
Nell’articolo che oggi ci propone Marco Palombi sono evidenziati i costi della guerra in Ucraina.
Già si fanno i conti anche su quanto costerà la ricostruzione, ossia almeno 486 miliardi di dollari.
Ad oggi la ripartizione dei costi è la seguente: 80 miliardi di dollari per ricostruire le case, 74 miliardi di dollari per i trasporti, quasi 68 miliardi per commercio e industria, 56 miliardi per l’agricoltura, 47 miliardi per il settore energetico e quasi 45 miliardi per le infrastrutture classificate di protezione sociale (ospedali inclusi. (Vedi Frabrizio Maronta, Limes 7/2024).
Giuseppe De Ruvo, nel commentare i costi della ricostruzione, scrive che i flussi finanziari dedicati all’Ucraina “hanno l’obiettivo primario di garantire la stabilità finanziaria dell’Ucraina, permettendo al governo di iniziare la ricostruzione. Tuttavia, l’elargizione di questi fondi è vincolata alla modernizzazione del paese”, in particolare alla lotta alla corruzione, perché “il regime ucraino già nel 20121 figurava tra i più corrotti del pianeta”. (Giuseppe De Ruvo Limes 7/2024).
A fronte di un impegno finanziario così consistente e considerando le continue lamentele di Zelensky per il fatto che armi e munizioni non sono sufficienti, la domanda che è necessario porsi è: che ci fanno gli Ucraini in Africa? Non ne hanno a sufficienza dei problemi di casa loro?
Gli ucraini non hanno sufficienti uomini e mezzi per resistere alla penetrazione russa e vanno a combattere nei paesi africani che Francia e Stati Uniti hanno dovuto lasciare.
Finanziamo la resistenza alla Russia in Ucraina o la guerra alla Russia su tutti i fronti possibili?
Gli ucraini sono patrioti che difendono la loro patria o mercenari Usa a disposizione in tutte le aree e in tutti i conflitti?
L’Italia come si comporta di fronte a questa assurda presenza ucraina in aree dove è impegnata con i propri militari a tentare di mantenere in essere difficili equilibri sub sahariani?
La cronaca ci consegna il fatto che Mali e Niger hanno rotto i rapporti con l’Ucraina dopo l’attacco nel nord in quanto «supporta i terroristi».
Lo strappo è avvenuto dopo il coinvolgimento dell’intelligence di Kiev nell’assalto a forze di sicurezza ed ex mercenari della Wagner nei due Paesi africani.
La rottura dei rapporti, comunicata domenica 4 agosto 2024 dal Mali, evidenzia lo scenario di una contesa indiretta fra Mosca e Kiev nel Sahel, la regione al cuore di una delle peggiori crisi di instabilità su scala globale. Il 7 agosto anche l’esecutivo militare del Niger ha annunciato la rottura dei legami con l’Ucraina.
Mosca ha accusato l’Ucraina di aver aperto “un secondo fronte” in Africa sostenendo “gruppi terroristici”, pochi giorni dopo che i mercenari russi di Wagner e l’esercito maliano hanno subito pesanti perdite per mano di separatisti e jihadisti nel nord del Mali.
Gli ucraini sono presenti anche nella guerra civile del Sudan.
La guerra civile sudanese, in corso dal 15 aprile 2023, vede affrontarsi due fazioni militari: da una parte, le Forze armate sudanesi, capeggiate da Abdel Fattah al-Burhan, leader de facto del Paese dopo il golpe; dall’altra, le forze paramilitari del generale Mohammed Hamdan Dagalo, meglio note come Forze di supporto rapido.
Il conflitto ha risvolti internazionali, con implicazioni russo-emiratine, teatro di traffici d’armi, unità clandestine e mercenari al soldo delle opposte fazioni.
Mosca e Kiev si combattono anche in Sudan?
Un centinaio di incursori dell’unità Timur dell’intelligence militare ucraina opera infatti a 6mila chilometri dalle basi di partenza e lo fa dall’agosto 2023, per assistere le forze armate regolari contro i paramilitari e i loro alleati emiratini e dell’Africa Corps, l’ex Wagner Group russo.
Non ci si può non domandare se finanziamo anche queste guerre africane.
La domanda è fondamentale, perché la presenza dei soldati e dell’intelligence ucraina nell’area sub sahariana fa della guerra per procura Rosso-Usa in Ucraina una guerra ben più vasta che non può che essere riconsiderata dall’Unione Europea, dall’Italia, dalla Nato.
Stiamo finanziando la resistenza ucraina o una guerra per procura, fatta in varie aree (europee e africane) tra Usa e Russia?
Siamo davvero interessati ad una guerra per procura degli Stati Uniti in varie aree contro la Russia?
La questione non è da poco e riguarda la credibilità dei Paesi europei e dell’Italia in particolare.





