Home Opinioni CI VUOLE L’EUROPA POLITICA

CI VUOLE L’EUROPA POLITICA

0

Le tendenze espresse dai sondaggi, per quello che valgono ma qualcosa valgono, sono espliciti. Intorno al Governo si stringe un consenso che aumenta anche in presenza di una posizione non “incisiva” (irrilevante è un giudizio sbagliato) in politica internazionale e di non poche pecche sul piano della politica interna. Ed è storicamente un novità che un Governo venga valutato, dopo più di due anni di lavoro, molto più del risultato avuto nelle elezioni. Gli italiani sembrano premiare la continuità e l’affidabilità, anche in assenza di scelte politiche forti. Perché il bisogno di sicurezze è più forte di tutto e non viene colto dall’opposizione.
Ma anche sulla gestione economica si apprezza una prudenza nuova: ed invece credo aleggi nell’opposizione un mix di disconoscimento di qualcosa che invece merita attenzione e l’esasperazione di alcune innegabili criticità. Non solo non serve – e i sondaggi lo dicono – alle prospettive elettorali, ma sono anche deleterie, impedendo analisi serene.
Una di queste riguarda la politica economica: si continua a sostenere che quella di Meloni non esiste e si dimenticano gli apprezzamenti internazionali che qualcosa pure significheranno. Ed il consenso popolare, nonostante le critiche e certo non plebiscitario, dice anch’esso qualcosa. Ragionando con serenità, la linea di politica economica c’è e può riassumersi in *attenzione alla stabilità macroeconomica anche a prezzo della crescita*. Ce lo dicono, complimentandosi, da Standard & Poor’s a Goldman Sachs, dal Financial Times a Wall Street Journal, Times, Cnn, BBC, JJD: cioè anche media della sinistra. E …. francesi. Che è quanto dire.
Ma c’è qualcos’altro che sembra trascurarsi; ed è che questa impostazione di politica economica se estesa più compiutamente all’Europa potrebbe dare l’occasione storica di affiancare al dollaro l’Euro come unica moneta internazionale di scambio. Euro: unica altra moneta al mondo che va oltre i confini di singoli Stati. Unica cosa davvero comune in Europa. Qualcosa che già esiste e non deve essere inventato. Un vantaggio competitivo eccezionale rispetto ai tentativi di altra moneta anti-dollaro dei BRICS e della stessa sola Cina. Che finiranno per realizzarsi.
L’operazione non è impossibile. Addirittura meno difficile di quanto si creda. Nel corso del ciclone Trump su dazi e dintorni, i mercati commerciali e quelli finanziari hanno strizzato l’occhio all’Euro e molti scambi commerciali hanno scelto l’Euro come moneta di transazione. Vero, il rafforzamento dell’Euro è nato da eventi esogeni, “importati”, e tra essi i problemi del dollaro: visto però che il mercato considera l’Euro qualcosa di valido, bisogna cha la fiducia che si chiede per renderlo “moneta internazionale” dipenda da fattori interni. Non credo che dispiacerà a molti Paesi, specie in Africa, sottrarsi al signoraggio del dollaro. E un po’ cambierebbe il mondo. Molto più di quanto si immagini.
Dunque bisogna passare dall’Euro all’ ”Euro globale”, come lo chiama Lagarde che questa opportunità sembra averla colta. Invertire il paradigma economia-politica: per un’Unione che storicamente si è fatta prima economica e ha rinviato sine die l’essere politica, ora bisogna a invertire i due addendi. Anzitutto Europa politica, che passa anche per le sue scelte economiche. E, politicamente, poiché la fiducia nell’Euro non si avrà senza una vera stabilità macroeconomica e politiche monetarie idonee, bisogna dare la spallata. Ce lo dicono dal mondo in tutte le salse.
Non è un’operazione senza costi. Però è operazione con alcuni non trascurabili benefici. Ma senza una analisi scevra di ogni ideologizzazione dei costi/benefici si resterà sempre ciascuno nella propria convinzione che l’altro sbaglia. E le possibili correzioni di questa politica economica che esalterebbe l’Euro ma con una più equa distribuzione di ricchezza e valorizzazione del welfare resteranno inesplorate. Una tregua sarebbe necessaria: un pezzo di futuro è in questo lavoro che non può essere svolto in un contesto conflittuale. In Italia come in Europa.
La domanda che mi pongo, e pongo in particolare alla sinistra, a partire da quella italiana, è se può accettare lo scrupolo di aver avuto l’occasione di scrivere un pezzettino di storia e di averlo rifiutato. E di rifiutarsi di superare questa fase di stallo e di impotenza rispetto all’avversario. Deve anzitutto capirlo.

Autore

  • Redazione

    Nuovo Giornale Nazionale è una testata Online totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione LIBERCOM.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui