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Alexandria Ocasio-Cortez: il woke era una follia

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Woke 1 was crazy

Forse perché non porta più voti?

Alexandria Ocasio-Cortez non viene dal Paraguay e non è un’immigrata approdata negli Stati Uniti: è nata nel Bronx, a New York, il 13 ottobre 1989.
Sua madre è nata a Porto Rico, suo padre era un newyorkese di famiglia portoricana.

Porto Rico è territorio statunitense e i portoricani sono cittadini americani.

AOC è dunque americana dalla nascita e possiede anche il requisito costituzionale per candidarsi, un giorno, alla presidenza degli Stati Uniti.

La sua storia personale merita di essere raccontata senza caricature.

La famiglia si trasferì dal Bronx a Yorktown Heights per consentire ai figli di frequentare scuole migliori.

Si laureò alla Boston University in Economia e Relazioni internazionali, lavorò anche come cameriera e barista dopo la morte del padre e, nel 2016, partecipò alla campagna presidenziale di Bernie Sanders.

Fu Sanders, socialista democratico, formalmente indipendente ma stabilmente alleato con i Democratici il suo vero padre politico.

Da allora AOC non si è più separata da quella corrente: sanità pubblica universale, università gratuita, cancellazione dei debiti studenteschi, tasse molto più elevate sui redditi maggiori, rafforzamento dei sindacati,  ridimensionamento del potere delle grandi imprese e drastica riduzione delle spese militari.

Nel 2018, a soli 28 anni, sconfisse alle primarie Joe Crowley, uno dei più potenti dirigenti democratici del Congresso.

Fu un terremoto politico.

Entrata alla Camera nel gennaio 2019, divenne la più giovane donna mai eletta al Congresso e il volto più riconoscibile della “Squad”, il gruppo della sinistra radicale democratica comprendente, fra le altre, Ilhan Omar e Rashida Tlaib.

Non bisogna commettere l’errore di considerarla soltanto una ragazza rumorosa dei social.

AOC è intelligente, rapidissima, straordinariamente efficace nella comunicazione e capace di raccogliere enormi quantità di denaro attraverso piccole donazioni.

Proprio per questo può essere pericolosa politicamente: non perché sia una sprovveduta, ma perché riesce a trasformare programmi estremi in slogan apparentemente semplici, morali e generosi.

Il suo manifesto più famoso è il Green New Deal: una gigantesca trasformazione economica ed energetica, accompagnata da occupazione garantita, edilizia pubblica, protezioni sociali e investimenti federali enormi.

Una risoluzione non vincolante, più manifesto ideologico che legge concretamente finanziata, nella quale la questione climatica veniva saldata a una riorganizzazione complessiva della società americana.

Ha sostenuto il superamento dell’ICE, l’agenzia federale incaricata dell’immigrazione e delle espulsioni; ha appoggiato la forte riduzione dei finanziamenti alla polizia; ha presentato il capitalismo americano come un sistema fondamentalmente ingiusto; ha contribuito a far diventare centrali nel Partito democratico idee che pochi anni prima appartenevano alla sua frangia più radicale.

A New York celebrò come una vittoria la rinuncia di Amazon ad aprire una nuova grande sede nel Queens, dopo le proteste contro gli incentivi pubblici concessi all’azienda.

Ma quella “vittoria” significò anche la perdita annunciata di migliaia di posti di lavoro e di un investimento miliardario: un esempio perfetto di una politica che può preferire la purezza ideologica al risultato economico.

E poi ci fu la famosa passerella al Met Gala del 2021: AOC, vestita di bianco con la scritta rossa “Tax the Rich”, partecipò alla serata più esclusiva dell’élite newyorkese.

La Commissione etica della Camera stabilì successivamente che non aveva pagato il pieno valore di mercato di alcuni abiti e servizi e che il compagno aveva ricevuto impropriamente l’ingresso gratuito.

Non fu accertata una violazione intenzionale e non ricevette una sanzione formale, ma dovette versare quasi 3.000 dollari aggiuntivi.

Rimane l’immagine politicamente devastante: “tassare i ricchi” scritto su un abito da gala, mentre si sfila fra i ricchi e i famosi.

Ancora più grave, per me, è la sua posizione su Israele.

Nel 2021 si dichiarò contraria al finanziamento supplementare di Iron Dome, il sistema che intercetta i missili diretti contro le città israeliane, ma, al momento del voto, non ebbe il coraggio di votare contro: votò “present”, scoppiando poi in lacrime nell’aula della Camera.

Nel 2026 ha compiuto un ulteriore passo, annunciando che si opporrà a ogni futuro aiuto militare americano a Israele, compresi i sistemi difensivi.

È la trasformazione della sicurezza dei civili israeliani in una moneta da spendere nelle primarie della sinistra radicale.

Ora arriva la presunta svolta.

Intervistata da ABC, davanti alle vecchie proposte progressiste di abolire polizia e carceri, AOC ha ripreso una frase del consigliere newyorkese Chi Ossé: “Woke 1 was crazy“, il primo woke era una follia.

Ha aggiunto che bisogna tornare a parlare di economia, salari, case, sanità e costo della vita.

Ma, attenzione: non ha rinnegato il proprio impianto ideologico.
Sta cercando di liberarlo dal linguaggio che spaventa gli elettori.

Non è necessariamente una moderazione: può essere un’operazione di confezionamento.

Dopo le sconfitte democratiche e la fuga di molti lavoratori, ispanici e ceti popolari verso la destra, AOC ha capito che espressioni come “defund the police”, “abolire le carceri” e “Latinx” sono diventate un marchio elettorale fallimentare.

Adesso vuole conservare la sostanza della sua politica, sostituendo il vocabolario identitario con quello del pane, degli affitti e dei salari.

È precisamente questa la lezione di Bernie Sanders: presentare una trasformazione radicale non come una guerra culturale, ma come una rivolta economica del popolo contro le élite.

Può diventare candidata alla presidenza nel 2028? Sì, assolutamente.

Avrà 39 anni, è americana dalla nascita e risiede negli Stati Uniti da sempre: possiede tutti i requisiti costituzionali.

Non ha ancora annunciato la candidatura e potrebbe anche scegliere una corsa al Senato, ma non ha escluso la Casa Bianca.

Nei sondaggi democratici del 2026 compare già fra i nomi principali; in New Hampshire è arrivata persino in testa in una rilevazione, mentre un sondaggio nazionale Emerson le attribuiva l’11%, dietro Buttigieg e Newsom.

Ha, però, ostacoli enormi: esperienza istituzionale ed esecutiva limitata, un’identificazione fortissima con la sinistra socialista, posizioni impopolari in molti Stati moderati, il peso della “Squad” e un passato di dichiarazioni che i Repubblicani utilizzerebbero senza pietà.

Vincere una tornata primaria democratica non significa, peraltro, riuscire a conquistare l’America profonda, indipendente e moderata.

Ma sarebbe sbagliato sottovalutarla. Ha milioni di seguaci, un’enorme capacità di raccolta fondi, l’appoggio di una generazione giovane e il vantaggio di poter presentarsi come l’erede naturale di Bernie Sanders.

La frase sul “woke impazzito” non mi rassicura.

Al contrario, mi dimostra che Alexandria Ocasio-Cortez sta imparando.
Ha capito che per arrivare alla Casa Bianca non deve necessariamente abbandonare il radicalismo: deve renderlo meno riconoscibile, ripulirne il linguaggio e venderlo come difesa concreta della classe media.

Il woke non è scomparso. Ha semplicemente tolto gli abiti più grotteschi, ha indossato la giacca dell’economia e ha cominciato a prepararsi per il 2028.

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