
di Giorgio Cattaneo
E se Enrico Berlinguer fosse stato ucciso nel 1973 a Sofia, quando la sua auto venne travolta da un camion militare bulgaro? Forse non ci sarebbe più stato “bisogno”, cinque anni dopo, di assassinare il suo grande partner nel compromesso storico, Aldo Moro: anche lui voleva una grande riconciliazione nazionale dopo le ferite del dopoguerra e le feroci divisioni tra fascisti e antifascisti. Osserva Nicola Bizzi: come già Berlinguer, anche Moro era inviso a Mosca, perché avrebbe portato al governo, in Italia, un leader comunista divenuto fortemente critico nei confronti dell’Urss dopo l’invasione della Cecoslovacchia che aveva messo fine alla Primavera di Praga.
Dettaglio: dalle carte emerge il decisivo ruolo della Stasi, il potente servizio segreto della Germania Est, nel sostegno al terrorismo “rosso” in paesi come la Germania Ovest, la Francia e soprattutto l’Italia. Ipotesi suffragata da svariati indizi: proprio gli 007 di Berlino Est, longa manus del Kgb, avrebbero fornito alle Brigate Rosse alcune unità militari speciali, in grado di condurre a termine – con spietata precisione – l’atroce agguato stragistico di via Fani.
Resi celebri dal film “Le vite degli altri”, gli operativi della Stasi rappresentavano un’eccellenza assoluta, nel campo dell’intelligence. «Il servizio segreto coordinato da Markus Wolf, nato dopo il 1945 e divenuto formalmente comunista, aveva in realtà ereditato l’élite della Gestapo nazista, che a sua volta aveva incorporato l’efficientissimo servizio segreto tedesco dell’epoca del Kaiser».
Ma la vera notizia è un’altra: furono davvero in tanti, purtroppo, a brindare alla morte di Aldo Moro, «un vero e proprio gigante che, come già Enrico Mattei, lottava per dare all’Italia piena dignità a livello internazionale». Storico indipendente e appassionato di archeologia “proibita”, Nicola Bizzi offre uno sguardo spiazzante sui fili invisibili che legano l’attualità recente alle sue radici spesso insospettabili.
Per esempio, sul piano geopolitico, avrebbe avuto un lunghissimo strascico la conquista della Libia, strappata all’Impero Ottomano con la guerra italo-turca del 1911. «Per la prima volta, alzava la testa la nuova Italia, unitasi nel 1861 solo grazie alla potenza anglo-francese». Il Belpaese doveva restare una colonia di Londra e Parigi, invece si prese Cirenaica e Tripolitania (il petrolio libico) spezzando il monopolio inglese e francese sul Nordafrica.
«Perdemmo la Libia durante la Seconda Guerra Mondiale ma poi la riconquistammo, strappandola agli inglesi, con il colpo di Stato di Muhammar Gheddafi nel 1969, progettato dagli 007 italiani in un hotel di Abano Terme, vicino a Padova. La risposta di chi non aveva gradito l’appoggio italiano al Colonnello fu la strage di piazza Fontana: a dirlo è Rosario Priore, il grande magistrato che indagò su Ustica».
Sintetizza Bizzi: Moro non piaceva agli inglesi, a partire dalla vicenda libica. Non piaceva ai francesi: l’Italia aveva sostenuto la lotta dell’Algeria contro il colonialismo di Parigi. Non piaceva agli israeliani, per la sua proiezione filo-araba nel Mediterraneo e i patti sotterranei che aveva sottoscritto con i palestinesi. Non piaceva ai sovietici, perché flirtava con il maggior leader comunista europeo, Berlinguer, che aveva preso le distanze da Mosca.
Il compromesso storico, ovviamente, non poteva che risultare indigesto anche agli americani: gli Stati Uniti non tolleravano l’idea che il Pci – ancora finanziato da Mosca – accedesse ai segreti militari della Nato. «Kissinger arrivò a minacciare Moro e poi inviò a Roma il suo uomo, Steve Pieczenik, per depistare le indagini e bloccare ogni trattativa che potesse condurre alla liberazione dello statista italiano».
Ma la sensazione – chiosa Bizzi – è che gli Usa (che avevano a lungo protetto l’Italia dall’invadenza coloniale anglo-francese) abbiano giocato di sponda: nel liquidare Moro, l’iniziativa sarebbe stata lasciata a Mosca, che avrebbe incaricato i tedeschi della Stasi. «Una cosa è certa: in tanti lo volevano morto, perché Moro era davvero scomodo per tutti. Aveva allarmato anche la finanza, facendo emettere banconote direttamente dallo Stato saltando la Banca d’Italia».





