
di Nino Orlandi
Dopo la saga italica, partita dalla caccia a Craxi per far posto ai non ex comunisti di Occhetto e D’Alema, proseguita con gli 80 processi a Berlusconi, gli sfregi a Renzi, la persecuzione di Salvini e culminata per ora con l’avviso di garanzia a Meloni, Nordio, Piantedosi e Mantovano, si sono moltiplicati gli emuli di Mani Pulite, delle procure di Firenze, di Catania e di Roma.
Un primo tentativo di imitazione fu quello dei giudici americani “democratici” che tentarono di azzoppare Trump per impedirgli di ricandidarsi. Ma niente da fare: quella volta a loro andò male e noi italiani conservammo il titolo “Italy first”.
Poi ci hanno provato in Romania: e là gli è andata bene. Dei giudici “costituzionali” hanno prima annullato delle elezioni che avevano visto vincere chi non doveva, adducendo pretesti ridicoli, poi hanno impedito a chi aveva vinto di ripresentarsi alle nuove elezioni.
Non parliamo del loro idolo Zelensky che le elezioni neanche le convoca e, nel frattempo, ha messo fuori legge partiti, tv e giornali di opposizione.
Né vale la pena di parlare del loro alleato Erdogan, che i possibili rivali alle elezioni li fa arrestare preventivamente.
Ora altro colpo sotto la cintura in Francia. Solo che la Francia è quel Paese dove più di due secoli fa alla gente sono girate tanto le adenoidi, da decidere che non sopportava più la casta di quel tempo. Sono convinto che sarà lì che l’Impero Giudiziario finirà la sua corsa.





