Home editoriali Barcellona può “izar la mirada”: un messaggio per l’Occidente

Barcellona può “izar la mirada”: un messaggio per l’Occidente

0
Barcellona - Sagrada Familia

Leone XIV consacra la Torre di Gesù Cristo della Sagrada Familia, il tempio di Gaudí consacrato da Benedetto XVI nel 2010

Un secolo dopo la sua morte, avvenuta il 10 giugno 1926, Antoni Gaudí, l’artista che si è dedicato quasi esclusivamente alla costruzione del tempio negli ultimi dodici anni della sua vita, sia pure da un’altra dimensione, ha visto Barcellona “izar la mirada”, alzare gli occhi al cielo, durante la messa solenne presieduta da Papa Leone XIV, che ha consacrato la Torre di Gesù Cristo, compimento di un’opera grandiosa come è la Sagrada Familia, icona indiscussa della città e, si può dire, del mondo.

Il Papa ha benedetto la Torre di Gesù Cristo, appena completata e che fa oggi della basilica catalana la chiesa più alta del mondo.

Torre, che ospita al suo interno, a 80 metri d’altezza, la Sala del Transetto, collegata attraverso diversi ponti alla torre della Vergine Maria e alle quattro torri degli Evangelisti.

Izar la mirada” (o “alzate la mirada”) significa letteralmente sollevare lo sguardo o elevare la vista.

Nel contesto della Sagrada Familia, va molto oltre ed ha un profondo significato simbolico e spirituale.

La basilica di Antoni Gaudí è progettata appositamente per invitare a guardare verso l’alto: le sue alte torri, la luce che filtra dalle vetrate, le forme organiche che si innalzano come una foresta di pietra e la croce culminante sulla Torre di Gesù Cristo (la più alta) guidano lo sguardo del visitatore verso il cielo.

Gaudí voleva che questo gesto fisico (alzare la testa) corrispondesse a un’azione interiore: elevare lo spirito, avvicinarsi a Dio e contemplare il divino. La chiesa diventa così un percorso che dal terreno (il mondo materiale) porta verso l’alto (il cielo e il sacro), trasformando la visita in un’esperienza quasi mistica.

Izar la mirada è quindi un invito a trascendere il quotidiano, a cercare la bellezza e la grandezza del divino attraverso l’architettura.

Izar la mirada è anche il logo del viaggio di Leone XIV e diventa un appello all’Occidente in crisi a uscire dalla materialità transumanista per ritrovare una spiritualità che langue.

Il Pontefice ha celebrato la messa davanti a 4 mila fedeli. Ad accoglierlo, il Re di Spagna Filippo VI, con cui ha visitato la cripta e la tomba di Gaudí, il cuore più profondo della Basilica, consacrata da Papa Benedetto XVI nel novembre del 2010.

In quella data, durante una solenne celebrazione eucaristica, Papa Benedetto XVI ha dedicato la chiesa di Antoni Gaudí al culto religioso e l’ha elevata al rango di basilica minore. È stato un evento storico.

La Sagrada Familia, in costruzione dal 1882, ha potuto così essere ufficialmente utilizzata per le funzioni liturgiche, anche se i lavori non erano del tutto terminati.

Nel 2010 Benedetto XVI consacrandola definì la basilica un “dialogo tra fede e architettura”, e Gaudí “architetto geniale e cristiano coerente”, ricordando le sue parole: “Una chiesa è l’unica cosa degna di rappresentare il sentire di un popolo, poiché la religione è la cosa più elevata nell’uomo”.

Giovanni Paolo II, visitando la Basilica disse: “Questo Tempio della Sacra Famiglia è un’opera non ancora terminata, ma riceve solidità da un principio, ricorda e compendia un’altra costruzione fatta con pietre vive: la famiglia cristiana, cellula umana essenziale, dove nascono e crescono incessantemente la fede e l’amore”.

Gaudí nacque il 25 giugno del 1852. Nel 1878, appena divenuto architetto, redasse il “Manoscritto di Reus”, sorprendente per maturità spirituale e chiarezza nella visione dell’architettura religiosa come arte capace di parlare della fede attraverso la bellezza.

Nel 1883 accettò la direzione dei lavori della Sagrada Familia, che divenne il centro della sua vita, quasi “la sua casa”.

Nel 1894 un digiuno quaresimale eccessivo lo portò vicino alla morte, segnando un punto di svolta: intensificò preghiera, penitenza e vita liturgica. Dopo la morte del padre e della nipote, tra il 1906 e il 1910, si ritirò sempre più in sé stesso, rinunciando a nuovi incarichi per dedicarsi totalmente al tempio. Negli ultimi anni visse in una piccola stanza accanto al cantiere, in uno stile austero, nutrito dalla Bibbia e dal canto gregoriano promosso da san Pio X.

La sua fama di santità crebbe già in vita. Aveva chiesto un addio sobrio, ma Barcellona non trattenne l’affetto: durante il corteo funebre dai balconi piovvero petali. Trentamila persone lo accompagnarono fino alla cripta della Sagrada Familia, dove riposa nella cappella della Virgen del Carmen.

Nel 2010 Benedetto XVI consacrò la basilica definendola un “dialogo tra fede e architettura”, e Gaudí “architetto geniale e cristiano coerente”, ricordando le sue parole: “Una chiesa è l’unica cosa degna di rappresentare il sentire di un popolo, poiché la religione è la cosa più elevata nell’uomo”.

Giovanni Paolo II, visitando la Basilica disse: “Questo Tempio della Sacra Famiglia è un’opera non ancora terminata, ma riceve solidità da un principio, ricorda e compendia un’altra costruzione fatta con pietre vive: la famiglia cristiana, cellula umana essenziale, dove nascono e crescono incessantemente la fede e l’amore” e auspicato che la famiglia sia sempre “fra voi autentica ‘Chiesa domestica’, luogo consacrato al dialogo con Dio Padre, scuola per seguire Cristo, attraverso le vie indicate nel Vangelo, fermento di convivenza e di virtù sociali in stretta comunione con lo Spirito che abita nelle vostre anime”.

L’inaugurazione della nuova torre da parte di  Leone XIV – il terzo papa a visitare la Sagrada Família – costituisce un ponte con Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, i due papi che hanno segnato l’ultima parte del secolo scorso e l’esordio di quello attuale con la loro teologia e la loro filosofia.

In questi giorni escono anche due nuove biografie “Antoni Gaudí. Vita e opera” di Armand Puigi Tàrrech (San Paolo) e “Gaudí vivo” di Chiara Curti (Ares), per conoscere meglio per conoscere questa figura che si avvia alla beatificazione: l'”architetto di Dio”, che ripeteva: “Per fare bene le cose c’è bisogno prima dell’amore e solo dopo della tecnica”.

Altro messaggio che si inserisce pienamente in quello dell’enciclica Magnifica Humanitas.

Autore

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui