L’Europa nel mirino?
L’Iran starebbe valutando attacchi contro installazioni militari statunitensi nell’Europa meridionale e sudorientale qualora Washington decidesse di rilanciare le operazioni militari.
Secondo fonti vicine al regime citate dal Financial Times, tra le ipotesi esaminate figurano obiettivi in Bulgaria e a Cipro. Non risulta, al momento, un ordine operativo né una lista ufficiale di bersagli.
Teheran dispone del più vasto e diversificato arsenale missilistico del Medio Oriente.
La Defense Intelligence Agency statunitense attribuisce all’Iran vettori balistici a corto e medio raggio capaci di raggiungere circa 2.000 chilometri, oltre a missili da crociera che possono volare a bassa quota e seguire traiettorie meno prevedibili.
Sistemi come Shahab-3, Emad, Sejjil e Khorramshahr possono minacciare Israele, Turchia, Cipro, Grecia e una parte dell’Europa sudorientale. Defense Intelligence Agency
Per colpire l’Italia da siti situati nel territorio iraniano servirebbero invece vettori con autonomia superiore, oppure piattaforme avanzate, lanci da aree esterne, droni, sabotaggi e operazioni condotte attraverso gruppi alleati. Le capacità iraniane oltre i 2.000 chilometri rimangono meno consolidate.
L’Italia è tuttavia uno dei principali snodi americani e NATO nel Mediterraneo.
Aviano ospita il 31st Fighter Wing statunitense; Sigonella rappresenta una piattaforma fondamentale per ricognizione, droni, pattugliamento e collegamenti verso Medio Oriente e Africa; Napoli accoglie il comando delle Forze navali USA in Europa e Africa e il Joint Force Command NATO; Vicenza è sede della 173ª Brigata aviotrasportata; Camp Darby costituisce un importante polo logistico.
Sono installazioni collocate sul territorio italiano: un attacco contro di esse non sarebbe quindi un episodio bilaterale limitato a Iran e Stati Uniti, ma un attacco armato sul territorio di un Paese alleato.
L’articolo 5 del Trattato atlantico stabilisce che un’aggressione contro un membro venga considerata un’aggressione contro tutti.
Il sistema NATO di difesa antimissile è già stato rafforzato e integra radar, centri di comando, intercettori terrestri e unità navali Aegis. Nel marzo 2026 l’Alleanza ha dichiarato di aver identificato, seguito e intercettato missili iraniani diretti contro la Turchia.
La vera forza iraniana non consiste nella possibilità di vincere una guerra convenzionale contro gli Stati Uniti e la NATO: il divario militare resta enorme. Consiste, piuttosto, nella capacità di allargare il costo del conflitto, parliamo di miliardi.
Un missile iraniano contro una base americana in Europa trasformerebbe una guerra regionale in una crisi euro-atlantica. Teheran lo sa perfettamente: sarebbe una decisione quasi suicida, capace di provocare una risposta militare devastante.
Per questo l’Italia deve evitare sia l’allarmismo sia la leggerezza.





