
Nell’Occidente ipocrita che si è flagellato con la cancel culture, con il green, il clean industrial, con il mea culpa per lo schiavismo e le discriminazioni razziali, mentre riproduceva il colonialismo in versione globalizzazione, è ora in atto un braccio di ferro tra il Vecchio Mondo e il Nuovo Mondo, in quanto quello nuovo, ossia gli Stati Uniti d’America, ha deciso di voltare pagina, dopo trent’anni di politiche improntate ad un imperialismo idiota, tutto finanza e burocrazia, per adottare politiche volte all’economia reale e a recuperare una zona di sicurezza secondo la dottrina Monroe, nello stesso tempo nel quale riconosce le altrui zone di sicurezza e attua una politica kissingeriana delle aree di influenza.
Si inscrive in questa svolta il dialogo tra Washington e Mosca che non è solo tra Trump e Putin.
Trump, come spiega bene Paolo Zanotto su questo numero del Nuovo Giornale Nazionale, non è un pazzo improvvisatore, ma il realizzatore di una logica economica ben precisa e di linee politiche che l’America ha conosciuto nei secoli scorsi.
Trump non è un pazzo isolato, come vorrebbero le narrazioni degli idioti della propaganda dei neocon, dei verdi e dei socialisti fabiani, riuniti in ottima compagnia per procedere in fila verso l’estinzione. No. Attorno a Trump, come scrive Pietro Mattonai, su Domino (3/2025), “non si è stretta soltanto l’America di dentro, ma anche pezzi importanti dell’establishment economico-finanziario degli Stati Uniti, come Peter Thiel, Steve Schwarman e Larry Finch, decisi a dare una spallata a quell’accrocchio di norme e barriere commerciali che è l’Unione Europea”.
L’Unione Europea risponde picche. Si agita nelle convulsioni della morte, mandando avanti i tanatologi del socialismo Europeo, come Teresa Ribera, la quale afferma: “La digitalizzazione, la decarbonizzazione, la capacità di rendere le nostre produzioni ecologicamente sostenibili sono gli elementi di successo nel rafforzare la sicurezza economica, evitare il disagio sociale e creare il benessere per i cittadini. Quando parliamo di Green Deal e Clen Industrial Deal – prosegue l’inossidabile socialista spagnola – non parliamo solo di responsabilità e dovere intergenerazionale, ma anche di performance economica e di prosperità economica”.
Delirio assoluto, visto come stanno andando a precipizio le economie degli Stati del Vecchio Mondo.
E’ in questo delirio che si inquadrano anche alcuni aspetti della visita di re Carlo III d’Inghilterra in Italia.
Ieri, ad esempio, c’è stato lo spazio anche per l’impegno per la sostenibilità (leggasi green) con il segretario britannico degli Esteri, David Lammy, che ha presieduto una tavola rotonda sulle catene di approvvigionamento nel settore dell’energia pulita con diversi leader aziendali e personalità del settore.
I risultati della tavola rotonda “Clean Power for Growth”, co-ospitata dal ministro britannico degli Esteri David Lammy e dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, sono stati ascoltati dal presidente della Repubblica Mattarella e da re Carlo III.
L’intera presenza di re Carlo III è stata all’insegna del green. Le agenzie di stampa si sono profuse nel sottolineare gli aspetti in verdi della visita. Secondo quanto è stato appreso, riferiscono le agenzie di stampa, il re del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord si è detto colpito dallo spazio verde realizzato secondo gli stilemi tradizionali del “giardino all’italiana” che sorge sul terrazzamento accanto al lato sud del Casino del Bel Respiro. Ancora oggi, il Giardino Segreto conserva aiuole di bosso sagomate a disegnare i simboli araldici della Famiglia Pamphilj, ovvero la colomba e il giglio, affiancate da due ampie vasche d’acqua laterali e da una fontana centrale in bronzo.
