Usciamo dalla finzione dell’uomo mascherato. Biden smetta di nascondersi dietro Zelensky e dica cosa intende fare.
La strategia dei Dem Usa, front office del capitalismo finanziario americano, di sfiancare la Russia rendendola impotente e, possibilmente, come auspicano i Paesi baltici, di smembrare la Federazione in tanti stati, è fallita.
Il fallimento è dovuto a due fattori principali: la supponenza di sé dei Dem Usa e la loro sottovalutazione delle capacità di resistenza russa.
In questi giorni la tanto attesa controffensiva ucraina (Paese sacrificato alla strategia Dem Usa) è impantanata, di fatto fallita. La controffensiva non è riconquistare, mettendo in campo tutte le forze, qualche villaggio, ma cacciare i russi da Donbass e Crimea.
Le forze ucraine non sembrano in grado di andare oltre. La Russia ha dimostrato di saper resistere e di essere spietata o, detto in altri termini, di essere disposta a vendere cara la pelle con tutti i mezzi.
Due dighe fatte saltare in pochi giorni fanno capire che il Cremlino non lascerà che Zelensky, maschera di Biden sul campo, vinca.
Prima che si arrivi davvero all’uso delle atomiche, l’uomo mascherato di Washington deve farci capire, perché ci siamo di mezzo noi europei, con la nostra pellaccia, cosa intende fare. Anzitutto se ci considera alleati o carne da macello, il ché non è poco.
Gustav Le Bon, nel suo “La psicologia delle folle” (testo datato, ma in alcuni passaggi attuale e valido), scrive: “A dir il vero, i signori del mondo, i fondatori di religioni o di imperi, gli apostoli di qualsiasi fede, gli uomini di Stato eminenti e, in una sfera più modesta, i semplici capi delle piccole collettività umane, sono sempre stati, inconsciamente, psicologi, possedendo una conoscenza istintiva, spesso molto sicura, dell’anima delle folle. E di questa sono pertanto divenuti facilmente i padroni. Napoleone penetrava meravigliosamente la psicologia delle folle francesi, ma ignorava completamente quella delle folle di razza [intesa come nazione, ndr] diversa. Tale ignoranza lo indusse a scatenare, specialmente in Spagna e in Russia, le guerre che provocarono la sua rovina”.
“Dal punto di vista psicologico – scrive sempre Le Bon-, il termine folla assume ben altro significato. In determinate circostanze, e soltanto in tali circostanze, un agglomerato di uomini possiede caratteristiche nuove ben diverse da quelle dei singoli individui che lo compongono. La personalità cosciente svanisce, i sentimenti e le idee di tutte le unità si orientano nella medesima direzione. Si forma così un’anima collettiva, senza dubbio transitoria, ma con caratteristiche molto precise. La collettività diventa allora ciò che, in mancanza di un’espressione migliore, chiamerei una folla organizzata o, se preferiamo, una folla psicologica. […]. Ciò che più ci colpisce di una folla psicologica è che gli individui che la compongono – indipendentemente dal tipo di vita, dalle occupazioni, dal temperamento o dall’intelligenza – acquistano una sorta di anima collettiva per il solo fatto di appartenere alla folla”.
Non v’è dubbio che la guerra in Ucraina, facendo leva anche su un sentimento collettivo precedente, abbia creato una sorta di anima collettiva che risponde ai due schieramenti in campo.
“Le folle, dunque – prosegue Le Bon -, che spesso si abbandonano a bassi istinti, danno a volte esempio di moralità elevata. Se il disinteresse, la rassegnazione, la dedizione assoluta a un ideale, chimerico o reale, sono virtù morali, si può dire che le folle possiedono in certi casi queste virtù a un grado che i più saggi filosofi hanno raramente raggiunto. Esse senza dubbio le praticano inconsciamente, ma che importa? Se le folle avessero ragionato spesso, e consultato i loro interessi immediati, forse nessuna civiltà si sarebbe sviluppata sulla superficie di questo pianeta, e l’umanità non avrebbe storia”.
Due popoli in guerra tra di loro, convinti al di là di ogni ragionamento, di giocarsi la vita e la sopravvivenza sono capaci di una grande resistenza: vale per i russi e vale per gli ucraini.
Pietro Melograni, nell’introduzione al testo di Le Bon ci ricorda che nei “suoi Saggi su eventi contemporanei, del 1946, Jung accennò infatti ai fenomeni anormali riscontrabili nelle folle e soggiunse: «Basta leggere quel che Le Bon dice sulla psicologia delle folle per capire quel che io intendo: l’uomo come particella della massa è psichicamente anormale. Ignorare questo fatto non serve a proteggerci da esso»”.
Melograni riporta anche la lezione da Nietzsche, secondo il quale: «La follia è molto rara nei singoli individui. Nei gruppi, nei partiti, nei popoli, nelle epoche essa è la regola», e , infine, quella di Schumpeter: «I lettori dei giornali, gli ascoltatori dei programmi radiofonici, i membri di un partito, anche se non fisicamente riuniti in gruppo, tendono a divenire, dal punto di vista psicologico, una folla, a cadere in uno stato di eccitazione in cui ogni tentativo di ragionamento logico ha il solo effetto di stimolare impulsi bestiali».
