bradipo) una riunione del Collegio di sicurezza dell’Ue per impedire un’ulteriore escalation «attraverso gli attacchi ingiustificati dell’Iran contro i partner della regione».
Come al solito gli europei fanno i furbi. In una dichiarazione congiunta il presidente francese il premier britannico e il cancelliere tedesco si rivolgono a Teheran, affinché eviti attacchi contro paesi della regione, ma aggiungono: “Noi non abbiamo partecipato a questi attacchi». Leggi: per cortesia, non fateci del male.
Macron ha precisato che il regime di Teheran «non ha altra opzione» che negoziare «in buona fede» lo smantellamento del suo programma nucleare e balistico. Più diretto Friedrich Merz secondo cui Teheran dovrebbe «cessare gli attacchi militari contro Israele e altri partner nella regione e porre fine alla violenza contro il proprio popolo e tornare a una soluzione negoziata». E su X scrive che Berlino resterà impegnata «per la pace e la sicurezza nella regione e per la sicurezza di Israele».
Chiacchiere in libertà, a fronte di dichiarazioni Usa che parlano senza mezzi termini di un’azione che durerà settimane e che ha come fine ultimo lo smantellamento del regime.
Agli europei risponde graffiante il senatore repubblicano Lindsey Graham, il quale su X ha definito «un eufemismo» dire di essere deluso dalla posizione europea, sostenendo che le democrazie occidentali «perdono la passione per la giustizia e il senso del bene e del male quanto più l’evento si svolge lontano dalle loro coste». E confrontando la reazione europea all’invasione russa dell’Ucraina con la situazione iraniana, ha accusato l’Europa di essere stata «patetica» nei confronti del popolo iraniano.
Trump ha come obiettivo il cambio di regime e dichiara che la “grande ondata” di attacchi deve ancora arrivare e che potrebbe utilizzare, se necessario, truppe di terra. Trump ha inoltre invitato i guardiani della rivoluzione islamica, l’esercito e la polizia ad arrendersi, di al fine di ottenere l’impunità.
La prigione di Evin a Teheran è ora sotto il controllo delle forze speciali di polizia dopo che i funzionari della prigione hanno abbandonato la struttura. Il regime teme una insurrezione nelle carceri superaffollate.
Colpito ieri il sito di arricchimento di Natanz. Attacchi con droni nella regione hanno costretto alla chiusura una grande raffineria saudita e di importanti giacimenti di petrolio e gas israeliani e curdi iracheni, facendo salire bruscamente il prezzo del petrolio.
Il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sàar, ha dichiarato al Tg1 di “non escludere” un’operazione di terra in Iran e Libano. Sàar ha affermato di auspicare che la guerra “sia il più breve possibile”, ma ha ribadito che Israele “vuole raggiungere i suoi obiettivi”.
Il ministro ha rifiutato le accuse di violazione del diritto internazionale in quanto “non lo è difendersi da qualcuno che si comporta come se ti volesse eliminare”. “Abbiamo informazioni di intelligence molto solide secondo cui il regime iraniano stava per trasferire il proprio programma nucleare in un sito sotterraneo profondo al riparo da qualsiasi tipo di attacco e avrebbe raggiunto presto l’arma nucleare”, ha aggiunto Sàar, che ha definito Teheran una “minaccia esistenziale” per lo Stato ebraico.
Mai dimenticare, a proposito di diritto internazionale, come ci sovviene Vito Sibillio, che l’aggressione a Israele è iniziata da parte dell’Iran, in quanto Hamas e Hezbollah non sono altro che scherani al servizio degli ayatollah di Teheran.
Fatto questo rapido giro di orizzonte della situazione bellica, arriviamo al punto di riflessione che vorrei proporre con questo articolo.
Nei vari commenti sui media, sui social, e non solo, c’è chi si schiera apertamente con gli Usa e con Israele e chi rosica per il fatto che sarebbe ora di prendere posizione contro l’impero, emancipando, ad esempio l’Unione europea da una sudditanza nei confronti degli USA.
Il socialista Pedro Sanchez, primo ministro spagnolo, ha definito l’attacco degli Stati Uniti e di Israele all’Iran un intervento militare ingiustificato e pericoloso, al di fuori dei limiti del diritto internazionale.
Il socialista Josep Borrell, ex capo della diplomazia europea, ritiene che Pedro Sánchez abbia fatto bene a criticare duramente l’attacco statunitense all’Iran di questo fine settimana. “L’unico Paese che lo ha definito un attacco al diritto internazionale e un’operazione ingiustificata, come credo si debba dire, è la Spagna”.
L’Unione europea viene accusata di essere sottomessa agli Stati Uniti.
Forse è il caso di fare quattro passi nella storia per capire che, a volte, guardare indietro serve a capire la realtà che ci sta davanti.
Siano nel IV secolo a. C., periodo della massima espansione celtica, quando le tribù celtiche occupavano gran parte dell’Europa. Dal loro nucleo nell’Europa centrale, si diffusero verso la penisola iberica, le Isole Britanniche, l’Italia settentrionale, i Balcani e persino l’Anatolia (Galati).
La civiltà celtica è stata per anni non solo sottovalutata, ma assolutamente misconosciuta ed è una delle radici fondamentali di questo Vecchio Continente.
Uno dei motivi per il quale la civiltà celtica è stata poco conosciuta ed è stata in gran parte dimenticata, è che i Celti non hanno mai avuto uno Stato centrale, ma sono sempre stati divisi in varie tribù, autonome e spesso in contrasto l’una con l’altra. Solo i Druidi erano inter tribali.