Persino le cravatte sono state complici della narrazione ecologica. Maurizio Marinella, re delle cravatte, ha incontrato a Roma Carlo e Camilla d’Inghilterra. Lo stilista napoletano ha fatto dono a re Carlo di due cravatte ecologiche: “Glielo avevo promesso proprio a febbraio – racconta l’imprenditore – oltre a rispondere alla linea politica del sovrano che tiene molto al green e alla sostenibilità, fanno parte della nostra collezione già da un po’ di tempo e sono realizzate con scarti di bucce d’arancia”.
Nel suo discorso al Parlamento italiano re Carlo III ha dedicato un passaggio significativo alle logiche green e alla crisi climatica: “I moniti che lanciai 16 anni fa in Italia sull’emergenza della crisi climatica sono tristemente confermate dagli eventi. Le tempeste estreme oggi si consumano ogni anno, moltissime specie rischiano di estinguersi, la posta in gioco è altissima: l’Italia ospita il più alto numero di specie animali in Europa, Viriglio comprese il rispetto che è dovuto alla natura, fu il padre dell’agricoltura sostenibile, parlò del rispetto dei cicli naturali della terra, dell’impollinazione delle api e perfino del compostaggio della materia organica. È incoraggiante vedere lavorare insieme i nostri Paesi per la tutela della biodiversità”.
Tutte queste sottolineature non avvengono a caso, ma indicano una linea politica ben precisa, che è quella del braccio di ferro del Vecchio Mondo con gli Usa e che avrà oggi, con la visita a Ravenna, il segno dell’alleanza con il Pd, schierato con il green.
La resistenza contro le politiche Usa da parte del Vecchio Mondo vede anzitutto un braccio di ferro tra Uk e Usa, ma ha anche dei co-protagonisti nella Francia di Macron (leggi Rotschild) e nella Germania di Friedrich Merz, che gli Usa vedono come il riassunto di un sistema che non funziona più. Un riassunto che gli Usa stanno sottoponendo ad una cura di distruzione della sua pretesa egemonia in Europa, ponendo le basi di una possibile frattura interna tra bavaresi, ossi e renani, ossia tra Germania dell’Est, Germania dell’Ovest e Germania del Sud.
Secondo Pietro Mattonai, su Domino (3/2025), “il partito dei sassoni e turingi, radicalmente altro rispetto a cristiano-democratici e socialdemocratici, è visto (da una parte di) Washington come il grimaldello capace di scardinare la Germania e, di conseguenza, l’Unione Europea, baluardi di un sistema internazionale che non soddisfa più gli Stati Uniti”. Motivo, questo, delle preferenze Usa per Afd.
Non solo gli Stati Uniti. Qualcuno non ne vuole prendere atto, ma i dati elettorali sono indicativi anche in Europa, nonostante addirittura si tenti di negare il diritto a candidarsi per evitare che ci siano eletti non in linea con la linea Maginot dei neocon, dei socialisti e dei verdi.
Questo sistema è quello imposto dai liberali neocon (in parte troskisti) e dai socialisti fabiani, che vuole la prevalenza dell’economia e della società sulla politica.
Lo descrive molto bene, nella sua essenza, Virginio Ilari, storico militare (Domino 3/2025), come il tentativo di “sostituire lo Stato Politico con lo stato amministrativo e il governo con la governance”, ossia con un insieme di regole, procedure, principi e strutture che regolano la gestione di un’organizzazione. “Un sistema – sottolinea Ilari – in cui la decisione (è) prodotta in modo corporativo «apolitico» dalla struttura finanziaria, burocratica, giudiziaria”.
E’ quanto abbiamo visto in questi ultimi trent’anni con la politica dei neocon e dei socialisti loro alleati. E’ quanto abbiamo visto nelle logiche politiche della “banda dei quattro” neocon (Sullivan, Blinken, Burns e Nuland), che ci hanno trascinati nella guerra d’Ucraina.
