
Ursula von der Leyen, al fine di finanziare la Germania e la Francia, che hanno un’economia disastrata a causa delle sue politiche green, pensa ora di risolvere la questione convertendo le aziende in fabbriche d’armamenti, mettendo le mani sui nostri risparmi.
La Sturmtruppenführer è al comando di un’Unione Europea che ha perso ogni possibile credibilità e che, come sostiene Marco Rizzo, il quale non può essere accusato di essere di destra dai soliti corifei radical chic, ha connotati dittatoriali.
“C’è un elemento dittatoriale nei gruppi dirigenti europei”, ha detto Rizzo ieri a La Verità. Verissimo.
Con piglio dittatoriale la von der Leyen ha sciorinato l’idea di impiegare 800 miliardi per riarmare gli Stati d’Europa, portandoli via al welfare e alle aree più povere.
Ora, non contenta, la baronessa sta elaborando, con la sua massa di burocrati che andrebbero licenziati, l’idea di mettere le mani sui nostri risparmi.
L’idea non è nuova, perché segue quella elaborata a Davos dai globalisti neocon e fabiani che ci vorrebbe poveri e, a loro dire, in quanto tali, felici, mentre, al contrario, disperati e mendicanti.
La von der Leyen, per dirla con un’immagine colorita, ci vuole in mutande e con le pezze al culo.
La conseguenza è che è necessario mandarla a casa il più alla svelta possibile perché in ballo non c’è solo la democrazia, non solo la libertà, ma la sopravvivenza.
Questa Unione Europea non ha più alcuna credibilità democratica ed è sempre più corrosa, corrotta e corruttibile, come dimostrano gli scandali che si susseguono.
A luglio dello scorso anno Ursula von der Leyen è stata condannata dalla Corte distrettuale dell’Ue per mancata trasparenza sui vaccini anti Covid.

La Presidente della Commissione europea, secondo la sentenza, non sarebbe stata sufficientemente trasparente con l’opinione pubblica in merito ai contratti per i vaccini. Il Tribunale dell’Unione si è pronunciato contro la decisione della Commissione di censurare ampie parti dei contratti prima di renderli pubblici.
La sentenza è arrivata poco più di 24 ore prima che il Parlamento di Strasburgo la nominasse nuovamente Presidente della Commissione.
La qual cosa ci fa capire quanto sia credibile anche il Parlamento.
La Commissione Europea, nella causa intentata da Fabien Courtois e altri cittadini contro gli estesi omissis apposti dall’esecutivo guidato da Ursula von der Leyen ai contratti di acquisto dei vaccini anti Covid siglati con diverse case farmaceutiche nel 2020-2021, ha perso, per quanto riguarda la parte «essenziale» del procedimento.
Lo si legge nel testo integrale della sentenza del Tribunale dell’Ue, che condanna la commissione di Ursula von der Leyen, come nell’altra causa intentata da eurodeputati, al pagamento delle spese processuali. «Poiché la Commissione Europea è rimasta soccombente per l’essenziale, deve essere condannata alle spese, secondo le conclusioni delle ricorrenti», riporta il testo della sentenza.
Non si tratta del cosiddetto Pfizergate, che riguardava i messaggini che von der Leyen si scambiò con il Ceo di Pfizer Albert Bourla all’epoca della trattativa sul contratto (è pendente una causa in Corte di Giustizia intentata dal New York Times), ma di una censura alla scarsissima trasparenza con cui la Commissione ha gestito tutto il capitolo vaccini anti Covid. Non ha censurato solo i contratti, ma anche i verbali del comitato direttivo sui vaccini, in modo assai esteso.
I contratti (Apa, Advanced Purchase Agreement) sono stati stipulati tra la Commissione guidata da Ursula von der Leyen e alcune case farmaceutiche: complessivamente 2,7 mld di euro sono stati messi a disposizione per un ordine a fermo di 1 miliardo di dosi.
PFIZERGATE
Nessuna trasparenza anche sulla nota vicenda dei contratti con Pfizer.

