Il dilemma amletico riguarda la relazione tra “i soldi che generano il potere od il potere che genera i soldi” su cui è difficile dare una risposta. Secondo gli storici la “Gens Octavia” ebbe i suoi imperatori perché banchieri nell’antica Roma. Federico II nel 1251 ipoteco’ il suo Trono a favore di banchieri genovesi per sostenere le Sue conquiste. I Fugger ed i Welksten in Germania finanziarono Carlo V. I banchieri Albizzi di Firenze prestarono rimesse auree al Re di Napoli. E non si può non citare la famiglia dei Medici che grazie a cospicui prestiti ebbero il riconoscimento di ben 2 Papi come Leone X e Clemente VII oltre a vedere Caterina e Maria sul Trono di Francia.
La Storia insegna anche che talvolta non era saggio prestare denaro ai potenti ed è un esempio la vicenda dei Templari e Filippo il Bello. Le vicende umane imposero che gli Stati creassero loro istituti bancari per sottrarsi ai ricatti dei banchieri privati come, sempre ad esempio, si narra la nascita della Banca di Rialto a Venezia nel 1587 come uno dei primi esempi di istituti pubblici.
Nella storia moderna chi più della famiglia de Rothschild, che ebbe riconoscimenti da Francesco II di Amburgo alla Regina Vittoria fino ai giorni nostri, è sintesi privilegiata di soldi e potere. Ma i tempi cambiano. Oggi nuovi attori sul palcoscenico della Storia recitano a soggetto. Sono presenti attori come BlackRock, fondo internazionale che dicono gli “astuti” di Langley è in grado di designare il capo dell FBI e non solo.
Sono presenti prime donne come nella BCE che dettano le agende ai governi europei. E cosa scrivere della regia del FMI? Ma “dall’altra parte” non è che si sta a guardare. La Bank of China ha aperto filiali in Arabia Saudita, la New Devolepment Bank Brics sta’ iniziando a sostenere quelli che un tempo si definivano i “paesi non allineati”. Si torna al rapporto “soldi e potere”.
Ma come si articolano e regolano tali relazioni? La risposta è semplice. Con le “guerre” sia intese come finanziarie e commerciali circa la adozione d i dazi o sanzioni ovvero con conflitti armati e per questo servono le forze Armate ed i servizi segreti. A tal proposito a voler leggere pagina 93 del libro “Intelligence Economica” di Carlo Jean e Paolo Savona, quest’ultimo ritenuto dallo scrivente come uno tra gli unici esperti italiani del settore, il servizio inglese MI6 destina il 60 % dei suoi fondi per tali attività. Per non scrivere del Dgse, erede dello Sdece, che dichiara pubblicamente che loro sono i fondatori di questo segmento di intelligence.
Ma tornando al perverso rapporto tra soldi e potere, nelle conclusioni, si deve rammentare l’IRI. Chi scrive non vuole rassegnarsi a voler considerare la propria Patria una nazione di “nani e ballerine” perché noi le “cose” le sappiamo fare. Avevamo le banche di “interesse nazionale” governata dall’élite di Banca di Italia e difficilmente ci facevamo condizionare dal banchiere privato di turno anche se si chiamava Enrico Cuccia.
Poi ciò che è successo negli ultimi decenni ha distrutto tutto. Ma abbiamo sempre risorse. Oggi lo Stato, che si ricorda deve assicurare il benessere e la difesa dei cittadini e non solo, dispone di un ente di assoluta qualità rappresentato dalla CdP. La CdP se fatta funzionare porrebbe equilibrio tra “soldi e potere” e ciò nell’ interesse nazionale, sempre se lo si capisca. Il mondo e l’ umanità sono sempre la “stessa cosa”. Dai carri trainati dai bianchi buoi dell’antica Roma alle super navi container, ma nella sostanza non cambia molto. Ci saranno sempre potenti che chiedono soldi e ci saranno sempre istituzioni disponibili a concederli. È questa unione che poi degenera in conflitto, perché questi sono tempi di guerra.
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