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CECILIA SALA E’ SOLA?

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di Raffaele Romano

Cecilia Sala è sola?

A leggere i nostri giornali e a seguire i talk televisivi si può trarre un’unica radicata conclusione: c’è una gran confusione!

Molti di quelli che ora sbraitano contro gli ayatollah dimenticano di avere, spesso e volentieri, attaccato Israele che controbatteva a Teheran con identica durezza in quanto costoro comprendono solo il sistema basato sulla forza. Nessuno di lor signori ricordava in che stato vivono soprattutto le donne, degradate a livello di animali. Nessuno raccontava la voglia distruttiva degli ayatollah che finanziavano ed armavano Hezbollah, Houthi sedicenti partigiani di Dio, i Pasdaran, Hamas a Gaza e varie altre cellule sparse per il mondo.      

Quella che si sta riversando sull’italico piccolo paese, il minuscolo non è un errore, che non è abituato più a trattare negli ultimi decenni empiricamente i problemi ma che si rifugia, sempre e comunque, in una forma di idealismo che, per sua natura, tende a sfuggire la realtà si trova, improvvisamente, catapultato nella dura e cocente realtà internazionale.

Non importa che il gatto sia bianco o nero; cio’ che conta è che acchiappi i topi!

Invece, anche su questo delicato tema, ci si sta trastullando sul suo colore. L’empirismo pone al centro delle cose i dati di fatto: “l’Iran vuole la liberazione di Abedini ed in cambio offre quella di Cecilia Sala”.

Per i tantissimi italici seguaci dell’idealismo “l’uomo viene visto come un Dio o come un Eroe, che può e riesce a superare tutti gli ostacoli che gli si pongono davanti”. L’empirica realtà, invece, è totalmente opposta. Basta leggere alcune prime pagine di questa mattina: Sala, braccio di ferro con l’Iran, per passare ad un più agguerrito Sala ostaggio degli ayatollah. Senza dimenticare un sognante Il Piano per liberare Cecilia contro il solito Buchi e scaricabarile. Un titolo come Roma sfida gli Ayatollah e La rabbia di Meloni contro l’Iran danno l’esatta misura di come si navighi senza ancora sapere come e dove andare.

Quello che invece appare chiaro è che questa volta la Procura di Milano ha opposto il rifiuto agli arresti domiciliari per Abedini, forse per riparare all’arrabbiatura degli americani per quelli concessi ad Artem Uss, il russo fuggito dagli arresti domiciliari a Milano. Per chi non lo ricordasse un manager russo era agli arresti domiciliari a Milano con l’accusa di acquisto illegale di tecnologie militari con cui venivano violate le sanzioni alla Russia oltre alla rivendita illegale di petrolio al mercato nero e riciclaggio di milioni di dollari. Due giorni prima della fuga, la Corte d’appello di Milano aveva dato il via libera all’estradizione di Uss negli Stati Uniti visto che era stato arrestato su mandato internazionale dell’Fbi.

Gli iraniani giocano duro e hanno dichiarato che propongono uno scambio col loro uomo, nient’altro!

Ricordo spietatamente le posizioni di moltissimi, che ancor oggi dissertano in proposito, che si opponevano alla trattativa per cercare di liberare Aldo Moro con slogan ideali per cui non si potevano riconoscere le brigate rosse. Oggi, ad esempio, l’ex vice direttore dell’Unità Piero Sansonetti, dal 1990 al 1994, che all’epoca si opponeva ad ogni ipotesi di trattativa oggi afferma l’esatto contrario. In estrema sintesi l’Italia è stretta fra due schiaccianoci: gli Stati Uniti a cui, molto ma molto verosimilmente, non possono rifilare un’altra fregatura e l’esigenza di salvare la Sala.  Sicuramente è difficile, ma è in questi casi che si vede se c’è una vera classe dirigente.

Certo sono lontani i tempi in cui “qualcuno” risolveva con sano empirismo casi come il sequestro per la liberazione dei 201 passeggeri e 344 membri dell’equipaggio dell’Achille Lauro o la vita di Muammar al Gheddafi con l’operazione Eldorado Canyon.

Speriamo solo che  la massima di Winston Churchill sugli italiani non si attui un’altra volta: «Mi piacciono gli italiani perchè vanno alla guerra come fosse una partita di calcio e vanno a una partita di calcio come fosse la guerra».

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  • Redazione

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