
di Savino di Scanno
Costant de Rebeque Benjamin Henri nel suo discorso pronunciato all’Athénée Royal di Parigi nel 1819 sulla” Libertà degli antichi paragonata a quella dei Moderni” afferma circa “La Libertà degli Antichi”:
“l’assoggettamento completo dell’individuo all’autorità
dell’insieme” … “Tutte le azioni private sono sottoposte a
severa sorveglianza. Nulla è concesso all’indipendenza
individuale rispetto alle opinioni, né riguardo alle
occupazioni, né soprattutto rispetto alla religione. La facoltà
di scegliere il proprio culto, facoltà che noi consideriamo
uno dei nostri diritti più preziosi, sarebbe sembrata agli
occhi degli antichi un crimine e un sacrilegio. Anche nelle
cose che a noi sembrano più futili, l’autorità del corpo
sociale s’interpone e condiziona la volontà degli individui.
Terpandro presso gli spartani non può aggiungere una
corda alla sua lira senza che gli efori si offendano.
Circa “La Libertà dei Moderni”:
“Per prima cosa domandatevi, Signori, che cosa ai giorni
nostri un inglese, un francese, un cittadino degli Stati uniti
d’America, intendono con la parola libertà.
Per ciascuno di questi la libertà è il diritto di essere
sottoposti soltanto alla legge, il diritto di non essere
arrestati, detenuti, condannati a morte, maltrattati in alcun
modo, per effetto della volontà arbitraria di uno o più
individui. È il diritto di esprimere il proprio pensiero, di
scegliere la propria occupazione ed esercitarla”.
“Il diritto di disporre dei propri beni, di abusarne addirittura;
il diritto di andare e venire senza bisogno di ottenere il
permesso, e senza dover rendere conto dei propri motivi o
dei propri affari. È, per ciascuno, il diritto di riunirsi con altri
individui, sia per discutere riguardo ai propri interessi, sia
per professare il culto che costui e i suoi compagni
preferiscono, sia semplicemente per occupare il proprio
tempo nella maniera più conforme alle personali inclinazioni
e fantasie. Infine, è il diritto che ciascuno ha di influire
sull’amministrazione del governo, sia nominando per intero
o in parte certi funzionari, sia attraverso rappresentanze,
petizioni, domande, che l’autorità è più o meno tenuta a
prendere in considerazione. Raffrontate adesso tale libertà
con quella degli antichi”.
Stiamo riportando il pensiero di uno degli intellettuali più importanti di Francia (Losanna 1767-Parigi 1830) massimo rappresentante del “costituzionalismo liberale”, che segna la netta distanza dalla concentrazione del potere, in particolare del “Bonapartismo”, con la riaffermazione della “Separazione dei Poteri”, la connotazione della figura del Capo dello Stato come “Potere Neutro” , riconoscimento delle libertà di opinione e di pensiero, indipendenza della magistratura, tutto questo laddove venisse meno la libertà politica sarebbe “una cosa senza alcun valore”.
Si deve aggiungere un altro passo, mai come in questo periodo attuale.
A pagina 22 del testo riportante la Sua dichiarazione si può leggere:
“La guerra è anteriore al commercio; la guerra ed il commercio sono infatti soltanto due mezzi diversi di raggiungere il medesimo scopo: possedere ciò che si desidera. Il commercio non è che un omaggio reso a forza del possessore dell’aspirante al possesso. E’ un tentativo di ottenere in via amichevole ciò che non si spera più di conquistare con la violenza”.
In ultimo “La guerra è l’istinto, il commercio è il calcolo”.
Bastano queste sue ultime riflessioni per congedare con disonore tutti i professori, convegnisti, scienziati ed esperti di intelligence economica che ci hanno avvelenato l’aria con le loro stupidità ed inutilità di questi ultimi anni.
Scrivere di Benjamin Constant è qualcosa di straordinario.
Personaggio di intelligenza eclettica, amante di donne tanto da dover scrivere il suo famoso “Adholphe”, perseguitato da sbirri a causa della sua ostilità a Napoleone, in rapporti “professionali” con Fouché, scrittore di testi di politica, è una personalità che meriterebbe studi approfonditi che l’economia dell’articolo non permettono di approfondire.
La Francia è un Paese meraviglioso. Quando Constant scrisse i suoi libri l’Italia come è oggi non esisteva, ma molti dei suoi pensieri li possiamo ritrovare nella nostra Carta Costituzionale.
Sempre oggi la sinistra radical chic, quella che sta prendendo il sole sulle barche ormeggiate nei pressi dell’Argentario od a Palau, neanche conosce di cosa stiamo scrivendo, come neanche a scriverlo chi dovrebbe presiedere la Cultura in questo Paese.
Benjamin Constant è un pilastro della cultura politica occidentale, Leggerlo, rileggerlo, discuterlo potrebbe aiutare a comprendere ciò che accade perchè la Politica è una “cosa seria” e non un gioco di società per chi passa il tempo su carri multicolore pensando così di creare consensi.
La riflessione di Benjiamin Constant sul rapporto guerra/commercio permette a chi scrive di affermare senza tema di smentita che noi in Italia abbiamo avuto solo pochi Italiani degni di questo nome: fra questi, Enrico Mattei.
Tutto il resto solo chiacchiere e distintivo.





