
Lo dico ancora più chiaro. Adesso.
Perché non ci si può porre la stupenda e retorica domanda: “Se non ora, quando” di Levi: non è quel tempo, non è quella situazione, ma siamo comunque alla vigilia di scelte che configureranno l’intero mondo. Il nostro certamente. Adesso: dopo non serve.
Adesso che abbiamo un solo modo per rifiutare l’autoritarismo: ed è affermando il primato dell’autorevolezza. Dopo sarà sempre più difficile. La logica delle armi va sconfitta: ed è possibile solo disegnando orizzonti e prospettive che uniscano al rifiuto per l’orrore delle guerre anche scenari di speranza. Qualcuno dovrà iniziare questo cammino che si chiama Europa: e non vedo che senso ha aspettare altri o altri tempi.
Adesso che Francia e Germania sono in un momento difficile, azzoppate nella loro leadership mentre l’Europa ha bisogno di ricostruirsi sin dai suoi motivi di esistere e dalle sue radici, di ristabilire il suo ruolo in occidente, di non rompere con l’America ma essendole partner e non succube. Adesso riproporre per l’Italia un ruolo di Paese fondatore che non intende essere al disopra di altri ma neanche soggetto a nessuno, singolo Paese o asse di Paesi che sia. Senza rivendicare altro che una proposta da dibattere.
Adesso che l’Inghilterra è ad una passo dal rientro in UE, un rientro che va salutato con piacere ma senza subire che si ripristini una sua leadership, che tante altre volte ha segnato la storia e non sempre a vantaggio comune. Una presenza importante che in ogni caso l’Inghilterra deve conquistarsi dimostrando di essere partner affidabile dopo che il rientro – diciamolo chiaro – avviene a capo chino, dopo l’ errore Brexit che è stato un atto di superbia.
Adesso che, dovesse fallire la ricostruzione dell’Europa, avremmo bisogno di un’Italia forte che proponga politiche e non sogni, che indichi strade di sviluppo nuove dopo il crollo della globalizzazione, che sfrutti il suo essere propaggine del continente verso il il territorio che sarà il futuro demografico, politico ed economico e che è l’Africa. E lo faccia senza “sovranismi” ma anche contro tutti quelli mascherati di altri. E ve ne sono.
Adesso che il PD – e bisogna far tanto di cappello a Schlein, accusata di indeterminatezza e che invece la strada l’ha tracciata netta – ha deciso una sua indiscutibile collocazione politica che guarda solo a sinistra ed ha perciò posto una precisa domanda su chi sia d’accordo e chi no. Adesso che a questa domanda bisogna rispondere con altrettanta nettezza perché i doppi giochi, le pastocchie interne, i giochi di palazzo sarebbero l’ultimo sorso di veleno letale. E solo unendosi intorno ad un programma esplicito che sia di valori, politico, operativo, economico, sociale lo si può fare. Altrimenti sarebbe solo un mestare nel torbido. Adesso che c’è una grande spinta ad abbandonare la destra ma verso il centro: e c’è chi rifiuta di immaginare una dialogo, prima ancora che alleanze, con questa realtà. E quel vuoto qualcuno lo riempirà.
Adesso. Perché non credo e non voglio credere che non vi siano in Italia donne ed uomini con la spina dorsale da rischiare un’avventura per il bene del Paese. Donne ed uomini ai quali va consentito di contestare e contrastare la vergognosa pressione di gossip populisti, il manettarismo, la soggiacenza a poteri debordati; e che, affrancati dal temere di esporre al ludibrio scandalistico ed alle speculazioni partitiche la vita privata loro e delle loro famiglie, esprimano con libertà – quella che oggi non c’è – competenze che in Italia esistono, passioni politiche che sono sotto la cenere che sinora abbiamo accettato quando non anche aiutato a formarsi.
Adesso.





