Home Politica estera CADE UN’ALTRA TESTA DELLA FILIERA NEOCON FABIANA, SI È DIMESSO TRUDEAU

CADE UN’ALTRA TESTA DELLA FILIERA NEOCON FABIANA, SI È DIMESSO TRUDEAU

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“Intendo dimettermi da leader del partito e da primo ministro, dopo che il partito sceglierà il prossimo leader attraverso un competitivo, robusto processo nazionale“.

Così Justin Trudeau ha annunciato che lascia la guida del partito liberale, anche se per ora rimane primo ministro del Canada in carica per gli affari correnti.

Trudeau ha inoltre annunciato che i lavori del Parlamento canadese sono sospesi sino al 24 marzo, al fine di evitare le elezioni mentre il suo partito sceglie un altro leader, il quale dovrà affrontare la sfida di nuove elezioni fissate prossimo ottobre, salvo che non siano anticipate.

Negli ultimi anni, Donald Trump ha più volte deriso Trudeau, chiamandolo ironicamente “governatore,” alludendo a una presunta dipendenza politica del Canada dagli Stati Uniti.

Questo atteggiamento, unito alle tensioni commerciali con gli USA durante la presidenza Trump, ha ulteriormente complicato la posizione politica di Trudeau, già sotto pressione per gestire le crisi economiche e sociali interne.

La decisione di mollare dopo 15 anni è dovuta essenzialmente al venir meno di due fattori essenziali: l’appoggio della nuova amministrazione Usa e il calo deciso del consenso dovuto all’insieme di politiche neocon e fabiane che hanno fatto del Canada un vero e proprio laboratorio di tutte le follie distopiche portate dalla fusione delle logiche globaliste neocon con quelle del darwinismo sociale e dell’eugenetica di origine fabiana.

Non possiamo dimenticare il blocco delle carte di credito durante il Covid, le posizioni naziste sull’eutanasia, il globalismo.

In periodo pandemico Trudeau ha invocato l’Emergencies Act per bloccare i conti correnti dei manifestanti. Un’azione che è stata interpretata come un passo verso il controllo autoritario della società.

In Canada, l’eutanasia è legalmente nota come “Medical Assistance in Dying” (MAID), un termine che include sia l’eutanasia attiva che il suicidio assistito. È stata legalizzata nel 2016 dopo una serie di sentenze della Corte Suprema che hanno dichiarato incostituzionale il divieto esistente. Da allora, il programma MAID ha conosciuto una significativa espansione, sia in termini di numero di casi che di criteri di ammissibilità.

Nel 2016 l’eutanasia è stata legalizzata per gli adulti consenzienti con una condizione medica grave e irreversibile, per cui la morte naturale era “ragionevolmente prevedibile”. Successivamente, con l’approvazione del Bill C-7, l’accesso è stato esteso anche a chi soffre di condizioni non terminali, ma con sofferenze gravi e insopportabili. Questo ha aperto la porta a persone con disabilità croniche e non solo a quelle con malattie terminali. Per il futuro ci sono proposte di includere anche chi soffre di malattie mentali.

Va così che nel 2021, il 3,3% dei decessi in Canada erano dovuti a MAID, con un aumento del 32,4% rispetto all’anno precedente. Nel 2022, questa percentuale è salita al 4,1%.

Il Canada è diventato così un vero e proprio laboratorio di morte.

Trudeau ha promosso attivamente politiche ambientali globali, come la firma dell’Accordo di Parigi sul cambiamento climatico, sottolineando l’impegno del Canada nella lotta contro il riscaldamento globale. Ha anche implementato una tassa federale sul carbonio.

Il suo governo ha favorito un approccio aperto all’immigrazione, aumentando le quote di accoglienza per rifugiati e immigranti, il che si allinea con una visione di globalismo che celebra la diversità e l’integrazione culturale.

Ora i nodi vengono al pettine e il confronto che il Canada avrà con la nuova amministrazione Usa apre molte contraddizioni.

Le dimissioni di Trudeau mettono in scena uno dei tanti birilli della filiera neocon fabiana che cadono.

Dopo la caduta di Joe Biden, quella di Trudeau, unitamente alle critiche crescenti alle politiche interne ed estere dell’Inghilterra da parte dei rappresentanti dell’amministrazione Usa entrante, mette in atto cambiamenti profondi nell’anglosfera, che si riflettono sull’insieme dell’Occidente.

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  • Redazione

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