Così va il mondo capovolto
“Italia mia, benché ‘l parlar sia indarno” è l’incipit di una celebre lirica di Francesco Petrarca dedicata ai mali del Bel Paese, già vivi nel XIV secolo.
Il poeta aretino sa di parlare invano ma non può tacere.
A un livello infinitamente più basso, abbiamo la stessa sensazione.
A che serve elencare i mali dell’Italia – remota valvassina d’Occidente – se manca la possibilità di curarli, se non vengono percepiti come tali da una plebe che condivide il tempo e il luogo, ma non principi, valori, senso comune e non è quindi più nazione?
In attesa di tacere definitivamente non riusciamo più a occuparci degli amati temi filosofici, storici, sociologici, “il cibo che solum è mio e ch’io nacqui per lui”, come scrisse un altro gigante della nostra ex patria, Nicolò Machiavelli.
Ripieghiamo sulla cronaca, dopo avere perduto le battaglie di una vita: non abbiamo saputo invertire, per imperizia e per la forza contraria di un’epoca infame, la rotta di una civilizzazione al lumicino, felice di avere raggiunto la notte.
Il caso di Mario Roggero, gioielliere piemontese condannato sostanzialmente all’ergastolo – una pena di quasi quindici anni tale è per un uomo di settantadue anni – per avere difeso se stesso, la famiglia e il suo lavoro da rapinatori violenti penetrati nella sua casa, è il simbolo della nuova Italia.
Due rapinatori li ha uccisi, il terzo ha subito una lieve condanna e vive godendosi il risarcimento disposto a suo favore. Nel mondo al contrario oltre al danno, vige la legge della beffa.
Inversione totale: tu entri in casa mia armato per rapinarmi, pronto ad ammazzarmi, terrorizzi i miei cari, io reagisco e tu hai diritto al ristoro del danno. Anche psicologico, nel duro, insicuro mestiere di rapinatore.
La rovina dei Roggero è completa: le famiglie dei rapinatori uccisi pignoreranno i beni della famiglia mentre lui marcirà in galera. Meno male che i due erano italiani, altrimenti avrebbe avuto l’aggravante dell’odio razziale.
Così va il mondo capovolto.
Sarà che chi scrive si immedesima nel commerciante piemontese – nostro coscritto, come dicono dalle sue parti di chi è nato nello stesso anno – sarà che prova uno schifo crescente verso il proprio tempo, ma non è facile abbozzare.
Certo, Roggero ha inseguito i rapinatori e poi ha sparato, in preda alla santa rabbia del giusto dinanzi ai delinquenti.
Non ha chinato la testa, ha reagito da uomo, da marito, da padre. Per questo, in base ai cartigli legali e al velenoso spirito dei tempi invertiti, viene punito oltre ogni logica.
Il commento migliore è quello dell’amico Massimo Viglione: è una sentenza maoista, poiché è stato colpito uno per (ri)educarne cento, mille, tutti. Bisogna abbassare il capo dinanzi ai potenti, ai ladri, ai carnefici travestiti da vittime.
È proibito difendersi dai farabutti, nel mondo al contrario la difesa è raramente legittima.
O meglio legale, giacché i due termini sono distinti, contrastanti. Un secolo fa Max Weber scriveva che una delle caratteristiche dello Stato moderno è il monopolio dell’uso “legittimo” della forza.
Il principio è sacrosanto se legato alla legittimità, ossia alla circostanza che un ordinamento politico sia riconosciuto valido in base a un giudizio innanzitutto morale.
La concentrazione della forza non è sufficiente a garantire la legittimità, ma solo la sua effettività, cioè la legalità formale. In questo senso la condanna di Roggero è vera in quanto purtroppo effettiva, in base a una capziosa interpretazione della legalità vigente; forse è (parzialmente) legale ma non è affatto legittima, ossia conforme al vero, ai fatti, al giusto.
È lo Stato italiano ad avere rotto il patto con i suoi cittadini (o sudditi), che non sa e non vuole proteggere. Se si arrangiano da soli, pollice verso: delinquenti, reprobi che devono pagare con la galera e la rovina.
Lo scrivano si dichiara ex italiano: resta l’assoluta opposizione al potere. Invano, ma con il dovere della dignità e a testa ben alta.
Le pagine di cronaca sono piene di casi in cui ladri, rapinatori, spacciatori, teppisti, violenti, prepotenti di ogni risma ed etnia restano impuniti, spesso nonostante l’impegno della polizia.
Poi arrivano lo “spirito delle leggi”, ambienti potentissimi della magistratura, della politica, settori non marginali dell’opinione pubblica e vincono i malfattori.