Le tribù celtiche non costituivano un unico popolo unificato politicamente, ma un insieme di popolazioni indoeuropee accomunate da lingua (le lingue celtiche), cultura, arte (soprattutto nella fase La Tène), religione druidica e organizzazione sociale basata su tribù e clan.
I Celti si diffusero in gran parte dell’Europa tra l’VIII e il III secolo a.C., raggiungendo il picco di espansione intorno al 300-200 a.C., dalle Isole Britanniche fino all’Anatolia, passando per la penisola iberica e l’Italia settentrionale.
I principali gruppi di popolazioni celtiche sono: i Galli (o Celti continentali), nelle Gallie (odierne Francia, Belgio, parti di Svizzera e Germania occidentale), ma anche in Italia settentrionale (Gallia Cisalpina); i Britanni, nelle isole Britanniche (soprattutto Inghilterra, Galles, parti di Scozia); i Celtiberi, nella penisola iberica (Spagna e Portogallo centrale e settentrionale), fusi con elementi iberici; i Galati, in Anatolia centrale (odierna Turchia). Altri gruppi minori sono i Pannoni (area danubiana), i Boii (Boemia, da cui il nome “Boemia”), ecc… Le tribù erano decine (alcune fonti ne contano oltre 100), spesso in lotta tra loro o alleate temporaneamente.
Le tribù più famose, descritte da Giulio Cesare nel De Bello Gallico, sono: gli Arverni (Alvernia, guidati da Vercingetorige nella grande rivolta del 52 a.C.); gli Edui (Haedui, Borgogna, alleati di Roma per lungo tempo); i Sequani (Franca Contea, rivali degli Edui); i Belgi (Belgio e nord della Francia, tra i più valorosi secondo Cesare); i Remi (Reims, i primi a sottomettersi a Roma); i Bituriges (Bourges); gli Averni (Clermont-Ferrand); i Parisii (da cui deriva il nome Parigi); gli Helvezi (Svizzera, famosa la migrazione tentata nel 58 a.C. fermata da Cesare). In Gallia Cisalpina (Italia settentrionale) abbiamo gli Insubri (area di Milano, Mediolanum era il loro centro); Cenomani (Brescia e Verona); Boii (Emilia (Bologna = Bononia); i Senoni (Marche e Romagna, quelli che saccheggiarono Roma nel 390/387 a.C.); Lingoni, Carni, Taurini (Torino), ecc.
In Britannia (Gran Bretagna e Irlanda) troviamo i Briganti (nord Inghilterra, Yorkshire); gli Iceni (East Anglia, famosa la regina Boudicca – 61 d.C.); i Catuvellauni (sud-est Inghilterra); Atrebati, Trinovanti (area Londra), Dumnonii (Cornovaglia e Devon).
In Irlanda: Érainn, Laigin, molte piccole túatha (clan/tribù). Nella Penisola Iberica (Celtiberi e affini), Arevaci, Vaccei, Lusitani (eroica resistenza a Roma con Viriato), Cantabri, Asturi, Gallaeci (Galizia)
I Celti non ebbero mai uno Stato unitario. Le alleanze erano temporanee (come quella di Vercingetorige). Vennero progressivamente conquistati o assimilati dai Romani tra il III secolo a.C. e il I secolo d.C., tranne nelle aree periferiche (Irlanda, Scozia settentrionale, Galizia) dove la cultura celtica sopravvisse più a lungo, dando origine alle tradizioni gaeliche e brittoniche medievali.
Siamo arrivati al centro della nostra riflessione.
Vercingetorige e Diviziaco sono due figure storiche galliche molto diverse, operanti in periodi e con ruoli differenti durante la conquista romana della Gallia da parte di Giulio Cesare.
Vercingetorige (Vercingetorix), capo degli Arverni, fu il leader della grande rivolta gallica unificata contro Giulio Cesare nel 52 a.C. Cercò di unire le tribù galliche per cacciare i romani. Fu sconfitto da Cesare dopo il lungo assedio di Alesia, si arrese per salvare il suo popolo e fu portato a Roma, dove fu giustiziato dopo il trionfo di Cesare.
Diviziaco (Diviciacus), Druido e capo politico degli Edui, fu pro-romano e alleato fedele di Giulio Cesare e della Repubblica Romana. Non cercò lo scontro armato contro Roma, ma anzi chiese aiuto a Cesare per difendere il suo popolo dalle tribù rivali (come i Germani di Ariovisto). Rappresenta la fazione gallica che cercò una collaborazione o una coesistenza con Roma, vedendo nei romani una protezione contro altri invasori o popoli gallici rivali.
Se devo ragionare con il cuore sto dalla parte di Vergingetorix, ben sapendo che era un illuso. Se sto dalla parte della ragione e della saggezza druidica sto con Diviciacus.
L’Europa di oggi e figlia di quella di duemila anni fa. L’Impero romano si fuse con i Celti dando origine alla civiltà gallo romana: un insieme di individualità, unite ad un’unica filosofia, quella dei Druidi, che avevano come riferimento statuale Roma.
Oggi l’Impero si è trasferito nella quarta Roma: Washington.
Diviciacus aveva ragione. Vercingetorix ha perso perché era impossibile tenere unite in una sola entità tribù che erano indipendenti e libere.
Dopo due millenni, tenere assieme gli europei è impresa impossibile. Solo allearsi con chi ha uno Stato centrale può consentire la sopravvivenza dagli invasori. I Celti non avevano un Cesare. Avevano Vercingetorix, un eroe illuso. I Romani avevano Cesare. Diviciacus l’aveva capito. Era un Druida.
E così la civiltà gallo romana ci parla ancora. Vogliamo parlare del cristianesimo celtico? Un’altra volta.





