
di Marco Sarli
Con i risultati economici conseguiti dal colosso creditizio alquanto globale Intesa-San Paolo (che ha in corpo anche la storica e gloriosa Banca Commerciale Italiana per decenni guidata con mano sicura dal banchiere umanista Mattioli e sorvegliata “dal basso” dal mitico Enrico Cuccia) si avvia a conclusione la stagione delle semestrali delle banche e si può già parlare di risultati da record assoluti e, salvo sorprese, è pressoché certo che l’intero 2023 segnerà risultati forse irripetibili per un sistema bancario che ha davvero attraversato il deserto nel corso degli ultimi venti anni.
Non tedierò chi legge con una pioggia di numeri e variazioni incrementali, basti dire che per l’istituto nato attorno alla Cariplo i risultati dei primi sei mesi (4,22 miliardi di utile netto) sono a tal punto eccezionali da consentire benefici per gli azionisti per una cifra che sfiora i sei miliardi di euro (5,8 per la precisione), benefici che difficilmente saranno proporzionalmente rapportabili sull’intero esercizio 2023, ma sono comunque impressionanti.
Svolgevo il ruolo di economista della Direzione Finanza della Bnl, ed era la metà degli Anni Novanta, quando vidi passare un giovane addestrando che appariva oltremodo sicuro di se’ a tal punto che chiesi al capo cambista chi mai fosse e il dirigente mi rispose con aria di complicità che si trattava di Carlo Messina e che era destinato a grandi cose.
Mai profezia fu più vera: non trascorsero molti anni che dall’ufficio studi della UILCA mi ritrovai a studiare i velocissimi processi di concentrazione e ristrutturazione che avevano come protagonisti principali Alessandro Profumo, amministratore delegato di UniCredit, e Carlo Messina, suo omologo in Intesa-San Paolo.
Processi di concentrazione e ristrutturazione che, non mi stancherò di ripetere, difficilmente avrebbero avuto luogo in assenza di contratti di lavoro di dubbia convenienza per il fattore lavoro e di estrema convenienza e utilità per le banche impegnate a fare in un breve lasso di tempo quello che altrimenti avrebbe richiesto qualche decennio.
Non spenderò molte parole sul poco equo trattamento riservato ai titolari di conti correnti per l’importo complessivo di oltre 1.100 miliardi di euro, avendo in un precedente articolo dimostrato come sia del tutto falsa la tesi esposta dal presidente dell’ABI, Patuelli quando afferma che la mancata dignitosa remunerazione dei depositi a vista dipende dal loro essere appunto a vista, dimenticando o facendo finta di dimenticare un concetto basilare della tecnica bancaria rappresentato dalla giacenza media pregressa su base trimestrale. Tutto ciò, inoltre, in totale dispregio delle chiare prese di posizione del ministro dell’economia e dell’attuale Governatore di Bankitalia!





