
di Giorgio Cattaneo
Difficile indovinare quale oscura divinità demenziale abbia ispirato Matteo Salvini e il suo sconcertante “lockdown del vino”, regalato agli italiani proprio in vista delle feste di fine anno.
Inasprire le sanzioni dell’alcoltest è servito a scatenare subito il panico, azzerare i consumi e far crollare le ordinazioni. Nemmeno una pestilenza avrebbe ottenuto risultati così fulminei e terrificanti, che si abbattono su una delle migliori eccellenze del made in Italy.
Non occorre scomodare il grande Veronelli per riassumere i prodigiosi benefici del sistema-vino, che ha fatto grande l’Italia e quindi ha irritato i forcaioli di Bruxelles.
E ora, grazie al nostro leghista “di lotta e di governo”, si preannuncia una vera e propria catastrofe economica: a essere travolti saranno i produttori e l’indotto. Tempi durissimi per la distribuzione, le enoteche, le vinerie, i bar e i ristoranti.
Un gran bel ceffone al Pil italiano, insomma. Era quel che ci voleva, tra l’altro, visto che gli affari vanno a gonfie vele, tra sanzioni alla Russia e gabelle militaresche imposte dalla Nato.
Quanto ai poveri consumatori, demonizzati come criminali: d’ora in poi tutti a casa, la sera. Zitti e buoni, con la coda tra le gambe. Proprio come vuole il grande potere ostile, che tratta i sudditi come pecore da spaventare.