Sempre lo scorso anno la Procura europea (European Public Prosecutor’s Office, o Eppo) ha avviato indagini su accuse di presunti illeciti penali in relazione ai negoziati sui vaccini tra la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e l’amministratore delegato di Pfizer.
Negli ultimi mesi gli investigatori della Procura europea hanno preso il posto della procura belga che indagava su von der Leyen per «interferenza nelle funzioni pubbliche, distruzione di Sms, corruzione e conflitto di interessi».
Affidereste i vostri risparmi a chi ha questo tipo di condotta? Trasparenza zero.
Ma non è finita.
In Germania la von der Leyen è stata oggetto di una commissione d’inchiesta del Parlamento tedesco a causa dei milioni di euro in consulenze esterne che gettano pesanti ombre sul suo operato da Ministro della Difesa tedesco.

La Commissione si è occupata di esaminare il modo in cui queste consulenze sotto il suo ministero sono state assegnate senza un’adeguata supervisione e con una rete di “conoscenze personali”.
Si tratta di 155 milioni spesi nei primi sei mesi del 2019 in consulenze esterne dal ministero della Difesa.
Anche qui la trasparenza è parola sconosciuta.
HUAWEIGATE
Assolutamente trasparenti, evidenti, sotto i riflettori invece, sono le malefatte di alcuni parlamentari dell’Eurocamera.
In Belgio, nei giorni scorsi, ci sono stati diversi arresti nell’ambito di un’indagine sulla corruzione al Parlamento europeo.
Pare che la compagnia cinese Huawei, importante produttrice di apparecchiature per le telecomunicazioni e di smartphone, abbia corrotto alcuni eurodeputati dal 2021 a oggi attraverso viaggi, biglietti per le partite di calcio, smartphone e altri regali di vario tipo, oltre che con dei trasferimenti di denaro tramite una società in Portogallo.
La notizia dell’inchiesta è stata diffusa dal quotidiano Le Soir, con il settimanale Knack, la piattaforma investigativa olandese Follow The Money e i giornalisti investigativi greci di Reporters United, secondo i quali una quindicina di attuali eurodeputati sarebbe nel mirino degli inquirenti.
Il quotidiano belga Le Soir ha aggiunto che i lobbisti di Huawei sono sospettati di aver corrotto eurodeputati ed ex-eurodeputati affinché sostenessero delle iniziative favorevoli all’azienda.
Al centro della vicenda ci sarebbe Valerio Ottati, direttore degli affari pubblici dell’ufficio di Huawei nell’Unione europea.
Ottati, di nazionalità italiana e belga, dal 2009 al 2014 è stato assistente parlamentare di Enzo Rivellini del Partito popolare europeo (già membro di Forza Italia e di Fratelli d’Italia); dal 2014 al 2019 è stato invece assistente di Nicola Caputo, ex-europarlamentare con il gruppo dei Socialisti e democratici (oggi è membro di Italia Viva e in precedenza del Partito democratico). I due parlamentari non sono indagati.
Un bell’esempio di trasversalità che la dice lunga su come il lobbismo a Bruxelles funzioni, motivo per il quale è necessario che da parte dei partiti italiani si dicano parole chiare. Non i soliti distinguo e le solite ipocrisie.
QATARGATE
Il Qatargate, ossia l’inchiesta sulla presunta corruzione da parte di Paesi come il Qatar e il Marocco di deputati e assistenti del Parlamento europeo, ha ripreso quota.
A finire nel mirino degli inquirenti ci sono ora due eurodeputate italiane del Partito democratico: Alessandra Moretti ed Elisabetta Gualmini.
La notizia è stata data inizialmente dal quotidiano belga Le Soir e confermata dall’Ansa.
Secondo quanto riportato dalla testata belga, la procura federale del Paese ha chiesto al Parlamento europeo la revoca dell’immunità per le due parlamentari.
Sia Moretti, sia Gualmini, si sono autosospese dal gruppo socialista dopo la diffusione della notizia. “Siamo convinti dell’assoluta estraneità di Alessandra Moretti ed Elisabetta Gualmini ai fatti contestati dalla Procura belga”, ha scritto la delegazione europea del Partito democratico in una nota.