La delegittimazione della politica è andata di pari passo con quella dell’economia reale e dei diritti sociali, sostituiti da quelli individuali, spesso inventati o frutto di esasperazioni ideologiche.
Il green è fra questi ed è stato il cavallo di battaglia della finanza che, con i certificati verdi scambiati nella piazza di Londra, ha fatto strame dell’economia reale per favorire la speculazione finanziaria.
Le barriere normative e tecnologiche imposte dall’Unione Europea in base all’economia green costituiscono degli ostacoli ben superiori a qualsiasi dazio.
Non siamo di fronte ad una guerra dei dazi, ma a un braccio di ferro tra due strategie: quella globalista, ormai morente, che ha in Europa (Uk e UE) l’ultimo baluardo di resistenza e quella degli Usa, che del globalismo intendono disfarsi.
Ecco perché il re d’Inghilterra viene in Italia, ossia nel Paese che oggi, grazie a un governo di centro destra, è il più autorevole in Europa per tentare di evitare lo scontro Usa-Ue, ma lo fa andando a legittimare l’opposizione e parlando alla Camera come un leader di centro sinistra.
Così funziona? Ecco perché il braccio di ferro diventa ogni giorno più deciso e pesante.
Martedì il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto che gli Stati Uniti incassano 2 miliardi di dollari al giorno dai dazi doganali.
“Stiamo incassando quasi 2 miliardi di dollari al giorno in dazi”, ha dichiarato Trump durante una cerimonia di firma alla Casa Bianca a Washington, DC per allentare le normative sul carbone. “E stiamo facendo molto bene a concludere quelli che definisco accordi su misura; non già pronti. Sono accordi su misura, altamente personalizzati. In questo momento, il Giappone sta volando qui per concludere un accordo. Anche la Corea del Sud sta volando qui per concludere un accordo. … Stiamo arrivando molti Paesi. Vogliono concludere accordi. Se avessi detto loro di aver concluso quegli accordi due anni fa, tre anni fa o cinque anni fa, ci avrebbero riso in faccia. Ora stanno tutti firmando”.
Sempre martedì il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha dichiarato che quasi 70 Paesi hanno contattato l’amministrazione per proporre una revisione degli accordi commerciali.
Per l’intero mese di febbraio, l’ultimo mese completo disponibile, il Tesoro ha incassato circa 7,25 miliardi di dollari in dazi doganali. Il bilancio mensile di marzo sarà pubblicato oggi, con i dati mensili più recenti.
Come si può ben vedere gli inglesi vanno da una parte e gli americani dall’altra. Non era mai accaduto in modo così netto.
Al Parlamento italiano re Carlo III ha detto: “Gran Bretagna e Italia sono unite nella difesa dei valori democratici. I nostri paesi sono stati tutti e due al fianco dell’Ucraina nel momento del bisogno, le nostre forze armate sono fianco a fianco nella Nato. Siamo infinitamente grati del ruolo dell’Italia che ospita basi chiave della Nato e che guida numerose operazioni all’estero”. Il fatto è che la Nato ha un comandante in capo che, piaccia o non piaccia agli inglesi, è il presidente Usa.
Trump sta tentando di chiudere la partita e ha avviato un dialogo con la Russia che ormai sembra non eliminabile con giochetti di alcun tipo e che cambia le prospettive mondiali.
L’Inghilterra, come è noto, con i volonterosi e assieme a Macron, si è messa di mezzo.
Poco carino, anche se assolutamente vero, ricordarci che Garibaldi è sbarcato in Sicilia grazie alla protezione inglese, tanto che in Inghilterra gli hanno dedicato un biscotto.
Messaggio: se l’Italia esiste è grazie all’Inghilterra, ergo……..
Vedremo oggi a Ravenna. In casa del centro sinistra chissà cosa succede.
Nella fotografia il biscotto Garibaldi





