
Vi sono alcune critiche – escluse ovviamente quelle degli ipocriti “moralismi paralleli” della Bindi e della Maraini – a cui è giusto dare una risposta. Mi riferisco all’accusa di non essere stato un “uomo delle istituzioni” rivolta a Berlusconi da più parti perché in alcune occasioni ha attaccato, per fare un esempio, il fisco, o la magistratura.
Tralascio le giustificazioni che si potrebbero agevolmente addurre per quanto riguarda la magistratura che lo ha indubbiamente perseguitato, o il fisco, che in molti casi appare un nemico dei cittadini contribuenti. Il problema è un altro, ben più profondo e nobile.
Berlusconi, da liberale, riteneva che sia lo Stato al servizio del cittadino, non il contrario, come invece é nella concezione degli hegeliani di destra e di quelli di sinistra, cioè fascisti e marxisti.
La conseguenza é che Berlusconi era “contro” le istituzioni quando le stesse si comportano come se il cittadino sia al loro servizio e cioè non sia un cittadino, ma un suddito. In ciò sta, alla fin fine, la sostanza del liberalismo e di quella sua variante che è il liberal socialismo.
Teorie, queste, che non ritengono di avere un paradiso in terra da raggiungere, cosicché i partiti che ad esse si richiamano non ritengono di avere una “missione”, ma più semplicemente un programma.
Programma che si fonda su dei principi molto semplici a dire, ma molto difficili da mettere in pratica: la libertà, la giustizia, la pari dignità di tutti e la solidarietà. E proprio perché non hanno certezze su come applicarli, lo fanno per tentativi, gradualmente, mettendo in dubbio ciò che non funziona e cercando un po’ alla volta di migliorare la vita di tutti.
Ecco perché non è vero che sia stato un politico “contro le istituzioni”. Era piuttosto contro chi ritiene che le istituzioni vengano prima dell’uomo e l’ideologia prima della realtà.