Roggero racchiudeva in sé tutte le caratteristiche odiate dal mondo al contrario. Commerciante – quindi sfruttatore ed evasore fiscale – maschio bianco eterosessuale pronto a difendere ciò che è suo, famiglia, affetti, e anche la “roba”, i beni acquisiti lavorando.
Non è uno scafista, eroe del cosmopolitismo globalista; uno di loro, condannato a pene gravissime, è stato graziato.
Non è una procace signora condannata per danno erariale da consigliere regionale e per favoreggiamento della prostituzione, che in carcere non ha mai messo piede, graziata anch’essa.
Non è neppure l’anziano terrorista tirolese Heinrich Oberleiter, condannato all’ergastolo per attentati mortali, vissuto tranquillo in Austria, graziato nel 2023, morto in un incidente al ritorno nella natia Valle Aurina.
Tralasciamo vari agenti della CIA graziati – qui le questioni sono troppo complesse per essere spiegate, nella repubblichetta figlia della capitolazione del 1943 – ma è chiaro che la grazia è intermittente, nel Paese in cui il patto tra italiani e potere è rotto da tempo.
Meglio tacere: il potere di grazia è in capo al presidente; ogni obiezione è rimossa.
Autocensura per timore del reato di vilipendio. Bavaglio autoimposto anche dinanzi alle parole delle associazioni dei magistrati e di singoli giudici sulla sentenza.
Vietato criticare: lesa maestà, loro si limitano ad applicare le leggi. Il paradosso è che in parte vero, il che dimostra quanto potere e italiani siano distanti e quanto sia strumentale l’indignazione del centrodestra.
Siete a palazzo da quattro anni, senza contare i governi Berlusconi, perché non avete fatto nulla sulla legittima difesa, sullo scandalo dei risarcimenti, sulla certezza della pena, sull’elementare distinzione tra vittime e carnefici?
Se provate a parlare di grazia, interviene il Colle (“qui comando io, questa è casa mia”) e tornate a cuccia. Infatti, è casa loro, dei vari poteri forti che si spartiscono le spoglie dell’Italia.
Oltre Roggero, non convince la sentenza per il crollo del ponte Morandi, che ha condannato molti ma salvato i beneficiari dell’ingiusto profitto, l’ultrapotente famiglia Benetton.
E che dire di Mauro Moretti, dirigente delle ferrovie. Paga in carcere il disastro di Viareggio o il suo vecchio ruolo in Finmeccanica?
Italia mia, il parlare è indarno.
Difficilmente Roggero avrà la grazia, lui e i suoi sono rovinati e non li consola una vecchia regola di chi si difendeva dalla violenza politica negli anni di piombo: meglio un brutto processo di un bel funerale.
Ovunque comandano ladri, spacciatori, rapinatori e immigrati, meglio se clandestini. Eviteranno l’espulsione nel labirinto di normative invocate da avvocati pagati con i soldi di tutti (l’istituto del gratuito patrocinio) e spesso accolte dai tribunali.
È sconsigliata la dotazione di teaser alle forze dell’ordine: potrebbero ferire i delinquenti, provocare denunce e richieste di risarcimento.
Inseguire chi fugge dopo un reato è pericoloso per gli inseguitori e gli arresti – lo afferma un giudice – non devono avvenire con violenza.
Scusi, signor malvivente colto in flagrante, vuole gentilmente seguirci in caserma?
Se è contraddittorio l’atteggiamento del centrodestra che difende Roggero e il senso comune, ma nulla ha fatto (paura, eh?) per cambiare le cose, fa infuriare la reazione dei progressisti, che un giorno dovranno spiegarci in che consiste il loro progresso.
Dopo i consueti accorati appelli alla “legalità” – cioè la sottomissione a norme spesso ingiuste- cantano la solita stucchevole litania. Chi si difende trasformerebbe l’Italia – notoriamente tranquilla e pacifica – nel Far West.
Nessun argomento, poca cultura e quella poca è la rimasticatura di miti americani. Non li sfiora il pensiero che la cattiva fama del Far West, violenza, illegalità, disprezzo della vita, non fu provocata dagli sceriffi ma dai fuorilegge. Nel mondo capovolto la legge è il suo contrario.
Ma, alla fine, è tutto inutile: il banco vince e il mondo invertito ha sostituito quello dritto.
Attenti, però, capovolti che odiate il popolo:
“tra il grigio delle pecore si celano i lupi, vale a dire quegli esseri che non hanno dimenticato che cos’è la libertà. E non soltanto quei lupi sono forti in se stessi, c’è anche il rischio che, un brutto giorno, essi trasmettano le loro qualità alla massa e che il gregge si trasformi in branco. È questo l’incubo dei potenti”.
Ernst Jünger – Trattato del ribelle.