I Dem Usa, evidentemente obnubilati dalle ideologie woke, cancel culture e porcherie simili, nonostante l’America sia dotata di intellettuali validi e di pensatori eccellenti, hanno dimenticato le lezioni della storia e soprattutto hanno smesso di leggere “Guerra e pace” di Tolstoj.
Se poniamo attenzione a quanto afferma Le Bon, i russi pensano di sé di essere figli di Santa Madre Russia, di avere un destino imperiale in quanto eredi di Bisanzio (Mosca terza Roma) e di essere custodi dell’ortodossia cristiana. Se aggiungi a queste idee l’atomica, il combinato disposto non lascia molto spazio a Zelensky, salvo che chi sta dietro alla sua maschera non decida di toglierla e di giocare a viso aperto.
Anche l’America ha un’idea di sé come di una nazione indicata da Dio a esportare nel mondo libertà e democrazia e di essere, pertanto, una nazione eccezionale, portatrice di valori universali (al netto di woke, fluid gender, cancel culture, green, ecc. ).
Il suo imperialismo nasce da queste idee di Sé e, ora, anche dall’atomica.
L’idea globalista delle élite finanziarie che comandano i Dem americani neo liberal è fallita.
Oltre alla Russia c’è anche la Cina a dire no. Anche per i cinesi, oltre ad essere fabbrica del mondo, secondo le logiche neo liberal, poteva esserci un destino di smembramento, ma le cose sono andate diversamente e ora la Cina, come la Russia, rivendica una sua storia millenaria (il suo essere l’Impero di mezzo) e non è disposta a barattala sul mercato finanziario.
I Dem Usa, a quanto pare, stanno facendo lo stesso errore di Napoleone ben delineato da Le Bon.
Se scendiamo nel concreto della situazione attuale non possiamo non concordare con l’ex Capo di Stato maggiore dell’aeronautica militare italiana, generale Leonardo Tricarico, il quale ieri, in un’intervista a Carlo Cambi de “La Verità” mette a fuoco il tema della sicurezza reciproca. “Putin – dice il generale – ha invocato l’espansione della Nato come causa dell’invasione dell’Ucraina. E’ evidente che non è questa la causa e tuttavia la Russia ha sempre sofferto la sindrome da accerchiamento e la Nato doveva tenerne conto”.
Viene in mente oggi, nel giorno che segue la morte di Silvio Berlusconi, l’accordo di Pratica di Mare, quando, il 28 maggio 2002, presso l’aeroporto militare della località a sud di Roma, si tenne l’intesa storica tra la Federazione russa e la Nato con la firma della Dichiarazione di Roma, che inserì la Russia nei meccanismi decisionali dell’Alleanza atlantica, in particolare sul contrasto al terrorismo e alla proliferazione delle armi di distruzione di massa.
Siamo lontani anni luce.
La Nato che ha fatto? “Diciamolo chiaramente – afferma il generale Tricarico – la Nato ha avuto un ruolo del tutto contrario ai suoi principi fondativi”.
E l’Europa, in questo contesto bellico, drammatico e dagli sviluppi imprevedibili?
“L’Europa comunitaria – sostiene Tricarico – non esiste, è goffa e grottesca. Basta ricordarsi che a pochi giorni dall’offensiva russa l’alto rappresentante per la politica estera Josep Borrell si è presentato con una sua strategic compass che doveva essere uno storico passo avanti e in realtà erano 37 pagine di nulla: altissime considerazioni, zero azioni”.
Considerato che i chiacchieroni di Bruxelles in questa vicenda sono solo il megafono della Nato e che la stessa Europa è sempre più il mercato della Nato, visto che in gioco c’è la nostra pelle, ossia la pelle di noi europei, è più che lecito chiedere: “Cosa intende fare l’America?”.
Biden deve gettare la maschera o pensa di perpetuare il massacro fino alle elezioni del 2024 per non dire che la sua politica e quella dei Dem, in questi ultimi decenni, è stata un fallimento epocale?
Se vuole mettere fine alla Russia, Biden ci deve mettere del suo, ossia entrare in guerra; deve metterci la faccia, non la maschera.
Sappia sin d’ora che sarà assai difficile, se non impossibile, che ci siano Paesi europei disposti a mandare i propri uomini a morire. Chi tentasse di farlo avrebbe in casa rivolte popolari. Le folle, come dice Le Bon, sanno essere anche delle orde barbariche.
Se non vuole entrare in guerra cerchi la pace, accettando la logica del multilateralismo e ridando all’Occidente la serietà di un punto di riferimento identitario che non può essere basato, sia detto fino in fondo, sulle scemenze decivilizzanti derivanti e imposte dalle follie di magnati sedicenti filantropi e dal capitalismo finanziario globalista.
La Russia fa maledettamente sul serio.




