
La musica è finita, gli amici se ne vanno, a casa i pony aspettano. È ora di andarsene nel buon ritiro della foresta nera.
La Germania ha respinto il bilancio Ue da 2.000 miliardi di euro proposto dalla presidente Ursula von der Leyen, giudicando l’aumento “inaccettabile”.
“Un aumento complessivo del bilancio dell’Ue non è accettabile in un momento in cui tutti gli Stati membri stanno compiendo notevoli sforzi per consolidare i propri bilanci nazionali”, ha dichiarato il portavoce del governo tedesco Stefan Kornelius in una nota. “Pertanto non potremo accettare la proposta della Commissione”, ha aggiunto.
Fine della Commissione e della maggioranza Ursula.
Il no della Germania si aggiunge ai vari no già arrivati da varie parti, a cominciare dai componenti del Parlamento europeo e ha tutto il valore di un licenziamento.
I Paesi europei, in stragrande maggioranza, dicono no a una follia politica che mantiene il green, punta al riarmo e svuota il welfare e i sostegni all’economia reale, a cominciare dall’agricoltura.
Può darsi che l’agonia duri ancora a lungo, perché smontare il fortino burocratico neocon guerrafondaio e opaco e il groviglio di interessi costruito in decenni non è facile, ma l’aria che tira è di licenziamento di Ursula e dei suoi sodali.
Assieme a lei bisognerebbe mandare a casa i 30 mila burocrati che in questi anni hanno inventato tutte le idiozie con le quali ci hanno vessato. Cosa impossibile, ma uno snellimento del mostro di Bruxelles si impone.
L’Unione Europea si avvia a una fine ingloriosa, accompagnata dalle prefiche del mondo dei socialisti & democratici, principali autori delle disgrazie trentennali che ci sono state inflitte.
Più che un cambio di maggioranza ci vorrebbe un cambio di leadership, ma trovare teste buone in Europa di questi tempi è come cercare i funghi a gennaio.
Abbondano i cialtroni, gli sbruffoni e anche i costruttori di scandali, ma di cervelli capaci, saggi, volti al bene comune c’è una penuria raggelante.
Non manca qualche raro esemplare, ma è troppo poco per rimettere in piedi un cadavere in disfacimento come è l’Unione Europea.
Come diceva Gino Bartali: «L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare!»
Un passo indietro, per tornare a camminare, è necessario. Torniamo alla Cee e addio UE.