La mente del Qatargate è Antonio Panzeri, segretario della Camera del Lavoro (Cgil) dal 1995 al 2003 e membro della direzione dei Democratici di Sinistra.
Nel 2004 è stato eletto al Parlamento europeo nelle liste Uniti nell’Ulivo. Riconfermato nel 2009 e nel 2014 (con il Pd) nel 2017 è passato a Articolo 1-Movimento democratico e progressista.
Gli inquirenti del caso Qatargate hanno stabilito i rapporti di Panzeri con Francesco Giorgi, marito della deputata greca Eva Kaili, nella cui casa e in quella del padre di lei e in una stanza d’albergo in cui aveva alloggiato quest’ultimo furono trovati centinaia di migliaia di euro in contanti. Soldi che secondo gli inquirenti sarebbero stati elargiti da rappresentanti del Qatar affinché i due lavorassero per ammorbidire le posizioni dei deputati Parlamento europeo nei confronti del Paese.
Sempre secondo le ricostruzioni di Le Soir, nel dicembre 2021, quando era nell’aria una risoluzione che criticava il rispetto dei diritti umani in Qatar nel contesto della Coppa del mondo che si svolse poi nel Paese, i lobbisti e i parlamentari sotto inchiesta lavorarono per eliminare le critiche.
Bel modo per la sinistra di essere sensibile ai destini dei lavoratori.
Del resto, chi si è venduto alle élite radical chic dei lavoratori non solo gli importa assolutamente niente, ma nemmeno sanno chi siano.
Il Parlamento europeo dal 2014 al 2019 è stato oggetto delle attenzioni di George Soros.
Ne è testimonianza un report dal titolo: “Reliable allies in the European Parliament (2014-2019) fatto da Kumquatconsult per la Open Society European Policy Institute.

https://archive.org/details/soros-koopt-brussel
La mappatura, come si legge nell’introduzione,” fornisce all’Open Society European Policy Institute e alla rete Open Society informazioni sui membri dell’VIII Parlamento europeo che probabilmente sosterranno i valori dell’Open Society durante la legislatura 2014-2019. Comprende 11 commissioni e 26 delegazioni, nonché i massimi organi decisionali del Parlamento europeo: 226 eurodeputati che sono comprovati o probabili alleati dell’Open Society. La presenza di un MEP in questa mappatura indica che è probabile che sostenga il lavoro di Open Society. Bisognerebbe avvicinarli con una mente aperta: anche se molto probabilmente vorranno lavorare su aree a cui sono già interessati, potrebbero anche accogliere con favore l’ascolto di nuove questioni. Oltre a discutere singoli argomenti, Open Society dovrebbe cercare di costruire relazioni durature e basate sulla fiducia con questi legislatori europei”.
Una consultazione del report riserva interessanti sorprese, anche per capire in che mani eravamo e siamo.
In questo contesto, l’agitarsi scomposto di morti politici che camminano, è osceno.
Osceno è anche l’agitarsi dei consulenti, altri morti politici che camminano: i loro suggerimenti sono stati tanatologici.
Si agitano per dire che Trump sbaglia a lavorare per la pace, che di Putin non ci si può fidare per poi dire che bisogna lavorare con gli Usa, stare nella Nato, salvo mettere in campo “Volonterosi” e tentare di metterci le mani in tasca per finanziare Germania e Francia nelle loro convulsioni, volte alla riconversione bellica.
Si agita tantissimo la Ursula von der Leyen, che Trump nemmeno nomina da sempre e più si agita e meno è considerata dall’altra parte dell’Oceano.
La danza macabra continua, ma la morte politica dell’Unione Europea e dei vari Macron, Merz e Starmer è lì, evidente, tutta da vedere.
E proposito di morte, gli scheletri che escono dagli armadi ballano in compagnia dei morituri.
Un’intera classe politica è prossima alla fine, ma balla.






