
L’apprendista stregone ha perso il controllo della sua creatura, oppure, come è possibile, gli stregoni sono più di uno?
Quello che è chiaro, ormai, è che l’Amministrazione Biden non controlla più l’attore divenuto presidente. Kiev per Washington è diventato un problema serio, perché non segue più le regole d’ingaggio della guerra per procura.
Dagli Stati Uniti, infatti, non stanno affatto gradendo le numerose incursioni con i droni effettuate dall’Ucraina in territorio russo, l’ultima ieri notte, con alcuni velivoli abbattuti e uno che ha centrato un grattacielo di Mosca.
John Kirby portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale statunitense è stato chiaro: “Voglio solo dire molto chiaramente che noi non incoraggiamo, né facilitiamo gli attacchi ucraini all’interno della Russia”.
“Abbiamo avuto colloqui con gli ucraini riguardo alle nostre preoccupazioni sugli attacchi all’interno della Russia. La nostra posizione è che – ci tiene a sottolineare Kirby – vogliamo focalizzarci sulla guerra all’interno dell’Ucraina, vogliamo assicuraci che abbiano tutto ciò di cui hanno bisogno per avere successo in questa controffensiva”.
Dagli Usa è arrivato quindi un segnale chiaro a Volodymyr Zelensky. Un segnale che ne segue altri, espressi in questi mesi e ribaditi più volte: la guerra non deve essere portata in Russia, perché gli Usa non hanno intenzione di abbattere Putin, di disgregare la Russia, in quanto sono spaventati dal caos che provocherebbe uno sfaldamento della Federazione e dalla perdita del controllo di 6 mila testate nucleari.
Il fatto è che quando metti in moto la macchina della guerra, cambiando obiettivi durante il tragitto, rischi di deragliare, cosa che sta in effetti accadendo.
Non è un mistero che negli Usa, e soprattutto nel mondo dei Dem, l’idea di ridurre ai minimi termini la Russia abbia albergato nelle menti e si sia tradotta in strategie.
La questione è antica e non è una novità che alla dottrina del contenimento di Geroge F.Kennan si siano opposte quelle della disfatta prima dell’Urss e poi della Federazione russa.
Non è un mistero che la rivoluzione di Maidan è stata pilotata da Victoria Nulan e che a scegliere i componenti del governo di allora sia stata una società di ricerca del personale finanziata da George Soros.
Non è un mistero che Joe Biden e suo figlio Hunter Biden abbiano avuto intrecci di varia natura con Kiev (anche con Russia e Cina), ora sotto le lenti del Congresso Usa, con rischio di impeachment.
L’idea di disgregare la Russia è dichiarato dal Free Nations of Post-Russia Forum, un forum fondato da attivisti dell’opposizione, movimenti regionali e separatisti in Russia, nonché simpatizzanti stranieri. Il Forum è stato immatricolato in Polonia, dove si è tenuta la prima riunione l’8 e 9 maggio 2022 a Varsavia.

Non è un mistero che il capo dell’intelligence militare ucraina, Kirill Budanov, abbia come obiettivo la disgregazione della Federazione russa in tanti Stati. Lo ha dimostrato anche con immagini che hanno fatto il giro del mondo, dove lo si vede tagliare una torta di compleanno che ha la forma della Federazione russa.

Non è un mistero che Polonia e Paesi baltici vorrebbero dare un colpo definitivo alla Federazione russa.
Gli inglesi, che hanno giocato ad alzare l’asticella della guerra, ad un certo punto hanno mandato chiari segni di avvertimento. A Vilnius Ben Wallace, ministro della difesa britannico, ha mandato un messaggio piccato al presidente ucraino: “Mi sono fatto 11 ore di treno per incontrarlo e ricevere una lista di richieste militari, non siamo Amazon!”.
Ora arriva il messaggio preoccupato dell’Amministrazione di Biden.
Tuttavia, nonostante i numerosi avvertimenti e le prese di distanza da attacchi voluti da Kiev, Zelensky pare intenzionato ad alzare il livello dello scontro, nel tentativo, forse ormai disperato, di coinvolgere maggiormente il fronte occidentale nel conflitto con Mosca.
I dati del conflitto parlano chiaro. La controffensiva, fino ad ora, non funziona. La Wagner si è spostata in Bielorussia e potrebbe attaccare da nord. Gli accordi sul grano sono falliti e l’Ucraina è costretta a venderlo utilizzando i porti croati. Gli agricoltori di Polonie Romania, peraltro, non ne vogliono sapere di vedere transitare nel loro territorio il grano a basso costo di Kiev.
I continui attacchi di Kiev in territorio russo, anziché ottenere l’effetto di un maggiore coinvolgimento degli Usa e degli inglesi (l’Unione Europea è solo un megafono stonato della Nato) otterranno il blocco dell’invio di armi a lunga gittata.
L’Ucraina ormai totalmente dipendente economicamente e per gli armamenti dagli Stati occidentali non può sperare di coinvolgerli in una guerra alla Russia, perché gli Usa hanno capito (l’Unione Europea è incapace di capire in quanto non esiste) che Mosca sta aprendo altri fronti (vedi Africa) e, soprattutto, che le sanzioni non sono servite a fiaccare il Cremlino, ma le economie occidentali.
Mosca non ha perso tempo a mettere il dito nella piaga della spaccatura tra Washington e Kiev, che era stata ben annunciata anche dalle analisi di Limes.
La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, su Telegram, ha affermato: “Il presidente ucraino sta compromettendo gli Stati Uniti effettuando attacchi terroristici contro infrastrutture civili in Russia. Il presidente Joe Biden deve gestire l’associazione del liberalismo americano a un Paese sponsor del terrorismo. Kiev ricorre a questi metodi per premere su Washington per ulteriori aiuti, ma questo rischia di danneggiare la campagna elettorale di Biden per le presidenziali del prossimo anno. Il tema del terrorismo sarà sempre più associato al liberalismo americano. È un zugzwang ideologico”.
L’esponente del Cremlino ha usato la parola tedesca zugzwang che negli scacchi si riferisce alla situazione in cui un giocatore è in difficoltà perché qualsiasi mossa faccia subirà danni o lo scacco matto.
E forse è proprio questa la posizione di Biden, che sull’Ucraina rischia di avere contraccolpi da Kiev e dal Congresso degli Stati Uniti.
Rimane inevasa la domanda: “L’apprendista stregone ha perso il controllo della sua creatura o ci sono altri apprendisti stregoni in azione?”.
Rispondere alla domanda è di primaria importanza, perché se gli apprendisti stregoni in azione sono ancora quelli di Maidan, allora il problema diventa enorme all’interno degli Usa, in quanto l’Amministrazione Biden non controlla più nulla e ha perso completamente la bussola, come dimostra il fatto che a dettare agenda e tempistica degli avvenimenti internazionali sono altri soggetti (vedi Niger).





