Lo dico agli scettici sui buoni risultati economici dell’Italia. L’ultima asta di Btp a 7 e 30 anni ha visto il Tesoro incassare 18 miliardi di euro con una domanda che ha superato qualsiasi aspettativa: 217 miliardi. Gli investitori esteri si sono aggiudicati più del 70% dei titoli.
Questo perché manteniamo un rendimento troppo alto? «Sulle scadenze da due a cinque anni il debito pubblico italiano costa meno di quello francese. Solo a dieci anni siamo più o meno pari. Siamo anche sui minimi dello spread con la Germania».
Che questo miglioramento dello spread sia dovuto non a nostri meriti ma alle difficili condizioni di Francia e Germania (e Inghilterra) non significa nulla. Anzi significa un’altra scrollata ai disattenti: abbiamo attraversato e stiamo attraversando crisi con grandi impatti. Una di questa è l’Ucraina.
Far finta che non sia successo niente va bene per un po’ di campagna elettorale. L’Italia ha risposto meglio di altri Paesi: non senza contraccolpi, ma gestendo meglio. La fiducia degli investitori è altissima. Ed ora la tripla B ci sta stretta: lo dice anche Enrico Letta. Il rating positivo vale molto nei conti pubblici. Già oggi un tesoretto di 13 miliardi.
Qualsiasi manovra economica che tocchi la credibilità del bilancio, dunque, ha un costo che va oltre la spesa che si programma. Lo so che questo farà dispiacere a molti perché complica le “semplificazioni” strumentali.
Quando si parla di rilancio del welfare e risanamento dei drammi della vita sociale, questo conto va fatto. Che non significa un no a qualsiasi maggiore spesa pubblica, ma significa che questo aumento deve essere compatibile con le aspettative del mondo finanziario, deve essere spalmato in tempi credibili e soprattutto deve avere un senso preciso nel definirlo come spesa strutturale o come intervento congiunturale e dunque provvisorio.
Per chi ci presta i soldi, non è la stessa cosa. Non dovrebbe esserlo neanche per noi che abbiamo applaudito la logica del “debito buono e debito cattivo” di Draghi. Cioè della verità detta chiaramente e delle scelte conseguenti.
Siamo alla vigilia della prossima finanziaria. Quello che proporrà il Governo proporrà non mi piace, almeno per alcuni aspetti. Mi riservo di dire perché. Ma la controproposta non può essere fuori della logica alla quale ho accennato. Se gira ancora intorno al salario minimo o al reddito di cittadinanza o alla logica di “scala mobile” di Landini vuol dire non aver capito nulla. O che si prendono in giro gli italiani.




